Molto si è detto e scritto sulle misure a carico dei comuni e del personale previste nel Preventivo 2016 del Cantone. Poco o nulla su altre misure di contenimento delle uscite che vanno a toccare uno dei settori sensibili, purtroppo in continua crescita in termini di impegno finanziario, che è quello del sostegno sociale alle persone e, in modo particolare, alle famiglie con figli.

Nel Preventivo 2016 sono in effetti previste modifiche sostanziali che, a mio modo di vedere, vanno a ridimensionare fino a mettere in discussione quello che è sempre stato definito, con un certo vanto, il modello ticinese a sostegno delle famiglie. Con quanto proposto si vuole verosimilmente cercare di rendere meno semplice e automatico l’accesso a queste prestazioni per evitare anche possibili abusi. L’intendimento si può anche condividere ma, come spesso succede, per mirare a questi obiettivi si riducono le prestazioni a tutti, indebolendo in sostanza la nostra rete di protezione sociale. In particolare si propone, per poter beneficiare degli assegni, di portare il periodo di residenza minimo in Ticino da tre a otto anni (per chi non è cittadino svizzero o domiciliato) e di considerare un reddito teorico minimo di circa 32’000.- franchi annui per chi ha un’attività indipendente e nel caso in cui entrambi i coniugi sono senza lavoro. Gli assegni integrativi e quelli di prima infanzia sono delle prestazioni complementari a sostegno delle famiglie, che sono state introdotte nel 1997 sulla base di una chiara volontà politica. Le finalità sono quelle di evitare che la nascita di un figlio generi situazioni di povertà nelle famiglie. È quindi anche un intervento di politica famigliare quanto mai necessaria alla luce di un tasso di natalità in Ticino tra i più bassi della Svizzera. Un modello ticinese quindi a sostegno delle famiglie che è subito stato visto con interesse da altri cantoni che hanno voluto copiarlo. Come dicevo poc’anzi, le misure di contenimento delle spese, che effettivamente sono notevolmente aumentate ma che rispecchiano un graduale impoverimento di una parte della nostra popolazione, renderanno questo strumento meno efficace e ribalteranno inevitabilmente oneri sull’assistenza sociale che, come sappiamo, è in parte finanziata anche dai comuni. Non nego l’esigenza di rivalutare le nostre prestazioni sociali, rendendole sempre più efficaci e mirate, evitando chiaramente gli abusi e una distribuzione a pioggia. Per questa ragione credo che le misure da prendere in questo ambito siano altre. In modo particolare credo che si debba fare in modo che ci siano incentivi che possano stimolare l’uscita dallo stato di bisogno. Paradossalmente ora a parità di reddito, se realizzato da un’attività lavorativa, risulta penalizzante rispetto ad un equivalente livello di reddito dato da prestazioni sociali. Si potrebbe, come proposto per le prestazioni assistenziali nello stesso Preventivo 2016, introdurre una franchigia sul reddito che rimane a disposizione della persona che, pur beneficiando di prestazioni assistenziali, dimostra la volontà di voler esercitare un’attività lavorativa.
Un ulteriore intervento potrebbe essere quello di controllare la reale volontà di trovare un’occupazione attraverso un obbligo di iscriversi o rimanere iscritti agli uffici di collocamento anche se non si ha diritto alle indennità di disoccupazione o al termine delle stesse. Dall’altra parte ci vuole però un equivalente senso di responsabilità da parte del mondo imprenditoriale. Deve versare salari che possano permettere il mantenimento del lavoratore e della sua famiglia, deve dimostrare flessibilità per permettere la conciliabilità tra lavoro e famiglia e deve privilegiare nelle assunzioni i residenti che hanno degli obblighi famigliari. Credo quindi in conclusione come si possa aprire un cantiere per rivedere e calibrare le prestazioni complementari a favore delle famiglie con figli all’attuale situazione del nostro mercato del lavoro e anche tenendo in considerazione le esigenze finanziare del nostro cantone. Le misure previste dal Consiglio di Stato nel Preventivo 2016, come ho già evidenziato in entrata, non vanno purtroppo in questa direzione ma tendono unicamente ad un contenimento delle spese. Spero quindi che il Parlamento sappia correggere questa direzione di marcia.

Gianni Guidicelli, vicesegretario cantonale OCST