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Lo scorso martedì 14 novembre si è svolta l’assemblea ordinaria del Sindacato OCST-Docenti. Molti i temi discussi che vi proponiamo nella relazione del presidente.
 
Nel corso di questo anno il nostro sindacato ha partecipato a vari collegi docenti e ha risposto a domande di singoli colleghi specialmente in merito all’entrata in vigore della nuova Legge Stipendi, a proposito della quale si ricorda la decisione del CdS (27 giugno scorso) di calcolare tramite simulazione gli eventuali svantaggi derivanti dal passaggio al nuovo modello salariale e di destinare quale parziale compensazione una somma di 200’000 fr. per i funzionari e un fondo equivalente per i docenti in carriera particolarmente penalizzati dalla transizione. I beneficiari della misura di compensazione otterranno uno scatto supplementare al momento dell’aggancio alla nuova scala (settembre 2018 per i docenti).
 
«Scuola che verrà» e consultazione
Inoltre il sindacato ha risposto entro i termini alla consultazione indetta dal DECS sul progetto di riforma scolastica denominato «La scuola che verrà», impegnandosi non solo ad analizzarne approfonditamente ogni dettaglio, ma anche a formulare proposte migliorative in un’ottica di costruttiva corresponsabilità. Il DECS, in risposta agli esiti della consultazione e al blocco del credito per la sperimentazione incluso nel Preventivo 2017 e deciso dal Gran Consiglio, ha ridefinito il disegno di riforma, lo ha presentato ai sindacati e alle associazioni magistrali in giugno, e infine lo ha condiviso con il CdS per poi formalizzarlo nel messaggio governativo del 5 luglio scorso, da cui scaturisce un modello assai rimaneggiato nei suoi aspetti tecnici e organizzativi, resi più attuabili, ma invariato nella sua sostanza, nelle premesse e nelle finalità. Il nostro comitato ha recentemente espresso alcune valutazioni anche sulla terza versione della riforma, sia tramite questo periodico, sia tramite il periodico bimestrale Risveglio. L’OCST-Docenti ha pure partecipato ai lavori del Forum delle associazioni degli insegnanti e della scuola, il quale ha elaborato in settembre un documento comune in cui si rilevano gli aspetti critici e problematici de «La scuola che verrà» e in seguito lo ha inviato al Gran Consiglio, al DECS e, con efficacia decisamente minore, alla stampa.
 
Rivendicazioni del sindacato
Il sindacato si è anche impegnato nell’individuare un insieme coerente di richieste puntuali e concrete da rivolgere al datore di lavoro per ottenere tangibili e proficui miglioramenti nell’attività professionale quotidiana di tutti i docenti. Da queste valutazioni sono emerse le rivendicazioni già inviate per via informatica a tutti i docenti e agli associati il 6 giugno scorso, oggetto della discussione in assemblea, così come i temi specifici dibattuti nell’incontro del 16 ottobre scorso a Bellinzona rivolto ai docenti del settore medio-superiore. Purtroppo, sulle tematiche di questa natura, nonostante una lettera congiunta di OCST e VPOD-Docenti di fine agosto, il DECS non solo non si è espresso neppure parzialmente, privandoci di una sua risposta, ma, contrariamente alla prassi consolidatasi negli ultimi anni, non ha neppure convocato una seduta ordinaria del tavolo tecnico per le trattative.
 
Il profilo professionale del docente e Nuovo piano di studio
D’altra parte, tuttavia, il Dipartimento si dimostra molto più attivo in altri ambiti, ad esempio convocando ed istituendo tra ottobre e novembre un gruppo di lavoro incaricato di definire i tratti deontologici della professione del docente, ai quali riferirsi per redigere un nuovo profilo professionale, sulla base del quale orientare la selezione futura dei candidati all’abilitazione presso SUPSI-DFA e IUFFP, la loro formazione all’insegnamento nei suddetti istituti, così come l’assunzione dei nuovi docenti cantonali e la loro valutazione in carriera secondo i dettami della nuova Legge stipendi. Il sindacato parteciperà ai lavori adoperandosi affinché venga tutelata dal punto di vista deontologico la dimensione più profondamente e liberamente educativa, volta a promuovere l’umanità della persona nella sua totalità e in un insieme armonico, osteggiando ogni tentativo di subordinazione o di strumentalizzazione dell’io a più o meno presunte istanze superiori. A questo proposito il Nuovo piano di studio, con il suo corollario di cosiddette competenze trasversali finalizzate alla risoluzione operativa di problemi di una non meglio identificata vita concreta, sembra essere più uno strumento di riduzionismo e di appiattimento dell’essere, che di pieno sviluppo delle sue potenzialità. Spesso le nuove prospettive pedagogiche, per usare alcune immagini impiegate da Fabio Merlini , sembrano sostituire l’«uomo che funziona», l’«uomo della risposta efficiente alle pressioni del contesto», l’uomo per cui il contesto è fondato su una «indiscutibile legittimità», al precedente «uomo della domanda», all’uomo che invece interroga la realtà e si interroga su di essa, cercandone il significato, all’uomo che sottopone l’ambiente stesso a un’interrogazione sui suoi presupposti e sulla sua validità, sulle ragioni della sua affermazione. Una delle nostre preoccupazioni sarà appunto quella di testimoniare che «l’uomo è sempre qualcosa di più dell’insieme delle abilità e delle competenze necessarie ad assicurare risposte pertinenti alle richieste avanzate dal suo contesto di vita» e di evitare che la scelta dei contenuti da insegnare sia dettata prioritariamente o esclusivamente da principi e da parametri funzionali alla valutazione. Si selezionano i contenuti da insegnare in ragione della loro importanza intrinseca, non perché sono facilmente valutabili e documentabili in caso di acquisizione da parte dell’allievo.
Ovviamente il sindacato è consapevole anche delle implicazioni dell’adozione di un profilo professionale sulla base del quale si ritaglierà la figura del docente dei prossimi decenni e su cui si misureranno i meriti e i demeriti degli insegnanti in carriera, con tanto di eventuali conseguenze sulla progressione salariale, e pertanto soppeserà attentamente ogni componente sia del profilo venturo sia delle procedure di valutazione che saranno definite con gli uffici competenti a medio termine.
 
Le preoccupazioni dei docenti
In questi ultimi mesi una fonte di preoccupazione è data dal confronto stridente tra le ambiziose aspettative del DECS, da una parte, le quali gravano i docenti di oneri crescenti in termini di formazione continua, anche solo per recepire il nuovo piano di studio ed attuarne le prescrizioni (lo si chieda ai docenti della scuola dell’obbligo), in termini di prestazioni pedagogico-didattiche supplementari (differenziazione dell’insegnamento, valutazione personalizzata, adozione di misure per allievi con bisogni specifici, digitalizzazione dei sussidi didattici e loro condivisione,…), di concertazione e di collaborazione tra docenti (lavori a progetto, sperimentazioni innovative di gruppo, lavori inter o multidisciplinari,…) e di burocrazia (controllo delle giustificazioni delle assenze alle SMS, frequenza di consigli di classe spesso a titolo cautelativo verso potenziali ricorsi legali, colloqui con genitori o altre figure educative o psico-educative, proliferazione di rapporti, verbali, preventivi, consuntivi da inviare all’amministrazione,…), a cui fa fronte, dall’altra parte, la stagnazione, se non addirittura il peggioramento, delle reali condizioni di lavoro, dove sempre più spesso si fatica anche solo ad evadere l’ordinaria amministrazione, ovvero a far riparare strutture e attrezzature danneggiate e non funzionanti o a sostituire materiale inutilizzabile, oppure a disporre di aule né troppo fredde, né troppo calde, né esposte a rumori esterni. Perfino meccanismi che parevano ormai acquisiti, come l’ottenimento delle indennità di trasferta, di pasto o di formazione continua, paiono ultimamente incontrare più facilmente resistenze lungo l’iter amministrativo, così come sembrano aumentare le pressioni dall’alto verso chi si assenta, sia pure per motivi giustificati o avvalendosi di congedi ufficiali. In alcuni casi il sindacato ha ricevuto perfino segnalazioni di prestazioni lavorative di docenti non retribuite o mal retribuite o ancora riconosciute, ma con marcate e ingiustificate disparità tra una sede e l’altra (specie nel settore delle scuole professionali), il che non è certo degno di uno Stato che voglia definirsi di diritto.
 
Creare un rapporto di fiducia
È opinione dell’OCST-Docenti che, prima di avventurarsi in audaci imprese educative dai contorni e dai benefici indefiniti, ma dai costi certi, sia indispensabile fondare un solido rapporto di rispetto e di fiducia reciproci, in cui il datore di lavoro riconosca in modo onesto, trasparente e sistematico il lavoro svolto dai suoi professionisti. Questo è l’obiettivo primario che intendiamo prefissarci. È necessario rinnovare la stima e la fiducia nei docenti e conferirle concretezza: si rimettano gli insegnanti in condizione di lavorare senza impedimenti, si permetta loro di riappropriarsi della propria professione, professione che passa ad esempio dallo stile di insegnamento personale all’agevole ordinazione del materiale scolastico. Si permetta ai docenti di gestire autonomamente e responsabilmente l’attività nelle aule e con le attrezzature adatte, senza irretirli né con tentativi di pilotaggio pedagogico (o digitale) e verticistico, né con lacci e lacciuoli burocratici (spesso dettati da miopi logiche di risparmio a breve termine).
Confidiamo pertanto che gli esiti dello studio del CIRSE sul burnout dei docenti (ancora da pubblicare integralmente) costituiscano un contributo per l’effettivo rilancio della professione, che non vengano strumentalizzati per la promozione di progetti dipartimentali pregressi, ma che siano analizzati in quanto tali, in modo oggettivo e approfondito, senza circoscrivere, come abbiamo già chiesto nel 2013 quando si avviò il progetto Linea, il grave problema dell’esaurimento dei docenti ad una questione di natura esclusivamente soggettiva (o percettiva) e relazionale, ma valutando, come già avvenuto peraltro in altri Cantoni, la reale qualità dell’organizzazione dei compiti lavorativi e della loro distribuzione tra le varie figure, così come il rapporto tra le risorse allocate (in termini formativi, finanziari, di spazi, di strumenti e di tempi), il grado di accessibilità e di fruibilità delle stesse e i carichi di lavoro effettivamente sostenuti dai docenti, sia sul posto di lavoro, sia a domicilio o altrove (nel numero del 7 dicembre presenteremo in maniera approfondita i risultati dello studio).
 
Gianluca D'Ettorre