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Il 1. marzo 2018, il sindacalista OCST nonché Granconsigliere PPD Giorgio Fonio, unitamente a Fiorenzo Dadò, ha presentato un’iniziativa cantonale per incrementare ulteriormente i diritti dei lavoratori. Ve la proponiamo per intero:
Il mercato del lavoro ticinese è da tempo sotto pressione e sono numerose le segnalazioni degli attori attivi sul territorio, impegnati a combatterne gli abusi, i quali si rivolgono alle autorità cantonali ed in particolare all’Ufficio dell’ispettorato del lavoro (UIL). In Svizzera sono attualmente in vigore 25 Contratti Normali di Lavoro (CNL) che hanno quale scopo quello di regolamentare i salari in quei settori in cui vi è una forte pressione sui salari.
Negli scorsi anni, con alcuni atti a firma dei deputati M. Passalia e G. Guidicelli (vice segretario cantonale OCST) siamo già intervenuti toccando tre questioni cruciali: innanzitutto l’aumento dei controlli e delle multe per quei prestatori di servizio esteri che non rispettano le regole del mercato del lavoro; in secondo luogo, la pubblicazione di una lista nera delle aziende o persone sanzionate e volutamente non in regola abbinata alla proposta provocatoria di creare anche una lista di chi i padroncini li chiama; ed infine, un maggiore coordinamento attraverso un unico ente di tutti gli interventi e gli attori coinvolti nei vari livelli dell’amministrazione pubblica. A prova di quanto scritto in entrata vi è il fatto che nel nostro Cantone la situazione è peggiore rispetto al resto del Paese in quanto i CNL attualmente in vigore sono ben 17 sui 25 a livello nazionale e che riguardano circa 27’000 lavoratori. Le aziende sottoposte ai CNL vengono sistematicamente controllate dall’UIL. Secondo il rendiconto del Consiglio di Stato inerente l’attività del 2016 dell’UIL, su mandato della Commissione Tripartita in materia di libera circolazione delle persone, le aziende controllate nel 2016 sono state 2’666 e le persone 8’589. Nel corso  del 2016 sono state inoltre intimate, ai sensi della LDist, 649 sanzioni pecuniarie (578 nel 2014 e 131 nel 2015).
Questi dati fanno riflettere e mostrano come vi siano numerose infrazioni da parte di lavoratori distaccati e padroncini esteri. Siamo convinti che operare nel rispetto delle regole del gioco sia il modo migliore per mantenere delle buone relazioni transfrontaliere seguendo la via degli accordi bilaterali e del libero mercato. Restiamo però intransigenti sul mancato rispetto delle normative interne quando non vengono rispettate volontariamente o per negligenza.
In caso di abuso l’UIL applica quanto previsto dall’art. 9 della LDist sanzionando le aziende inadempienti fino ad un importo massimo di 30’000 franchi. L’attuale legislazione impone all’UIL di non informare i dipendenti su quanto l’autorità di controllo ha riscontrato nei confronti del datore di lavoro. Ciò ne comporta che, in alcuni casi, una volta versata la multa lo stesso continui a perpetrare l’abuso non riconoscendo retroattivamente il giusto salario ai propri collaboratori. Per questi motivi proponiamo, attraverso un’iniziativa cantonale indirizzata alle Camere federali, di:
 modificare la LDist inserendo un capoverso che imponga alle aziende di informare i dipendenti in merito agli abusi riscontrati durante le verifiche nei settori sottoposti ai contratti normali di lavoro. In tal senso si potrebbe prendere spunto dall’articolo 71 cpv. 2 dell’Ordinanza 1 concernente la legge sul lavoro (OLL1), secondo cui il datore di lavoro deve comunicare ai dipendenti o ai loro rappresentanti nell’azienda le istruzioni impartite dall’autorità d’esecuzione;
 inserire la possibilità di sanzionare coloro che non ottemperano a tale obbligo.