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2018

Il Lavoro n.1 del 25 gennaio 2018

Prima pagina

La Svizzera è minacciata dalla penuria di insegnanti. Lo sta dicendo da qualche anno il nostro sindacato dei docenti. È però in buona compagnia. L’Associazione degli insegnanti svizzeri (LCH) ha in più occasioni messo il dito nella piaga: «La penuria colpisce in modo particolare le classi più difficili da gestire, gli adolescenti della scuola media e le materie scientifiche. E il fatto che un numero sempre minore di maschi scelga questa professione non fa che aggravare la situazione».

Anche l’autorevole Centro svizzero di coordinamento della ricerca educativa (CSRE)non esita a esprimere giudizi inequivocabili nel suo «Rapporto sul sistema educativo svizzero 2010» . La Svizzera – si legge nel Rapporto – è il solo Paese dell’OCSE che forma gli insegnanti in soli tre anni, invece dei quattro degli altri Stati.

I docenti svizzeri trascorrono molte più ore di fronte alla classe rispetto ai colleghi degli altri Paesi europei. La CSRE documenta inoltre come il numero di insegnanti di età superiore ai 50 anni continua ad aumentare ovunque nella Confederazione. Il Ticino detiene il record e supera il 40 per cento. La LCH, da parte sua, ammonisce che per assicurare il ricambio generazionale occorre migliorare le condizioni di lavoro: «I salari per esempio, non sono più concorrenziali per quei giovani che fanno delle scelte seguendo anche criteri economici». Zurigo ha adottato misure urgenti per favorire l’assunzione di nuovi insegnanti. Altri cantoni stanno facendo lo stesso. E in Ticino?

L’OCST Docenti ha fatto dell’attrattiva della professione insegnante un suo cavallo di battaglia nel confronto con il Governo e il Decs.

Quanto affermato nella Laborem exercens al paragrafo 20, e cioè che lo scopo del sindacato è la «difesa degli interessi essenziali dei lavoratori in tutti i settori», può apparire ai nostri occhi un po’ scontato.
Il sindacato, allora, non è altro che una lobby, un gruppo di interessi? A ben vedere, è pro­prio tale fraintendimento che Giovanni Paolo II vuole evitare quando specifica che si tratta di «interessi essenziali». A differenza degli «in­teressi personali» o «individuali», che un lavo­ratore pretende esclusivamente per se stesso e contro gli altri, cioè in questo caso contro i datori di lavoro, gli «interessi essenziali» gli spettano in quanto persona.


 

 

manifestazioneAlla conferenza professionale del settore edile tenutasi a Olten il 19 novembre 2011, i delegati SYNA-OCST hanno fatto un bilancio sullo svolgimento delle trattative nel settore principale dell’edilizia.

Maggiore sicurezza

L’attuale pressione sui lavoratori e lo stress sui cantieri rendono assolutamente necessarie le rivendicazioni sindacali ed un aumento salariale equilibrato non può essere messo in discussione. Il settore edile sta infatti ancora attraversando un periodo molto positivo per le commesse.

Per questi motivi non è accettabile che si rimanga senza un contratto collettivo. È importante che le trattative proseguano e che i partner contrattuali, con rispetto reciproco e determinazione, giungano al rinnovo del Contratto Nazionale Mantello (CNM).

I delegati della base hanno quindi dato mandato ai propri rappresentanti al tavolo delle trattative di continuare e favorire il dialogo tra le parti.

Gli stessi delegati si sono inoltre espressi in favore di soluzioni di compromesso: ad esempio, nelle modalità già comunicate al padronato, in materia di salari minimi contrattuali per i giovani lavoratori (neo-diplomati).

SYNA e OCST restano per contro irremovibili sulla rivendicazione volta a determinare una più estesa protezione contro i licenziamenti. Con l’attuale pressione sui cantieri e i relativi effetti negativi sulla salute, ogni proposta padronale volta a banalizzare la protezione della salute dei lavoratori edili sarà categoricamente respinta.

Che il consistente apprezzamento del franco sottoponga l’industria ad una robusta pressione, non ci piove.

Che per farvi fronte l’AITI sfoderi prevalentemente l’arma delle riduzioni salariali o della prestazione di ore non retribuite è però una tangibile dimostrazione di scarsità di idee e di ristrettezza di orizzonti.

In una recente presa di posizione e conferenza stampa, gli industriali hanno lanciato un appello, che è in sostanza un ultimatum, dal titolo significativo: «Il tempo delle attese è scaduto». Si sollecita il sindacato, accusato di tergiversare, a fare urgenti concessioni, senza le quali diventerebbero difficilmente evitabili misure di licenziamento, delocalizzazioni parziali o chiusura di attività produttive.

 Un’impostazione riduttiva

Se è parzialmente comprensibile che singole aziende abbiano la mente interamente risucchiata dal tema del cambio, dall’AITI ci si sarebbe attesi una capacità di analisi ed una visione ben più ampia.

Suscita stupore che ci si concentri sulle riduzioni salariali, come se si tratti di un toccasana miracoloso, senza accennare allo sforzo prioritario che deve essere condotto sugli altri fattori di costo -del quale il personale costituisce una frazione minoritaria-. In questo ambito andrebbe d’altronde tenuto presente che nel nostro Cantone i livelli salariali sono già «europeizzati». Ci si colloca infatti di un 20 per cento (in taluni casi anche oltre) al di sotto delle medie nazionali.

Colpisce anche che, pur essendo stata adottata in concomitanza con il Messaggio del Consiglio di Stato in favore delle imprese, la presa di posizione dell’AITI non accenni, alzando un poco lo sguardo sopra le misure salariali, alla necessità che le imprese si mobilitino per cogliere le opportunità offerte dal Cantone e per mettersi in rete attorno ad obiettivi ed azioni di consolidamento strutturale del tessuto industriale. L’appello lanciato al sindacato avrebbe perlomeno trovato una collocazione meno sconsolatamente riduttiva.

Ciò che caratterizza l’azione del sindacalista OCST è la difesa dei diritti del lavoratore così come sono espressi non solo nelle leggi, ma anche nei contratti di lavoro e negli accordi che il Sindacato ha saputo stilare.
Quindi per il sindacato OCST è importante saper realizzare dei buoni contratti di lavoro. La necessità di contrattare è tanto più importante in Svizzera, dove non vi è una legislazione che imponga dei contratti obbligatori e, laddove esistono, essi sono comunque frutto di trattative e richiedono il coinvolgimento della maggioranza di soggetti implicati in tali accordi.
Nella composita attività sindacale quindi ha una rilevanza non secondaria la contrattazione che pone le regole che devono valere per chi opera in un’azienda, in un settore o in una professione.
In questo periodo le tensioni sul cambio franco euro hanno fatto diventare di dominio pubblico i contrasti tra sindacati e datori di lavoro sul pagamento del salario e sull’aumento (non retribuito) dell’orario di lavoro e la pressione a ridiscutere regole contenute nei contratti di lavoro!