A qualche settimana dalla fine del suo incarico come Presidente del Gran Consiglio, Gianni Guidicelli, vice-sergretario del Segretariato OCST delle Tre Valli, ci ha raccontato la sua esperienza.

Come ha passato questo anno in una veste così autorevole?

Devo dire che per me questo anno di presidenza è stata un’esperienza impegnativa ma sicuramente arricchente e che mi ha permesso di ampliare ulteriormente le mie conoscenze della nostra realtà cantonale, ma non solo.

 

 

Che rapporto ha avuto con la popolazione?

Il Presidente del Gran Consiglio, oltre a dirigere i lavori del parlamento, ha soprattutto un compito di rappresentanza e, in questa veste, ho potuto verificare come ci sia, contrariamente ad un’opinione diffusa, un attaccamento alle nostre istituzioni e un rispetto per i ruoli istituzionali. In definitiva quindi ho riscontrato un desiderio di avere un collegamento tra chi opera in vari ambiti e realtà del nostro cantone e la realtà politica istituzionale. E questo contatto, questa volontà di dialogo è sicuramente facilitata dal fatto che i deputati al Gran Consiglio, e quindi anche il Presidente, sono parlamentari di milizia, che vivono quindi costantemente, ognuno nel proprio ambito professionale, la realtà del nostro cantone. Questo fatto credo sia una ricchezza, che ogni tanto pone alcuni limiti per l’impegno che l’attività politica richiede, ma che garantisce un dibattito parlamentare sicuramente più ricco e concreto.

Qualche curiosità?

Tra le cose simpatiche e curiose che mi sono successe in quest’anno di presidenza, c’è stata una richiesta di una mia intervista da parte del direttore del Quotidiano di Sicilia, cui interessava capire come funziona la nostra democrazia e il nostro parlamento.

Come è stato il rapporto con i parlamentari?

Durante quest’anno di presidenza molti cittadini mi hanno spesso rivolto la domanda: «Ma riesci a tenere a bada tutti i novanta parlamentari?» Questa domanda denota come sia diffusa l’opinione che i parlamentari sono piuttosto indisciplinati. Opinione probabilmente in parte vera, ma anche spesso alimentata da singoli episodi che trovano ampia eco nei mezzi d’informazione. Io ho sempre risposto di non aver avuto difficoltà a dirigere i lavori parlamentari, grazie al fatto che non ci sono mai stati particolari momenti di tensione, e di questo vi devo ringraziare. È vero però che dal mio osservatorio, dovendo prestare costantemente attenzione a quello che succedeva in aula, ho potuto costatare diversi comportamenti e abitudini che dovrebbero venir corretti. Credo quindi che ci possa essere da parte di tutti un maggior impegno ad avere un atteggiamento maggiormente rispettoso del ruolo che in quest’aula siamo chiamati a svolgere e dei nostri stessi colleghi. La credibilità e l’autorevolezza della nostra funzione passa anche attraverso l’impressione che viene recepita all’esterno di quest’aula. Se il clima e il dibattito politico in parlamento è stato corretto e rispettoso delle persone, non altrettanto succede fuori dove, tramite diversi organi di stampa, il rispetto delle persone, delle quali non si condividono le opinioni o le posizioni politiche, è venuto a mancare. Mi auguro che la reazione suscitata dall’ultimo episodio delle scorse settimane permetta di fare un’ampia riflessione sul degrado del dibattito politico del quale, forse con un colpevole silenzio, tutti ne siamo stati un po’ responsabili. La volgarità, l’insulto e la denigrazione delle persone attraverso la stampa non deve più trovar spazio nel dibattito e nel confronto politico in un cantone che ritiene di avere un alto grado di civiltà.

Ed ora?

Sono rientrato nei ranghi, non senza un pizzico di rincrescimento, ma anche con la voglia di poter ritornare ad esprimermi soprattutto sui temi che mi stanno particolarmente a cuore e, in questa sessione, ne avrò già l’opportunità.