L’11 marzo il Gran Consiglio ha approvato il rapporto sull’Iniziativa parlamentare relativa alla remunerazione durante la malattia e l’infortunio non professionali degli Impiegati dello Stato e dei docenti.

La Commissione della gestione e delle finanze si è recentemente chinata sulla questione della remunerazione degli impiegati dello Stato e dei docenti durante la malattia e l’infortunio grazie all’iniziativa parlamentare elaborata di Gabriele Pinoja.
La Legge stipendi (LStip), all’art. 23, prevede che in caso di malattia il salario venga versato nella misura del 100 per cento per i primi 360 giorni e del 50 per cento per i successivi 360 giorni.
Il parere della Commissione si allinea a quello espresso a suo tempo dal Consiglio di Stato, che reputa l’attuale disposizione non più confacente. Questa situazione non è infatti più accettabile, motivo per cui è opportuno porvi rimedio in tempi brevi.
La Commissione ha proposto al Gran Consiglio di modificare l’art. 23 della Lstip proponendo, in caso di malattia o infortunio non professionale il versamento dell’intero stipendio per i primi 360 giorni e dell’80 per cento per i 360 giorni seguenti.
In seguito è stato proposto un emendamento che suggerisce di aumentare al 90 per cento la quota di stipendio versata ai dipendenti dal trecentosessantunesimo giorno alla fine del diritto, in linea con quanto riconosciuto dalla Confederazione al personale federale. Questa modifica, proposta con un emendamento dai gruppi PPD, PS e Verdi, deve ancora ricevere l’adesione del Consiglio di Stato.
Si è proposto inoltre di abrogare il cpv. 3 che indica quanto segue: «al dipendente iscritto alla Cassa pensioni sono in ogni caso garantite le prestazioni a cui avrebbe diritto in caso di pensionamento». Ciò significava infatti concretamente che dopo il primo anno di malattia il salario poteva variare a dipendenza del teorico diritto alla rendita in caso di invalidità del singolo dipendente.
Questo legame con il diritto pensionistico è anacronistico e non trova riscontro in nessun’altra realtà lavorativa, anche perché le nuove disposizioni in materia di libero passaggio LPP, ad esempio sull’acquisto dell’abitazione primaria o in caso di divorzio, possono portare ad avere delle prestazioni di pensionamento molto ridotte. Inoltre il recente passaggio al primato dei contributi nell’ambito del fondo di previdenza dei dipendenti dello Stato ha generato per molti una riduzione della teorica rendita di vecchiaia proiettata all’età termine.
Per evitare casi di disagio, la Commissione ha proposto che la modifica dell’art. 23 della LStip potesse entrare in vigore retroattivamente al 1° gennaio 2013.
Il rapporto è stato approvato con l’emendamento con 46 sì, 15 no e 8 astensioni.
Copertura assicurativa per la perdita di salario in caso di malattia
La Commissione ha inoltre invitato il Dipartimento dell’economia e delle finanze a valutare la possibilità che l’amministrazione del personale stipuli una copertura assicurativa per la perdita di salario in caso di malattia. Attualmente lo Stato versa direttamente il salario in caso di malattia e non ha una copertura assicurativa. Anche questa situazione non è soddisfacente soprattutto perché può esporre il personale a difficoltà in caso di cambiamento di datore di lavoro.
Può infatti succedere, ed è successo, che durante il periodo di disdetta il dipendente si ammali. Se l’inabilità al lavoro si protrae anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro, non potrà beneficiare di nessuna entrata terminato il diritto al salario.
Lo stesso può succedere a chi ha dei contratti a termine o incarichi. In caso di malattia di lunga durata anche in questi casi non ci sarebbe la possibilità di avere una copertura cessato il diritto al salario. Gli stessi dipendenti si vedrebbero poi negare la possibilità di avere una copertura assicurativa presso l'assicuratore del nuovo datore di lavoro, poiché portatori di una patologia antecedente l’entrata nella cerchia delle persone assicurate.
Va detto che la stipulazione di una copertura assicurativa per la perdita di salario è importante anche in un’ottica di contenimento degli oneri dello Stato nell’ambito del versamento del salario in caso di malattia.

Gianni Guidicelli