Nel corso della prossima legislatura, le Camere federali tratteranno in particolare due temi che il sindacato segue con grande attenzione: da un lato, le trattative con l’UE in relazione all’attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa e, dall’altro, la revisione della previdenza vecchiaia (primo e secondo pilastro). Considerato il ruolo decisivo svolto sovente dal suo gruppo nel determinare gli equilibri in parlamento (nel Consiglio degli Stati ha impresso un impulso cruciale alla revisione della previdenza vecchiaia) abbiamo inteso interpellare Filippo Lombardi quale capogruppo PPD alle Camere federali su questi due temi. Eccone l’intervista.


L’OCST ritiene che alle preoccupazioni manifestate dalla popolazione in occasione della votazione sull’immigrazione di massa si debba rispondere muovendosi in due direzioni: negoziando sì con l’UE sulla libera circolazione ma rafforzando soprattutto la protezione dei lavoratori nel diritto interno. Come si pone di fronte a questo doppio binario?
Sono completamente d’accordo. Premetto che non condivido una certa aggressività generalizzata che di questi tempi si manifesta in Ticino verso i frontalieri. I frontalieri sono uomini come noi, lavorano per mantenere la propria famiglia, contribuiscono all’economia ticinese e meritano rispetto come persone. È però vero che il loro forte incremento negli ultimi anni supera i limiti del buon senso e crea problemi, con pressione sugli impieghi e sui salari di Svizzeri e domiciliati nonché pressione demografica e intasamento «fisico» (soprattutto della mobilità) nel Sottoceneri.  Il problema non sono i frontalieri in sé, ma il «troppo» e il «troppo in fretta», spesso a beneficio di ditte italiane che delocalizzano qui solo per approfittare di bassa fiscalità e bassi oneri sociali, per non dire di bassa sindacalizzazione.
Con l’UE dobbiamo negoziare in ossequio alla volontà popolare espressa il 9 febbraio 2014. Abbiamo tre anni, dice l’iniziativa, e la parte decisiva si svolgerà nel 2016. Finora ci siamo solo «annusati» da ambo le parti. L’UE ha avuto le sue elezioni e la sua nuova Commissione, ora tocca a noi eleggere il Parlamento che eleggerà il Governo. Ma da gennaio non ci saranno più scusanti e bisognerà giungere ad un accordo.
Al contempo è evidente che dobbiamo lottare contro il dumping e la pressione con le armi che già abbiamo. Il Consiglio federale vuole per ora solo aumentare a 30’000.- fr. la sanzione per le aziende che contravvengono alle norme. Non è abbastanza! Ho dunque appena introdotto un’Iniziativa parlamentare che chiede il rinnovo facilitato dei Contratti Normali di Lavoro: il Ticino ne ha 15, ciascuno scade ogni tre anni e la procedura di rinnovo è oggi molto onerosa. Certo, i CNL non sono la soluzione ottimale, ma almeno permettono di combattere una certa pirateria imprenditoriale transfrontaliera. Il meglio sarebbe l’estensione dei CCL, e per questo io auspico una maggior collaborazione fra i partner sociali in Ticino, proprio alla luce della situazione eccezionale che viviamo.
Restano i controlli e la lotta determinata contro gli abusi: in questo mi attendo un salto di qualità delle Commissioni paritetiche e una maggiore dinamicità del Cantone e degli URC.

Attorno alla libera circolazione emergono tra le forze politiche della destra tangibili incoerenze e contraddizioni. C’è chi denuncia gli scompensi della libera circolazione ma si oppone strenuamente alle misure di accompagnamento; c’è chi difende invece la libera circolazione ma frena molto sulle misure di accompagnamento. Come si pone il suo gruppo su queste ultime? È disponibile ad un loro tangibile rafforzamento?
Stiamo per fortuna assistendo ad una maturazione: molti colleghi finalmente capiscono che la crescita puramente quantitativa di impieghi e di cifre d’affari non basta, come han sempre creduto i ministri dell’economia, a Bellinzona e a Berna. Se la crescita peggiora la qualità di vita della gente, lo si paga a caro prezzo nelle urne e nella coesione sociale, alla quale io e tutto il PPD teniamo molto.  
Che 25 Consiglieri agli Stati hanno sin d’ora firmato la mia Iniziativa per i CNL, indica una evoluzione delle mentalità. Anche perché questa misura può essere usata a libera scelta dai Cantoni, più o meno toccati. Restano da rafforzare le misure di accompagnamento obbligatorie a livello federale. Credo che ci sia la volontà di farlo, ma che le parti sociali vogliano attendere cosa il CF proporrà per l’applicazione del 9 febbraio. Ribadisco dunque che il 2016 sarà decisivo, anche per le misure accompagnatorie.

La libera circolazione esercita un impatto disomogeneo sul territorio nazionale. Il Ticino è da questo profilo la regione indubbiamente più esposta alle sue ricadute. Ritiene ipotizzabile una gradualità nell’accesso e nell’impiego delle misure di accompagnamento riconoscendo alle regioni più minacciate un loro impiego agevolato (consentendo ad es. di introdurre contratti normali anche a titolo preventivo laddove la percentuale di frontalieri superi una soglia prefissata)?
Ribadisco: la via dei CNL non è la migliore, perché i CCL sono preferibili. Però è la via più direttamente applicabile per limitare i danni della pirateria imprenditoriale transfrontaliera. Ed è per l’appunto «cantonalizzata», quindi più facile da far accettare a Berna. Non mi è ancora chiaro in quali altri ambiti potremmo ottenere delle norme «su misura», ma li cercherò… Intanto, utilizziamo tutto il margine di manovra che già abbiamo per combattere gli abusi: devono farlo il Cantone, le Paritetiche, gli stessi Comuni che troppo spesso facilitano gli insediamenti di imprese parassitarie solo per incassare qualche franco di imposte alla fonte…

La revisione della previdenza vecchiaia passa ora al Consiglio nazionale. Quali secondo Lei gli aspetti più controversi? Ritiene che il suo gruppo possa svolgere anche in questa Camera un ruolo centrale nel consentire di raggiungere un compromesso accettabile, evitando il ricorso al referendum?
Agli Stati ci siamo fortemente impegnati, grazie anche al nostro ex-capogruppo Urs Schwaller, per migliorare ed equilibrare la coraggiosa riforma proposta da Alain Berset. Ci siamo riusciti, e siamo stati compatti. Lo stesso deve riuscire ora al Nazionale, ed è un mio impegno personale. Il problema più dibattuto è l’inevitabile riduzione del tasso di conversione, che noi proponiamo di compensare con l’aumento di 70 franchi mensili sulle rendite e l’aumento al 155% della rendita massima per coppie, nonché il prelievo – in tre tappe successive – di 1% di IVA per finanziare l’invecchiamento demografico. Un cosa dovrebbe essere chiara a tutti: la popolazione invecchia, la proporzione fra attivi e pensionati si deteriora, e la capitalizzazione viene bastonata dalla politica delle Banche centrali dei tassi bassissimi, per non dire negativi. Spero che il Nazionale non voglia chiudere gli occhi sull’evidenza: questa è l’ultima chance per una riforma equilibrata che possa ottenere il consenso popolare!

Un aspetto che solleva perplessità è la mancata correzione del modello di ripartizione degli utili conseguiti dalle grandi compagnie di assicurazione nella previdenza professionale, favorendo una loro maggiore destinazione in favore degli assicurati. Reputa che il suo gruppo possa considerare questo tema nella Camera del popolo?
Non è stato un tema decisivo nei dibattiti agli Stati, e credo che rispetto all’importanza degli altri problemi questo sia piuttosto marginale. Ma sono d’accordo di esaminarlo nei prossimi mesi, insieme alla nostra delegazione nella competente commissione del Nazionale.

Red.