Frontalieri

L’argomento è oggi più che mai sulla bocca di tutti. I Governi di Italia e Svizzera sembrano essere davvero molto vicini a sottoscrivere definitivamente il nuovo Accordo fiscale sulla tassazione dei lavoratori frontalieri. Questo Accordo – lo ricordiamo – fu negoziato inizialmente nel 2015 ma non venne mai ratificato per via della forte opposizione ricevuta da più parti. Cosa sta realmente accadendo? E quali prospettive si aprono per i frontalieri? Abbiamo posto queste e altre domande ad Andrea Puglia, coordinatore dell’Ufficio frontalieri OCST e responsabile per il nostro sindacato nelle trattative sull’Accordo fiscale.

I governi di Italia e Svizzera lo scorso 20 giugno hanno ufficialmente siglato un documento d’intesa sul telelavoro per regolarizzare tutti quei frontalieri che – a causa delle misure di contrasto del Covid-19 – hanno lavorato (e lavorano tuttora) da casa.
Con un’apposita lettera datata 30 aprile 2020, Regione Lombardia e Canton Ticino hanno richiesto ufficialmente ai propri Governi nazionali di ratificare il nuovo Accordo fiscale sulla tassazione dei frontalieri negoziato nel 2015 che – lo ricordiamo – prevedrebbe l’imposizione dei redditi da lavoro in Italia e la fine del meccanismo dei ristorni, con conseguenze molto pesanti per i lavoratori e i Comuni di frontiera. 
Le richieste contenute nella lettera sono esplicite: immediata cancellazione del vecchio Accordo del 1974, entrata in vigore del testo del 2015, aliquote agevolate solo per i vecchi frontalieri e solo per un numero limitato di anni. 
 
Alcuni dei cambiamenti che il Covid-19 ha introdotto nelle nostre vite sono destinati a sopravvivere anche dopo la fine della pandemia. Tra questi vi è la crescente diffusione che sta avendo il telelavoro (homeoffice). Poche aziende in passato hanno fatto ricorso a questa soluzione, perlopiù utilizzandola quale tampone provvisorio per emergenze di breve durata.
I dipartimenti tecnici dell’Unione Europea hanno dato il loro consenso ufficiale ad una proposta in materia di disoccupazione elaborata dalla Conferenza europea dei sindacati (CES/ETUC, www.etuc.org).