Nel corso di un’intensa mattinata, partecipata e coinvolgente, L’OCST ha celebrato il Primo maggio. Il tradizionale incontro, che si è svolto presso il Centro sportivo ricreativo di Cadempino,

ha approfondito il tema “Un mercato del lavoro ostile. Giovani e lavoratori anziani penalizzati dalla disoccupazione”. Nel suo intervento, il Professor Mauro Baranzini ha proposto un quadro di approfondimento sul tema della disoccupazione, commentando cifre che destano preoccupazione in tutto il mondo occidentale. Le categorie più colpite, dal profilo numerico, sono i giovani, gli stranieri e le donne. In alcuni stati europei la disoccupazione giovanile raggiunge addirittura il 40-50 per cento; “una generazione persa”, ha commentato Baranzini. I lavoratori anziani sono invece meno colpiti dal profilo numerico, ma il rischio di rimanere senza impiego per un lungo se non lunghissimo periodo è molto alto. “Il tasso di disoccupati in Svizzera è tra i più bassi nel mondo. Bisogna però ricordarsi che dietro ai numeri, ci sono delle storie e delle famiglie. La disoccupazione, ha detto, rappresenta una perdita netta per la società: vanno in fumo competenze e qualifiche. Non si possono poi dimenticare le conseguenze sociali e familiari disastrose oltre che il costo per lo Stato sociale”.

“Le statistiche e i barometri, ha detto Renato Ricciardi, vice-segretario cantonale dell’OCST, sono utili, ma è importante incontrare e conoscere le persone”. Per questo il Primo maggio dell’OCST è stata l’occasione di ascoltare, nel corso di una tavola rotonda moderata da Davide Adamoli, giornalista GdP, le testimonianze di alcune persone che hanno raccontato il proprio percorso. “Chi seleziona il personale lo fa in maniera piuttosto meccanica, senza valutare a fondo le competenze di chi ha davanti. Accade per questo che chi ha un percorso di formazione inusuale venga messo da parte”, è stato detto. “La mia esperienza, ha riferito una lavoratrice che, dopo anni di lavoro, fatica a reinserirsi, è che i momenti di difficoltà e di debolezza che spesso ci si trova ad affrontare nella vita, diventano dei buoni motivi per essere messi da parte. È troppo difficile cambiare il proprio percorso professionale: l’esperienza, che da tutti è considerata un fattore chiave per la ricerca di un lavoro, diventa una gabbia dalla quale è difficile uscire”. I giovani intervenuti hanno anche raccontato le loro difficoltà dopo l’entrata in vigore della riforma della Ladi: “chi come me si è adattato a lavorare in ambiti lontani dal proprio profilo formativo, viene comunque penalizzato dalle nuove regole”, ha raccontato un giovane.

L’incontro si è concluso con l’intervento di Meinrado Robbiani, segretario cantonale dell’OCST, che ha presentato una serie di rivendicazioni. “L’OCST, ha detto, chiede che le imprese e le associazioni padronali esercitino una autentica responsabilità verso il territorio e la popolazione. Bisogna smetterla di speculare sulla libera circolazione. È inoltre importante che la libera circolazione sia riportata al servizio del benessere del nostro Paese e che le misure di accompagnamento siano potenziate”.

Non sono poi mancati, nel suo intervento, riferimenti all’attualità. “Una reazione indignata contro il gesto irresponsabile e provocatorio di una ditta rappresentativa del Mendrisiotto, la MES di Stabio, che ha disdetto il contratto collettivo di lavoro per mirare alla cancellazione della 13.a mensilità. Agli apprendisti stregoni che sono al suo timone diciamo a chiare lettere che questa conquista dei lavoratori non è in vendita. Se proseguono nel loro  disegno sappiano -e con loro sappia l’intero padronato ticinese, AITI in testa- che si assumono la responsabilità di uno scontro dal quale noi non ci tireremo indietro!”.