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2020

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La sicurezza sul posto di lavoro è certamente un tema caro a tutti, in particolar modo a coloro che svolgono mestieri con un rischio più elevato. Con questo articolo proponiamo una breve panoramica delle cifre svizzere, sia per quanto concerne gli infortuni professionali, sia per quelli non professionali.

Cifre introduttive
268’922 infortuni professionali, queste le cifre per il solo 2013 in Svizzera secondo il SSAINF (Servizio centrale delle statistiche dell’assicurazione contro gli infortuni LAINF). Una cifra quasi invariata rispetto all’anno precedente (-0,3%). E l’andamento del 2014 si allinea con quello degli anni precedenti: a giugno infatti si erano già registrati 129’343 infortuni professionali, ossia un lieve aumento dello 0,7% rispetto all’anno antecedente. Importante far notare come nonostante il numero degli occupati in Svizzera sia aumentato, il numero degli infortuni professionali sia rimasto stabile negli ultimi anni.
Per quanto concerne gli infortuni non professionali, nel solo 2013 se ne sono registrati 516’725, mentre a fine giugno 2014 questa tipologia di infortunio registrava la cifra di 262’025.
Le cifre di questi ultimi due anni non sono ancora quelle definitive, perché vi è sempre discrepanza tra casi registrati e casi accettati (vedi box grigio). Per portare un esempio: nel 2012 si registrarono 269’608 infortuni professionali ma i casi accettati furono 257’038. Per quelli non professionali abbiamo invece 507’004 casi registrati ma «solo» 486’239 accettati.
In termini assoluti, ossia infortuni professionali e non, contando pure quelli dei disoccupati, nel 2013 si sono registrati 800’422 infortuni contro i 790’619 del 2012, di cui 756’186 accettati. Sempre nel 2013 sono stati 294’490 gli infortuni che hanno portato a un’indennità giornaliera (vedi box grigio).
Passando invece ai decessi dovuti a infortuni, nel 2012 (ultimo dato disponibile) se ne sono registrati 594, di cui 209 dovuti a infortuni e malattie professionali. Di questi ultimi, circa 100 all’anno vanno addebitati a incidenti sul lavoro.

I costi generati dagli infortuni
Nel 2012, in totale, hanno generato costi per 4,1 miliardi di franchi. Se guardiamo solo quelli professionali, questi sono costati 1,44 miliardi di franchi (anno 2012). Quest’ultimi vanno suddivisi in 456 milioni di franchi per le spese di trattamento, 650 milioni per le indennità giornaliere e il restante per spese varie quali rendite di invalidità ecc.
Per gli infortuni non professionali sono stati invece spesi circa 2,6 miliardi di franchi.

Il rapporto quinquennale del SSAINF
Secondo il rapporto 2008-2012 ogni giorno in Svizzera un lavoratore su 15 subisce un infortunio sul lavoro. Una delle maggiori cause di infortunio è l’essere colpito da un oggetto (uno su quattro): per esempio essere colpiti da un attrezzo usato da un collega o da un oggetto che gli è sfuggito. La parte più colpita di norma sono gli occhi che vengono a contatto con schegge, trucioli ecc. Un’altra causa molto presente sono le cadute dall’alto, da scale o ponteggi.
Sempre secondo la medesima fonte, in media nel periodo citato, sul lavoro, si sono infortunate 253’536 persone. Nel tempo libero invece, si infortunano più spesso coloro che praticano sport. Il 35% di tutti gli infortuni avviene in ambito sportivo o durante attività ricreative, il 27% in ambiente domestico e il 21% durante delle escursioni.
Per quanto concerne il Ticino, gli infortuni professionali sono stati in media 11’982 a cui si aggiungono 16’912 infortuni nel tempo libero. Entrando più nei particolari degli «infortuni ticinesi» in quelli non professionali troviamo al primo posto, con 5’461 casi, gli infortuni avvenuti in ambiente domestico e spazi privati. Secondariamente, con 4’471 quelli avvenuti durante escursioni o camminate, e al terzo posto, con 4’070 quelli legati allo sport. Sempre nel nostro Cantone nell’ambito degli infortuni professionali al primo posto si situano quelli causati da una caduta in piano o uno sviolamento (3’365); al secondo posto (3’206) abbiamo la categoria «essere colpito da, ricevere un contraccolpo, restare sepolto» e a chiudere il podio (1988 casi) con «pungersi, tagliarsi, escoriarsi».

I morti sui cantieri
Stando a un articolo apparso su «Le Matin» («Un mort chaque semaine sur les chantiers») due anni fa, sui cantieri si registrava, in media, un morto a settimana. Questa statistica riapre la diatriba sull’assunzione di lavoratori temporanei poco formati e dunque esposti a maggiori rischi. Negli ultimi dieci anni infatti il loro numero è esploso. Senza dimenticare che sovente sono meno formati e ciò espone a maggiori rischi pure i colleghi. Come ci conferma Paolo Locatelli, responsabile OCST del settore edilizia «Il ricorso a questo tipo di manodopera, vuoi per motivi di costo, vuoi per le scadenze sempre più difficili da rispettare, può certamente portare a un rischio maggiore di infortunio o decesso. Senza voler generalizzare, spesso questi operai mancano di esperienza e formazione, correndo dunque rischi che un operaio con maggiore esperienza e formazione riuscirebbe a gestire meglio. La SUVA, la SSIC, i sindacati e le aziende stesse, stanno svolgendo un ottimo lavoro nell’ambito della prevenzione e della messa in sicurezza dei cantieri. Purtroppo è un settore in cui il rischio zero non esisterà mai».

Apprendisti e infortuni
A conferma della tesi «meno formazione, maggiori infortuni» vi è il rapporto del SSAINF «Statistica infortuni-Tirocinio in sicurezza». Infatti per gli apprendisti il rischio di infortuni è nettamente superiore a quello dei colleghi già formati. Solo nelle aziende assicurate SUVA ci sono circa 19’000 infortuni annui tra gli apprendisti, di cui 3 con esito mortale. È importante notare però che gli infortuni che coinvolgono gli apprendisti sono meno gravi rispetto a quelli degli altri lavoratori: ciò probabilmente è dovuto alle diverse mansioni svolte, di norma più basilari per i giovani in formazione.
Questi infortuni avvengono perlopiù durante attività artigianali, attività per la quale gli apprendisti sono in formazione. La tipologia riscontrata maggiormente è l’essere colpiti da corpi estranei oppure procurarsi tagli ed escoriazioni. Il tutto è dovuto sicuramente alla loro scarsa familiarità ed esperienza con i macchinari e gli attrezzi del mestiere. Non da ultimo vi è una certa negligenza da parte dei giovani, forse dovuta all’inesperienza e l’immaturità. Dal medesimo rapporto emerge come gli infortuni avvengano molto più frequentemente il primo anno, per poi calare drasticamente nei successivi anni. Ciò non è invece valido per il rischio di infortunio, che rimane piuttosto costante negli anni, in quanto i lavoratori si trovano ad affrontare mansioni nuove.
Un’altra caratteristica, seppure meno rilevante, è che gli apprendisti, come pure i lavoratori già formati, si infortunano maggiormente il mattino rispetto il pomeriggio. Vi è però una differenza: al mattino la percentuale degli infortuni dei lavoratori è superiore a quella degli apprendisti, mentre al pomeriggio sono gli apprendisti a infortunarsi maggiormente, sintomo che probabilmente non hanno ancora la resistenza fisica e mentale per affrontare un’intera giornata di lavoro.
Fa strano notare come la maggior parte degli infortuni dei giovani in formazione avvenga durante attività tipiche dell’azienda (66%): seppur di primo acchito può sembrare anomalo, è dovuto al fatto che dovendo apprendere il mestiere partendo dalle basi, svolgono questi lavori con maggiore frequenza.

Prevenzione come miglior rimedio
Come già affermato in precedenza nell’ambito della prevenzione si stanno facendo passi da gigante, con campagne, giornate informative ecc. La strada intrapresa è quella giusta, lo dimostrano le cifre, dalle quali si evince che nonostante l’aumento dei lavoratori gli infortuni e i decessi sono stabili (talvolta in lieve diminuzione). Oltre a ciò sarebbe di sicuro aiuto alleggerire determinate scadenze, specialmente nel settore dell’edilizia, come ci conferma nuovamente Locatelli «Negli ultimi anni, pur di accaparrarsi lavoro, le aziende - non tutte chiaramente - hanno innescato una dinamica del «chi ci impiega meno tempo, con meno lavoratori con scadenze e prezzi stravaganti». A rimetterci in tutto ciò è sicuramente, oltre alla qualità, il lavoratore e la sua sicurezza».

Giorgio Donini

Glossario
Casi registrati e casi accettati
Un caso è registrato dal momento che la dichiarazione d’infortunio arriva all’assicurazione. In seguito, il caso sarà accettato o rifiutato. Siccome la dichiarazione d’infortunio necessita del tempo, l’anno di registrazione e l’anno di infortunio non sono sempre identici.

Indennità giornaliera
L’indennità giornaliera - anche per i disoccupati rispettivamente i cercatori di impiego - è attribuita in compensazione di una perdita di guadagno a causa di un’incapacità lavorativa, parziale o intera, fino al recupero della capacità lavorativa intera o la fissazione di una rendita.


Gli eroi del Gottardo

Tratto dal discorso del Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia di presentazione del restauro del monumento «Le vittime del lavoro» di Vincenzo Vela, ad Airolo.
La cerimonia di oggi (17 ottobre ndr) ha un significato profondo: (...) costituisce un rinnovato e sentito omaggio alla memoria degli operai che persero la vita mentre erano impegnati nei lavori di scavo della galleria ferroviaria del San Gottardo. Uomini giovani, forti e coraggiosi, quasi tutti stranieri, che hanno reso possibile, grazie al loro sforzo una grandiosa e unica opera dell’ingegno umano. (...) tanti viaggeranno sulla nuova AlpTransit, ahimè testimone ancora, anche se fortunatamente in numero decisamente minore, di altre vittime del lavoro.
(...) Le condizioni di lavoro allora erano pessime. Furono sperimentate nuove tecniche per ridurre i costi, anche se la fretta con cui furono messe a punto fu la principale causa dei gravi e numerosi incidenti.
(...) Fortunatamente con il tempo e la tecnologia, il rispetto per il lavoratore è aumentato. La costruzione costò la vita a 10 minatori per ogni chilometro costruito (177 morti solo per la costruzione della galleria di valico); 100 anni dopo con la costruzione della galleria stradale si ebbe un morto per ogni chilometro e oggi con AlpTransit si è ulteriormente abbassata di dieci volte.(...)