Le recenti elezioni cantonali hanno consegnato al Ticino un nuovo Parlamento e un Governo parzialmente rinnovato che dovranno affrontare le sfide, non semplici, imposte dall’attuale situazione economica e sociale.

Innanzitutto mi preme ringraziare le elettrici e gli elettori che hanno sostenuto i candidati che il nostro sindacato ha proposto come portavoce delle lavoratrici e dei lavoratori a tutela dei loro diritti e delle loro condizioni lavorative.
La partecipazione alla vita politica cantonale è imprescindibile dall’azione sindacale, per dare il giusto rilievo nella discussione parlamentare alle esigenze che si manifestano nel mondo del lavoro e nella società.
La presenza in parlamento di collaboratori OCST porta sicuramente quella conoscenza delle virtù e delle distorsioni del nostro mercato del lavoro, importante per poi attuare delle misure volte ad arginare e risolvere i problemi.
È necessario e auspicabile che i fiumi di parole e gli slogan usati durante la campagna elettorale si traducano in azioni concrete. Durante i mesi antecedenti le elezioni, tutti i candidati hanno spesso portato alla ribalta i problemi del mercato del lavoro in termini di disoccupazione, sostegno all’occupazione, dumping salariale, rilancio economico, contratti collettivi ecc, temi che l’OCST ha già da tempo sollevato. Ora è giunto il momento di attivarsi, non certo attuando una caccia alle streghe cercando di individuare un colpevole della situazione e delle difficoltà. Sarebbe piuttosto necessario cercare di mettere in atto, sin da subito, delle misure volte a risolvere o meglio, far evolvere, la situazione. Questo anche per colmare il divario che ci separa dal resto della Svizzera.
Come più volte detto dalla nostra organizzazione, urge ritrovare complementarietà tra lavoratori residenti e frontalieri, l’armonia tra crescita dell’occupazione e diminuzione della disoccupazione, riparare alla pressione sui salari dettata anche da una deregolamentazione selvaggia dovuta alla mancanza di misure accompagnatorie da noi più volte invocate. Senza dimenticare i manager che scaricano i rischi aziendali sui lavoratori aumentando il degrado di un mercato del lavoro già di per sé in palese difficoltà. In questo senso i nostri politici (tutti) devono assumersi le proprie responsabilità, favorendo la collegialità, il dialogo e una visione comune e costruttiva che porti finalmente a dei passi avanti concreti per il nostro cantone. È importante superare le barriere ideologiche e lavorare con un’unità di intenti a favore dei cittadini.
In quest’ottica auspichiamo che il nuovo Parlamento sappia ascoltare le esigenze della società, portare rinnovata attenzione al lavoro e alla prospettiva di sviluppo a lungo termine del nostro Cantone, accordando la necessaria protezione del mercato del lavoro con uno sguardo aperto verso l’esterno e verso il futuro. Per progredire e «risanare» il tessuto economico del cantone non bisogna cedere a chiusure regressive: di fronte a una realtà profondamente mutata è illusorio ritenere di potersi rituffare nel passato o isolarsi. Il Ticino vive, volenti o nolenti, di imprescindibili connessioni e interdipendenze.
Un’armoniosa miscela tra giusta e necessaria protezione e apertura è quanto l’OCST chiede alla politica e alle parti sociali.
La nostra organizzazione augura quindi ai neo eletti una fruttuosa e concreta legislatura, consci che il compito non è certamente dei più agevoli.

Bruno Ongaro, Presidente OCST