Sociosanitario

Negli scorsi giorni l’Associazione ticinese assistenti di farmacia (Ataf) tramite il suo presidente Andrea Incerti ha lanciato un grido d’allarme sul fenomeno di sostituzione che colpisce in maniera crescente il personale delle farmacie ticinesi. In un’intervista comparsa sul quotidiano «la Regione Ticino» dello  scorso 7 ottobre,

I tre sindacati firmatari del contratto collettivo di lavoro disdetto dal Comitato di SCuDo per il 31 dicembre 2014 hanno presentato un’istanza all’Ufficio cantonale di conciliazione per ottenere che sia ripristinato. Un’udienza tra le parti convocata dalla presidente dell’Ufficio, Laura Sadis, avrà luogo oggi per un ultimo tentativo di mediazione.

Caso SCuDo: si riapre (forse) la trattativa per il CCL
I Municipi di sette Comuni e sei Enti di appoggio associati a SCuDo hanno appoggiato in queste settimane la richiesta dell’OCST di riattivare i contatti con le associazioni sindacali con l’obiettivo di mantenere il contratto collettivo di lavoro per il personale.

La disdetta di un contratto collettivo è un colpo inferto al dialogo sociale. Ancora di più quando si tratta di un contratto in vigore da 35 anni nel settore sociosanitario cantonale.

È noto come il settore sanitario e sociale, per soddisfare le proprie esigenze, da sempre debba far capo alla manodopera straniera e, in particolare, alla manodopera frontaliera.