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In Ticino, quando sentiamo la parola Lift, viene spesso automatico il collegamento con l’ascensore. In realtà nel nostro cantone la parola per taluni ricopre molta più importanza di un «semplice» ascensore: è infatti l’acronimo di Leistungsfähig durch individuelle Förderung und praktische Tätigkeit (trad: efficienti grazie a un sostegno individualizzato abbinato ad un’attività pratica). Andando più nel dettaglio, si tratta di un progetto rivolto a giovani di terza-quarta media. Ma progetto di cosa?


Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Luca Bischof, docente di matematica e scienze alle Scuole medie di Viganello, che segue il progetto insieme ad altre due colleghe (Lilliana Montorfani e Suzana Antonic): «Lift è una risposta concreta ed efficace per una fascia di popolazione in difficoltà. Esso permette ai giovani con delle problematiche scolastiche, familiari, caratteriali ecc. di “ritrovarsi”, nel senso di riuscire a trovare una strada, un nuovo percorso, volto a un bene globale della persona che le permetta di guardare al futuro con fiducia. Partecipando i ragazzi riescono a maturare prima, a svolgere un processo interiore che consente di sviluppare determinate capacità che magari da soli non sarebbero riusciti a sfruttare. Aiutiamo e prepariamo la transizione tra la scuola media e il percorso post-obbligatorio (secondario II). Mi piace ricordare che il 98% degli studenti ticinesi non termina il proprio percorso formativo con le scuole medie. Si tratta dunque di una scelta fondamentale». Parlando con il nostro interlocutore, ci accorgiamo come Lift non sia semplicemente uno dei tanti e importanti progetti atti ad aiutare i giovani in età scolastica. Infatti si esula dal contesto scolastico, si arriva quasi a una scuola di vita: «I ragazzi una volta a settimana e per 12 settimane (di norma il mercoledì pomeriggio) effettuano 3 ore di lavoro presso una ditta. Questo permette loro, oltre a sviluppare una determinata costanza, di vivere la realtà lavorativa, comprendere il loro potenziale e capire meglio i propri punti di forza e i limiti.
Il connubio lavoro-scuola-accompagnamento ti insegna a usare le proprie capacità, vi è una sorta di processo di attivazione. L’accompagnamento da parte dei docenti Lift è importantissimo». Durante l’anno scolastico, per i ragazzi, vi è un incontro settimanale di un’ora con i docenti Lift «la cui figura è estremamente rilevante. Il docente a mio parere non è semplicemente un docente, è qualcosa in più, che va oltre al trasmettere le competenze scolastiche, specialmente quando si tratta di un progetto come questo».


Prevenire è meglio che curare

Come in molti ambiti, prima si interviene meglio è. Sembra una frase fatta e scontata, ma a volte non ce ne rendiamo conto: «Nonostante sia ancora in una fase sperimentale, Lift è il progetto di prevenzione più anticipato a livello di età (13-15 anni) attualmente in vigore. Cerchiamo di svegliare il giovane dall’infante, sono ragazzi che hanno bisogno di mettersi alla prova, hanno bisogno di un’occasione. Tramite Lift spesso riusciamo a fornire questa occasione. Con un processo di accompagnamento mirato cerchiamo di sopperire alle carenze del singolo». Per un profano verrebbe da chiedersi in cosa si distingue da un normale stage orientativo, di quelli che spesso si fanno in quel periodo scolastico e che risultano sovente decisivi per la futura «carriera»… «Gli uffici di orientamento svolgono un lavoro molto importante ma diverso: hanno a che fare con giovani a cui dare informazioni e stimoli per il progetto post-obbligatorio in consulenza personale o con i genitori. Non possiamo paragonare: il progetto Lift come detto è una scuola di vita, rivolta a ragazzi maggiormente in difficoltà che necessitano un accompagnamento più intenso e prolungato, di conseguenza più tempo abbiamo meglio è.
Ovviamente non tutti coloro che partecipano godono degli stessi benefici. Alcuni ragazzi, terminato il percorso, sono riusciti laddove mai avrebbero pensato di farcela. Altri invece hanno incontrato maggiori problematiche, è logico. Durante il percorso alcuni ragazzi hanno cambiato radicalmente idea riguardo il loro futuro aderendo sempre maggiormente alla realtà senza rinunciare ai propri sogni. La persona umana ha tantissime sfaccettature, risulta impossibile pensare a un percorso standard per ognuno. Ogni ragazzo va preso singolarmente, spetta a noi docenti Lift capire da che parte andare».


Il lavoro che permette di maturare e crescere

La vita adulta è volente o nolente, scandita e regolata dal lavoro. Genera in noi processi ed emozioni, a volte positivi altre negativi. Come spesso accade per gli adulti, svolge quindi anche nei ragazzi una funzione decisiva: «L’esperienza lavorativa aiuta a interiorizzare la realtà, ad avere contatti con gli adulti. Si inizia gradualmente a pensare al futuro e ci si avvicina al significato di lavoro inteso come assunzione di responsabilità, portare a termine un compito importante di almeno 12 settimane con impegno. Entrando a contatto con il mondo del lavoro, o meglio, il mondo degli adulti, il ragazzo sviluppa spesso delle domande interiori, che portano ad avanzare nel processo di maturazione. Abbiamo potuto osservare che questo genera poi un miglioramento significativo anche a livello scolastico.
Il progetto ha come intenzione quella di costruire una base per il proprio futuro. Concretamente chi partecipa al progetto Lift andrà a scegliere una professione e cercherà un posto di tirocinio. C’è chi ha trovato una scuola a tempo pieno adatta al proprio profilo. Oltre che uno sviluppo personale serve anche a livello orientativo, specialmente nell’ultimo anno scolastico. Ma l’orientamento, le idee chiare, derivano quando uno ha sviluppato una certa maturità, è qui che entra in gioco il lavoro del nostro progetto».


Problemi? Tutti risolvibili!

Da quanto descritto fin’ora parrebbe essere un progetto idilliaco, senza problemi di sorta e appoggiato da tutti. Una prevenzione che a livello cantonale vede impegnati 8 docenti in 5 sedi SME (Balerna, Gravesano, Morbio Inferiore, Riva San Vitale e Viganello) e 70 ragazzi. Eppure c’è sempre un ma, un però, una difficoltà. Sicuramente anche per i docenti che intraprendono questo viaggio non è tutto rose e fiori: «L’impegno è tanto sia per noi docenti che per i ragazzi che rinunciano a delle ore di tempo libero. I rapporti con ditte e persone sono frequenti, di conseguenza qualche problema logicamente nasce, ma personalmente penso sia tutto risolvibile collaborando.
L’impegno richiesto è grande, dunque abbiamo bisogno di tempo che purtroppo non sempre è disponibile visti i tanti appuntamenti che noi docenti giustamente abbiamo. Tanto per portare qualche esempio a livello di impegni del progetto Lift: lezione settimanale con il gruppo di allievi Lift, colloqui personali con gli allievi, con la famiglia, con i docenti di classe, con i datori di lavoro, riunioni tra noi docenti Lift di sede e cantonali, e anche con il gruppo di accompagnamento del progetto.
Inoltre i numeri sono in costante crescita, vien difficile pensare a un aumento di docenti se non ci sono delle condizioni adeguate che lo permettono, anche a livello finanziario. Senza dimenticare che alcuni docenti hanno il timore del muoversi in un campo che non è puramente il nostro, un ambito spesso nuovo.
Un altro problema rilevante è il fatto che alcuni ragazzi hanno bisogno di più tempo di quello attualmente a disposizione. Ma qui tocca alle famiglie intervenire il più precocemente possibile» tiene a precisare aggiungendo inoltre «c’è anche la problematica del trovare le ditte che si mettono a disposizione oppure più semplicemente come far partecipare il ragazzo all’attività lavorativa. Di fatto non tutti i mestieri sono adattabili a dei giovani ragazzi e per un tempo così limitato. Partecipare a un progetto di maturazione dei ragazzi è molto bello, regala soddisfazioni, è questa la nostra grande spinta ad andare avanti».
Il nostro interlocutore ci congeda lanciando una sorta di appello: «L’efficacia del progetto Lift è stata già dimostrata in breve tempo. Parecchi ragazzi hanno tratto beneficio dal percorso, in futuro a trarne beneficio sarà anche la società. Purtroppo non è semplice, il numero di ragazzi che avrà bisogno del progetto è destinato ad aumentare, come già accennato sopra. Ed è per questo che sarebbe un peccato non investire ulteriormente in questi ragazzi. Questo progetto è un’occasione per tutti noi!».

A cura di Giorgio Donini

 


 

La parola ai ragazzi

«Quando mi hanno proposto di seguire il progetto LIFT ho subito accettato, perché ero consapevole di aver bisogno di una mano per cominciare ad ambientarmi nel mondo del lavoro»

«Questo progetto mi ha aiutata ad essere puntuale, più precisa nel fare le cose, e la cosa che mi ha insegnato di più è come stare con gli adulti e come dovevo stare in gruppo; ed infine mi ha aiutato ad aprire gli occhi sul mondo del lavoro e ad essere nella realtà»

«Ero contenta di lavorare lì, le persone mi hanno accolta bene, ma più il tempo in ufficio passava mi piaceva sempre di meno lavorare, cominciavo a perdere la voglia di andarci. Ma sono felice di aver fatto questo stage LIFT perché ho capito che un lavoro simile non fa per me, e in fin dei conti ora ho le idee più chiare»

«A volte non ho molta voglia di andare a lavorare sapendo che alcuni dei miei compagni possono stare a casa, ma poi penso al futuro e mi rendo conto che sono avvantaggiata rispetto a loro. È bello sentire giudizi positivi nei miei confronti dalle persone che mi seguono al lavoro»

«Mi aiuta a capire come funziona il mondo del lavoro, ad essere nella realtà. Mi aiuta a capire come i genitori tornano a casa dopo una giornata lavorativa, e, anche se noi lavoriamo solo 3 ore, ritorniamo stanchi, ma anche felici di quello che abbiamo potuto fare»

«Dopo un anno di LIFT ho capito cosa voglio fare, quale percorso devo fare per arrivare a raggiungere i miei obiettivi»

«Grazie a quel lavoro sono maturato e ho imparato molte cose»

«Il progetto LIFT mi ha fatto maturare e tolto delle paure; ringrazio il Prof. per l’aiuto che mi ha dato e per quello che ha fatto per me»


«Anche se la datrice di lavoro ti richiama e ti sgrida non ti devi arrabbiare e non devi neanche prendertela. Invece devi fare il contrario, rendertene conto e cercare di fare meglio, dimostrare che solo quella volta hai sbagliato, ma che la prossima volta lo farai bene»

«Grazie al lavoro con persone più grandi sono diventata meno timida di quello che ero prima»

«All’inizio della quarta media avevamo quasi tutti le idee in chiaro»

«Il progetto LIFT mi ha indirizzato verso il mestiere che farò in futuro. Quel mestiere mi è piaciuto moltissimo, mi divertivo ad andare al lavoro. Ora ho una possibilità che mi prendano come apprendista»

«Sono contenta di aver fatto parte del progetto LIFT anche se uno degli stage non mi è piaciuto. Grazie a questo progetto sono riuscita anche a migliorare a scuola in questi due ultimi anni, perché ho capito che bisogna dare il massimo per raggiungere il proprio obiettivo»

«Il progetto LIFT mi ha permesso di conoscere vari lavori, ma mi ha anche tolto del tempo che di solito usavo per studiare. Ho dovuto iniziare ad organizzarmi durante la settimana trovando altri momenti di studio e, per finire, a scuola sono addirittura migliorato»

«Spero che si continui a fare questo progetto perché può davvero aiutare moltissimi altri ragazzi»