di Gianluca D’Ettorre, presidente sindacato OCST-Docenti

Innegabilmente questa nuova versione del progetto di riforma presenta un grado maggiore di realismo rispetto alla prima edizione. In modo naturale ci si vorrebbe subito addentrare nei dettagli per cogliere il mutamento di alcuni aspetti specifici, come la scomparsa formale delle molteplici figure di docente prospettate inizialmente o la maggiore autonomia concessa ragionevolmente agli istituti nel gestire le finanze, stralciando inoltre la discutibile facoltà per il direttore di selezionare il corpo docente.

Nell'ultimo anno il DECS ha posto in consultazione alcuni progetti che meritano di essere discussi e approfonditi. Cliccando sulle immagini soprastanti avrete accesso a numerosi documenti ed informazioni. È inoltre disponibile il Piano di studio della scuola dell'obbligo ticinese.

di Gianluca D'Ettorre

Il progetto di riforma scolastica giunto ieri ad una sua ulteriore definizione dimostra un grande investimento di ideazione e riflessione. Da una prima lettura emerge un maggior grado di realismo e di pragmatismo rispetto alla prima fase. Apprezzabile è la maggiore autonomia accordata agli istituti nel gestire le finanze, consentendo di trasferire crediti da una voce contabile all’altra o di riportare risparmi e costi anche su più anni, a beneficio di una conduzione della sede più agile ed aperta ad iniziative.

Positiva appare anche la proposta di generalizzare nelle scuole comunali la presenza sia dei docenti di appoggio sia dei docenti di materie speciali, sostenendo coloro che per interessi personali volessero specializzarsi nell’insegnamento del francese, delle scienze o della storia.

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Quando, nell’ottobre scorso, tra docenti ci si è chiesti quale sarebbe dovuta essere la nostra posizione di fronte all’evoluzione della situazione nel mondo della scuola ed ha cominciato a farsi strada l’idea di vivere in questo modo la giornata del 23 marzo, l’obiettivo era precisamente questo: iniziare o riavviare un dialogo con la popolazione, con i partiti e con le autorità politiche per esporre i problemi pendenti e che imponga un dibattito pubblico, tematizzando le grandi questioni di fondo: “Che cosa volete che faccia la scuola oggi? Che cosa deve insegnare? Come deve insegnare e perché deve ancora insegnare? Che tipo di docenti volete?”.

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