In occasione delle prossime votazioni del 16 giugno viene sottoposta al popolo la modifica dell’articolo 119 cpv. 2 lett. c della Costituzione federale che consentirebbe alle coppie portatrici di una grave malattia ereditaria e alle coppie che non possono concepire figli in modo naturale la diagnosi preimpianto ora vietata.
Questa modifica della Costituzione pone le basi per la modifica della Legge sulla medicina della procreazione, che è già stata approvata dal Parlamento e verrà pubblicata sul Foglio ufficiale qualora dovesse venire approvata la modifica costituzionale.
Oggi nell’ambito di una fecondazione artificiale non possono essere sviluppati più embrioni di quanti se ne possano impiantare immediatamente nell’utero della madre. In futuro se ne potrà sviluppare un numero necessario per consentire la diagnosi preimpianto.

Tra i ricordi che rimangono vivi in tutti dei primi studi di storia figura certamente la celebre «rupe di Sparta». Si dice che gli spartani, cultori della forza fisica, gettassero i bimbi gracili o malati giù dalla rupe: avevano diritto di vita solo i forti.
Nelle prossime votazioni del 16 giugno viene sottoposta al popolo la modifica dell’articolo 119 cpv. 2 lett. c della Costituzione federale che consentirebbe, alle coppie portatrici di una grave malattia ereditaria e alle coppie che non possono concepire figli in modo naturale, la diagnosi preimpianto ora vietata. Questo tipo di pratica consente di compiere delle analisi sugli embrioni in vitro e di selezionare quelli sani prima di procedere all’impianto nell’utero della madre.
Le argomentazioni contenute nell’opuscolo di presentazione della votazione sono fuorvianti perché mirano a mettere in risalto il risultato positivo di questa pratica (chi non vuole avere figli sani?) mascherando la procedura. «In Svizzera, si legge, le coppie portatrici di una grave malattia ereditaria devono poter avere figli che non ne siano affetti». Tutti d’accordo, ma a che condizioni? E inoltre, il «diritto» ad avere figli sani, che peraltro non è sancito in nessuna costituzione anche perché è impossibile garantirlo, non è valido per le coppie i cui figli si ammalano dopo essere nati?
«Molte coppie, si legge inoltre, decidono di recarsi all’estero per ricorrere ad una diagnosi preimpianto», il sottinteso è che quindi è giusto che questo «servizio» sia offerto anche da noi. Questo ragionamento non è valido. In molti paesi infatti è in uso la pratica di selezionare i figli in base al sesso, ma questo in Svizzera non è considerato, almeno per ora, lecito. È quindi giusto che il popolo svizzero decida anche in questo campo in maniera indipendente e senza farsi influenzare dalle prassi in uso all’estero.
«La DPI permette di selezionare gli embrioni non affetti dalle anomalie genetiche dei genitori e di impiantarli nell’utero della madre. Il bambino non erediterebbe quindi la malattia genetica dei genitori». A questo argomento manca un passaggio che è bene evidenziare: non esiste una cesura tra embrione e bambino. Ogni bambino originariamente è un embrione. Il lieto fine del bambino sano è il risultato di una selezione che ha permesso l’eliminazione di altri embrioni dai quali avrebbero potuto svilupparsi bambini non sani.
Essendo finora vietata la diagnosi preimpianto, si afferma poi nell’opuscolo di spiegazioni, «spesso le coppie sono confrontate alla difficile decisione di interrompere la gravidanza. La DPI offrirebbe a queste coppie la possibilità di impiantare nell’utero della madre gli embrioni che non presentano indizi della loro malattia ereditaria, risparmiando loro la difficile decisione». Anche in questo caso manca un passaggio. Eliminare un embrione è esattamente come abortire, ai fini dell’embrione. I genitori prendono in entrambi i casi la decisione di non far nascere un bambino malato. Ciò che cambia è che il corpo della madre non è coinvolto.
Nell’antica Sparta quando si gettava un bimbo dalla rupe era a tutti chiaro il senso del gesto: solo i forti e i sani hanno diritto di vivere. Non si può nascondersi dietro a un dito. Ciò che sta dietro alla diagnosi preimpianto è lo stesso concetto benché travestito con un camice da laboratorio che ci permette di allontanare dagli occhi e dal corpo quella che è un vera e propria selezione dei nostri figli.

Benedetta Rigotti


La posizione dei vescovi svizzeri

La conferenza dei vescovi svizzeri ha raccomandato di respingere questa modifica costituzionale. Secondo i vescovi infatti, la diagnosi preimpianto mira ad alleviare la sofferenza delle coppie portatrici di gravi malattie che desiderano avere un figlio, eliminando il malato, piuttosto che la malattia. «Ci si attribuisce il diritto di decidere chi merita di vivere e chi non lo merita».
L’attuale Costituzione federale assicura all’embrione la massima protezione: «fuori dal corpo della donna possono essere sviluppati in embrioni soltanto tanti oociti umani quanti se ne possono trapiantare immediatamente». La proposta del Parlamento in votazione il 16 giugno implicitamente autorizza il congelamento di embrioni. «Questa crioconservazione, ricordano i vescovi, pone gravi problemi etici, perché lede direttamente la dignità umana».
Anche la commissione di bioetica della Conferenza dei vescovi svizzeri si è espressa in modo molto chiaro: «Una società non diventa migliore quando autorizza a selezionare coloro che considera come ‘buoni’ eliminando gli altri. Una società è autenticamente umana quanto, sempre premesso che lotti contro la sofferenza e la malattia, si mostra però capace di accogliere ogni persona nella sua dignità e di far posto ai più piccoli e ai più vulnerabili. Forte di questo principio di derivazione umanistica ed evangelica, si deve rifiutare di considerare la selezione e l’eliminazione di esseri umani come fosse un progresso. Certamente non si deve ricusare la scienza, ma incoraggiarla d’essere creativa e innovativa, per trovare il miglior modo possibile d’accogliere qualunque vita e curarne le ferite».