Stampa

Il 35% della popolazione residente tra i 15 e i 64 anni si occupa regolarmente di custodire bambini o adulti. La maggior parte di quest’ultime sono attive sul mercato del lavoro. Un quinto delle persone che si assumono dei compiti di presa a carico, circa 353’000 persone, affermano che questi compiti limitano la loro attività professionale. Nella ricerca effettuata la maggior parte delle persone intervistate sono attive professionalmente (86% degli uomini, 69% delle donne).

Cifre introduttive
Secondo l’inchiesta svizzera «Conciliare vita professionale e vita familiare» del 2012, il 35% della popolazione residente in modo permanente, tra i 15 e i 64 anni, svolge regolarmente almeno un compito di custodia di bambini o adulti. In cifre stiamo parlando di circa 1,9 milioni di persone. Non sorprende che siano soprattutto i compiti di custodia dei bambini con meno di 15 anni nella propria famiglia, a essere i più frequenti. Questi compiti concernono un quarto delle persone (25%) tra i 15 e i 64 anni, mentre l’8% curano dei bambini di altre famiglie e il 6% si occupa regolarmente degli adulti (membri della famiglia o conoscenti malati, anziani o andicappati, che hanno più di 15 anni).
Le persone nella fascia di età 25-54 anni sono proporzionalmente le più numerose ad occuparsi di altre persone. Come compito principale vi è la custodia dei figli nella propria famiglia. Le donne se ne occupano maggiormente rispetto agli uomini in tutti i compiti di custodia.
Le donne tra i 55 e i 64 anni sono il gruppo che si occupa maggiormente degli adulti (17%). La parte corrispondente tra gli uomini della stessa fascia di età si attesta al 9%.
Per quanto concerne il tempo di lavoro delle donne che si occupano di custodia, esse lavorano maggiormente a tempo parziale o con percentuali ridotte rispetto a coloro che non hanno compiti di custodia.

Flessibilità del tempo di lavoro per ragioni familiari
Il 71% delle persone che custodisce altre persone regolarmente, può spostare, generalmente di un’ora, l’inizio e la fine della loro giornata di lavoro. Gli uomini possono usufruire di questa possibilità un po’ più spesso (67% donne, 75% uomini).
Il 56% delle persone attive professionalmente e che svolge compiti di custodia può generalmente prendere dei giorni di congedo per ragioni familiari senza dover usufruire dei giorni di vacanza.
La possibilità di ricorrere, per ragioni familiari, ai due tipi di lavoro flessibile appena menzionati, dipende dal settore economico in cui si è impiegati. Coloro che sono occupati nelle sezioni «insegnamento», «trasporti e magazzinaggio» e «costruzioni» beneficiano di questa possibilità meno della media. Al contrario, coloro che rientrano nelle categorie «attività specializzate e scientifiche», «informazione e comunicazione», «amministrazione pubblica» e «agricoltura e selvicoltura» beneficiano più spesso di queste due possibilità.
Nel settore «sanità e socialità» la proporzioni delle persone che possono spostare di un’ora l’inizio o la fine della giornata di lavoro è inferiore alla media. Nel medesimo settore si è invece al di sopra della media con la possibilità di prendere un congedo per ragioni familiari.
Se osserviamo i grandi gruppi professionali, si riscontrano anche qui delle differenze abbastanza importanti. I quadri, gli impiegati amministrativi e gli agricoltori/selvicoltori affermano di poter prendere dei giorni di congedo per ragioni familiari senza intaccare il conteggio delle vacanze e di spostare l’inizio e la fine della loro giornata. Mentre coloro che svolgono professioni intellettuali e scientifiche si situano al di sotto della media.
Restrizioni nell’attività professionale
Circa un quinto di coloro che curano regolarmente bambini o adulti affermano che questi compiti limitano la loro attività professionale. In totale stiamo parlando di circa 353’000 persone. Le donne sono maggiormente limitate rispetto agli uomini (25% contro 11%). Nelle donne, quelle che assicurano compiti di custodia di bambini nella propria famiglia si dicono maggiormente limitate rispetto a coloro che si occupano di adulti (31% contro 17%). Va da sé che questo dato è facilmente spiegabile tramite il fatto che un bambino ha degli orari «obbligatori» da rispettare (scuola, hobby,…) che incidono maggiormente sull’orario possibile di lavoro. Mentre, per quanto concerne la cura di un adulto, gli orari sono un po’ più autonomi e flessibili.

Desiderio di organizzare diversamente la vita professionale
Il 21% delle persone attive professionalmente e che si occupa della cura di bambini o adulti desidererebbe organizzare la loro vita professionale in modo diverso se i compiti di cura fossero svolti da altri. Circa un terzo delle donne che si occupano dei propri bambini in famiglia come pure un quinto di coloro che si occupa di adulti aspirano a un cambiamento.
Se consideriamo il tipo di cambiamento desiderato, ci ritroviamo con un modello abbastanza chiaro: le femmine vorrebbero lavorare di più (19%) se la questione della custodia dei bambini non fosse affidata a loro oppure risolta in un’altra maniera. Gli uomini con gli stessi compiti, vorrebbero invece diminuire l’orario di lavoro.
Il 32% delle persone inattive che svolge dei compiti di custodia di bambini o adulti vorrebbe rientrare nel mercato del lavoro e ridurre così i compiti di custodia. Questo fenomeno tocca circa 130’000 persone. Per le persone che custodiscono bambini della propria famiglia, 4 su 10 vorrebbero tornare a lavoro. Il 17% delle donne che custodisce i figli della propria famiglia non può lavorare o aumentare il tasso di occupazione proprio per via della mancanza di possibilità di «liberarsi» da questi doveri.

Riduzione del tempo di lavoro o interruzione dell’attività professionale
Nell’inchiesta, abbiamo chiesto alle persone con un o più bambini di meno di 9 anni nella loro famiglia e alle persone che si occupano regolarmente degli adulti, di indicare se in passato avessero ridotto il tempo di lavoro o interrotto la loro attività professionale per almeno un mese per delle ragioni di custodia, escludendo il congedo maternità. Il 41% delle femmine e il 13% degli uomini il cui bambino più giovane ha meno di 9 anni hanno affermato di aver ridotto il loro tempo di lavoro per almeno un mese per occuparsi del figlio. Per la maggior parte di questa categoria, la riduzione del tempo di lavoro non si è prolungata per più di 12 mesi.
Il 30% delle donne il cui bambino più giovane presente in famiglia ha meno di 9 anni, ha interrotto il lavoro per poter curare il proprio bimbo. Gli uomini interrompono meno frequentemente il proprio lavoro per questa ragione. Per la maggior parte delle persone toccate dall’interruzione, questa non supera generalmente i 12 mesi.
Accade invece meno spesso che le persone riducano o interrompano il proprio lavoro per custodire degli adulti. Solo l’11% afferma di aver ridotto il tempo di lavoro per un mese e il 7% per più di un mese.

Fonte: «Conciliation de la vie professionnelle et de la vie familiale», UST
Adattamento G.D.


Custodia complementare alla famiglia


Un bambino su due è regolarmente affidato ad un ambito extra familiare
Nel 2013, in Svizzera, il 60% dei bambini tra 0 e 12 anni era custodito in un ambito extra familiare o extra scolastico. Globalmente, il ricorso alla custodia è significativamente più importante quando i bambini sono in età prescolastica (0-3 anni: 74%) di quando si trovano nella fascia d’età scolastica (4-12 anni: 54%).

La custodia non istituzionale è il tipo di custodia più utilizzato
L’analisi del ricorso alle varie forme di custodia complementare mostra che, indipendentemente dall’età dei bambini, la custodia assicurata da persone vicine alla famiglia (parenti, conoscenti, vicini) o da personale domestico (tata, ragazzo/a alla pari, babysitter) è il tipo di custodia più utilizzato: il 44% dei bambini da 0 a 12 anni è custodito almeno un’ora alla settimana dalle persone private menzionate. Questi modi di custodia non istituzionali sono utilizzati principalmente tra 1 e 9 ore alla settimana, per delle custodie quindi di corta durata.
Il 30% dei bambini tra 0 e 12 anni usufruisce di almeno un tipo di custodia istituzionale, che siano l’asilo nido, dei centri extrascolastici o le mamme diurne. Il 20% dei bambini in età prescolastica frequenta un asilo o usufruisce dei servizi di una mamma diurna tra 10 e 29 ore alla settimana, contro il 14% che ne usufruisce solamente tra 1 e 9 ore e il 5% per 30 ore e più. Al raggiungimento dell’età della scolarizzazione obbligatoria (dai 4 anni), il tempo di custodia istituzionale si riduce significativamente.

Raffronto europeo: la Svizzera si distingue dagli altri Paesi per il tasso elevato di ricorso alla custodia istituzionale
In Svizzera, la percentuale di bambini di meno di 3 anni custoditi in strutture formali (istituzionali e scolastiche) si avvicina alla media europea (quasi 30% nel 2012). Per contro, la percentuale di bambini della stessa età custoditi in un ambito non istituzionale è nettamente più elevata che nella maggior parte dei Paesi europei: 55% in Svizzera, contro 43% in Italia, 38% in Austria, 29% in Francia e 13% in Germania. Questi risultati devono tuttavia essere considerati in maniera relativa rispetto al numero d’ore medio di custodia alla settimana: in effetti, in Svizzera, l’intensità della custodia formale o non istituzionale è una delle più basse nel raffronto europeo (17 ore in Svizzera contro 26 in media europea per il settore formale, 13 contro 21 per il settore non istituzionale).