Mercoledì 11 febbraio il Consiglio federale ha  presentato una proposta di applicazione dell’articolo 121a della Costituzione, approvato dal popolo nella votazione del 9 febbraio dello scorso anno. La proposta si articola nella modifica della Legge federale degli stranieri, nella rinegoziazione degli Accordi bilaterali con l’Unione europea, nei quali dovranno essere inseriti gli stessi principi, e nell’introduzione di una serie di misure per favorire l’occupazione del personale residente.
Abbiamo intervistato Meinrado Robbiani, segretario cantonale dell’OCST, per approfondire alcune questioni che rimangono aperte.

Cosa propone il Consiglio federale e quali sono i passi successivi?
Con la votazione è stata introdotta nella costituzione una norma che attribuisce più autonomia alla Svizzera nella gestione dell’immigrazione. Questa autonomia poggia prevalentemente sui pilastri seguenti: tetti massimi e contingenti annuali, priorità all’occupazione di residenti, garanzia che chi viene in Svizzera disponga di un reddito sufficiente e capacità di integrarsi.
Il Consiglio federale non può che rispettare la decisione del popolo. Ha allestito un progetto di legge che riprende i contenuti del nuovo articolo costituzionale e che andrà in consultazione.
Si è tuttavia in una fase iniziale nella misura in cui, in parallelo all’esame del progetto di legge da parte del Parlamento, devono svilupparsi i negoziati con la Comunità europea e rispetto a questo rimarrà aperta la possibilità di adeguare il progetto di legge per cercare di conciliare le norme con gli Accordi bilaterali.

Quella proposta dal Consiglio federale è la sola via percorribile per rispettare la volontà popolare?
Non va dimenticato che ci sono spazi di manovra anche nel diritto interno per farsi maggiormente carico delle preoccupazioni e degli obiettivi adottati dal popolo in votazione.
Nessuno per esempio vieta di adottare norme migliori a protezione dei salari e di fissare salari minimi legali; di aumentare il sostegno al collocamento delle persone residenti. Cioè di rispondere ad un bisogno della popolazione senza entrare in conflitto con gli Accordi bilaterali.

E se fosse impossibile conciliare il nuovo articolo costituzionale con gli Accordi bilaterali?
In questo caso non è da escludere che il popolo sia chiamato ad esprimersi di nuovo e contemporaneamente sugli Accordi bilaterali e sull’autonomia della Svizzera nella gestione dell’immigrazione.
Finora il popolo si è pronunciato su questi temi, ma in maniera distinta. Ha approvato la via bilaterale e la libera circolazione e, separatamente, si è pronunciato in favore di una gestione più autonoma dell’immigrazione benché questi due aspetti siano difficilmente compatibili. Se necessario dovrà pronunciarsi su questi due temi attribuendo priorità all’uno o all’altro.

Cosa non ha funzionato dopo la firma degli  Accordi bilaterali e l’introduzione della Libera circolazione delle persone? Cosa ha spinto la popolazione ad approvare gli uni e rifiutare l’altra?
In Svizzera si poteva e si doveva fare molto di più per potenziare le misure di accompagnamento che avrebbero attenuato le prevedibili ripercussioni sul mercato del lavoro, arginato il dumping salariale e protetto i lavoratori residenti.

Tornando al progetto di legge: quali sono i punti che giudica più problematici?
Non condivido la scelta di non sottoporre a limitazione i permessi di lavoro con una durata inferiore ai quattro mesi. Potrebbe essere un incentivo alla flessibilizzazione esasperata e alla precarizzazione del lavoro già in atto.

Ritiene che potrebbe venire a mancare la manodopera necessaria in certi settori?
Non credo, d’altronde se questo succedesse significherebbe che è necessario adeguare i tetti massimi ed i contingenti.
In ogni caso è necessario, ed il Consiglio federale ha annunciato misure in questo senso, che si potenzi la formazione scolastica, professionale e continua, e vengano introdotte misure che facilitino la conciliazione fra vita familiare e professionale al fine di poter reintegrare nel mondo del lavoro il numero maggiore possibile di esclusi.

Le associazioni padronali chiedono che le procedure per la concessione dei permessi siano veloci. È d’accordo?
Sono d’accordo a condizione che sia condotto un esame serio della richiesta di permesso, in particolare per verificare i livelli salariali.

Intervista a cura di B. Rigotti