Quali sono le sfide future del sindacato in ambito sanitario? Lo abbiamo chiesto al vicesegretario cantonale e responsabile OCST per il settore Gianni Guidicelli.
Gli indicatori demografici segnalano che nei prossimi anni ci sarà un aumento delle necessità di personale che opera nel settore sociosanitario ed in particolare di infermieri. Gli effetti di questa tendenza sono già visibili?
Effettivamente diversi studi effettuati recentemente dimostrano come il settore registrerà un fabbisogno di personale molto importante. Entro il 2030, secondo un rapporto della Conferenza Svizzera dei direttori cantonali della sanità saranno necessari 65000 infermiere e infermieri in più. Uno studio dell’UFAS del dicembre 2016 ha evidenziato come nell’intero settore sociale dal 2013 al 2030 il fabbisogno di personale aumenterà del 52% passando da 209’000 a 317’000 posti di lavoro a tempo pieno; un fabbisogno quindi di più di 100’000 posti di lavoro. La tabella in immagine (vedi sotto) indica il possibile sviluppo nei vari settori.
È quindi una sfida importante, ma anche una grande opportunità per indirizzare verso queste professioni i nostri giovani con la garanzia di avere buone prospettive occupazionali.
 
La Svizzera ha firmato nel 2010 il Codice di condotta per il reclutamento internazionale di personale sanitario che prevede un preciso impegno nella direzione della formazione di un numero sufficiente di operatori per far fronte alle esigenze del Paese, con l’obiettivo di evitare il reclutamento di personale dall’estero. Facciamo abbastanza?
È risaputo che la presenza di personale straniero nel settore è marcata ma anche indispensabile proprio per colmare il deficit tra il personale formato in Svizzera e il fabbisogno. In questo senso abbiamo la fortuna di poter accedere a piene mani a personale formato all’estero, anche di qualità, che trova nel nostro paese soprattutto condizioni salariali migliori. Solo nel settore ospedaliero il personale di nazionalità straniera rappresenta un terzo degli occupati (33%) mentre nell’insieme dell’economia nazionale è del 24%. È però evidente a tutti che si tratterà di rafforzare l’impegno nella formazione e, soprattutto, nell’orientamento dei giovani nella scelta della professione. E nella scelta della professione importanti sono anche le condizioni salariali e le normative vigenti. Sotto quest’ultimo aspetto è e sarà fondamentale il ruolo che il sindacato vorrà e potrà svolgere.
 
Il mestiere dell’infermiere può essere definito per molti versi una vocazione. Eppure molti operatori del settore abbandonano la professione prima della pensione. Quali elementi influiscono e quali passi è possibile fare per contenere l’emorragia di personale qualificato?
Chi sceglie la professione di infermiere deve avere sicuramente una motivazione particolare e una marcata predisposizione all’aiuto verso il prossimo che si trova in un momento di difficoltà. È però noto come circa il 45% delle infermiere diplomate abbandonano la professione in corso di carriera e che la permanenza nel settore delle cure è mediamente di 15 anni; una «mortalità» professionale quindi significativa. 
Le ragioni di questa situazione sono molteplici e sono anche state rilevate da uno studio del 2016 effettuato dall’Osservatorio svizzero della salute. Da questo studio è risultato come le ragioni principali dell’abbandono siano la scarsa identificazione con la professione e il poco tempo a disposizione per la vita privata. 
L’evoluzione della professione ha in effetti portato ad una graduale riduzione del tempo a disposizione verso la relazione umana nei confronti del paziente, che come indicato in precedenza è probabilmente uno dei motivi nella scelta della professione, a favore del lavoro tecnico-amministrativo. 
La professione comporta poi la disponibilità al lavoro 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Lavoro a turni quindi che limita molto la possibilità di conciliare la vita famigliare e sociale. Sotto questo aspetto è sicuramente importante trovare soluzioni che permettano una miglior conciliabilità lavoro-famiglia, anche nell’ottica di poter favorire il ritorno all’attività lavorativa chi ha avuto delle pause per la cura dei figli, proprio per non disperdere conoscenze e competenze che hanno anche comportato un importante onere nella formazione.
 
Nell’epoca del servizio su misura, quali sfide vede per la sanità 4.0 nel settore infermieristico ed in particolare delle cure a domicilio? Quali nuove criticità emergono?
L’informatica e la digitalizzazione sono già entrate anche nel settore delle cure e saremo sicuramente confrontati con ulteriori e importanti cambiamenti. Nella misura in cui tutto ciò porterà ad un alleggerimento delle procedure amministrative-burocratiche a favore del rapporto con il paziente è da salutare positivamente. Purtroppo alcune indicazioni, soprattutto nell’ambito delle cure a domicilio, stanno dimostrando come la costante connessione con il lavoro, tramite l’invio dei programmi di lavoro, le cartelle cliniche, eccetera attraverso  dispositivi mobili portano a dilatare l’impegno lavorativo anche nelle proprie ore libere. Queste nuove situazioni dovranno venir regolate anche sotto l’aspetto contrattuale. Un ulteriore obiettivo e impegno per il sindacato.
 
intervista a cura di Benedetta Rigotti

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