La Riforma III dell’imposizione delle imprese (RI III) è certamente il tema più controverso in votazione. Il Comitato direttivo dell’OCST prenderà posizione nella sua seduta del 31 gennaio. Riportiamo alcuni argomenti sulla Riforma.
Gli organismi internazionali (Ocse e Ue) fanno pressioni sempre più forti sulla Svizzera perché abolisca lo statuto speciale che permette ad alcune società e holding di società di beneficiare di vantaggi fiscali notevoli. Il principio della riforma è quindi che, poiché la Svizzera deve abolire la tassazione privilegiata, per evitare che molte imprese si trasferiscano all’estero, debbano necessariamente essere introdotti degli alleggerimenti fiscali per tutte le imprese.
Questa conclusione si fonda su alcuni presupposti dati per assodati dai sostenitori della riforma, ma non altrettanto dagli altri. Secondo i fautori della RI III le imprese che beneficiano dello statuto speciale sono venute in Svizzera soprattutto per i vantaggi fiscali che hanno ottenuto e hanno una mobilità elevata. Per questo l’aumento dell’imposizione fiscale che deriva dall’abolizione di tale statuto li indurrebbe a trasferire all’estero la propria impresa; inoltre, secondo questi, il sistema fiscale svizzero non è sufficientemente competitivo a livello internazionale e va migliorato.
I sostenitori della riforma ritengono poi che le minori entrate generate dagli alleggerimenti fiscali previsti nella riforma, che consistono, in sostanza, in una serie di espedienti per abbassare l’utile imponibile, genereranno una perdita sopportabile in termini di bilancio per i Cantoni e per la Confederazione.
Una serie di ipotesi dalle quali è difficile trarre una conclusione certa, cosa che induce molti a mettere in dubbio la via del catastrofismo imboccata dalle associazioni di imprenditori che paventano la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Chi ha deciso di votare «no» ritiene che non sia sempre e comunque una buona cosa abbassare l’imposizione fiscale delle imprese, soprattutto perché ritiene inoltre che il sistema fiscale svizzero resterebbe molto competitivo a livello internazionale anche senza introdurre degli sgravi che compensino l’abolizione dello statuto speciale. Rimane l’incognita dell’impatto della riforma sulle entrate fiscali.
C’è poi una posizione intermedia che ritiene che gli sgravi possano essere concessi, ma che il Parlamento federale si sia spinto troppo in là con la proposta. Preferiscono quindi bocciare questa riforma, attendendo che venga proposta una nuova riforma un po’ meno ambiziosa.
E in Ticino? I cantoni hanno la possibilità di ridurre l’aliquota delle persone giuridiche; inoltre i comuni potranno applicare un moltiplicatore differenziato per le persone fisiche e per le persone giuridiche. L’idea è quella di mantenere la piazza competitiva dal punto di vista fiscale. Secondo il Direttore del dipartimento finanze ed economia, Christian Vitta, con l’introduzione delle nuova riforma sarà accentuata anche la concorrenza intercantonale ed il Ticino è, da questo punto di vista, rimasto indietro. L’imposta comunale e cantonale sulle persone giuridiche è del 17,75% contro una media svizzera del 14,5%. Il progetto del Governo di ridurre gradualmente l’aliquota cantonale dal 9 al 6 per cento punta proprio al miglioramento della posizione del Cantone nella graduatoria intercantonale. Ma il Cantone, i cui conti certo non brillano, potrà sopportare questa diminuzione delle entrate senza dover prendere misure che vadano ad incidere sui bilanci delle famiglie, delle persone bisognose e dei dipendenti pubblici?
Per compensare lo sgravio fiscale per le imprese, il governo ha proposto una serie di misure sociali che verrebbero finanziate da un prelievo aggiuntivo sulla massa salariale fino allo 0,2% per finanziare delle iniziative in favore delle famiglie con figli piccoli, per il potenziamento delle strutture pre-scolastiche (nidi d’infanzia), per il sostegno alle persone che si prendono cura dei familiari bisognosi e per la qualifica e il reinserimento professionale. Dato che la Cassa cantonale di compensazione per gli assegni familiari ha cumulato notevoli riserve, gli affiliati a questa cassa, circa l’87% delle aziende che versano i 2/3 della massa salariale, non dovrà tuttavia versare nulla di più.
Questi alcuni spunti, altri verranno pubblicati sul prossimo numero del nostro giornale.
 
Benedetta Rigotti