In Svizzera, quasi 2 milioni di persone, pari al 40% della popolazione attiva, lavorano a tempo parziale. Lo rivela una pubblicazione dell’Ufficio federale di statistica uscita il 2 settembre 2025. Il lavoro a tempo parziale è notevolmente aumentato negli ultimi anni.
Consente alle lavoratrici e ai lavoratori di conciliare la propria attività professionale con le responsabilità familiari o con la formazione. Ma il lavoro a tempo parziale presenta anche aspetti problematici, come le richieste eccessive dei datori di lavoro in termini di flessibilità oraria. Per Travail.Suisse, è chiaro che il lavoro a tempo parziale risponde a un bisogno importante delle lavoratrici e dei lavoratori. Tuttavia ne vanno modernizzate e migliorate le condizioni.
In Svizzera, quasi 2 milioni di persone hanno un impiego a tempo parziale. Questo corrisponde a circa il 40% di tutti i lavoratori, come mostra una pubblicazione dell’Ufficio federale di statistica apparsa il 2 settembre (vedi link). È aumentato notevolmente negli ultimi anni: dal 1991 la percentuale è cresciuta di 13 punti percentuali. Allo stesso tempo, il profilo di questo tipo di lavoro è cambiato. Mentre sempre meno donne lavorano con un grado di occupazione molto basso, gli impieghi a tempo parziale con percentuali più elevate sono sempre più frequenti tra entrambi i sessi. Rimane molto diffuso, soprattutto tra le donne: nel 2024, il 72% delle persone occupate a tempo parziale era costituito da donne.
Anche tra le diverse fasce d’età emergono differenze significative. Le lavoratrici e i lavoratori più giovani sono più spesso impiegati con bassi tassi di occupazione, ad esempio per finanziare gli studi. Quelli di mezza età, invece, occupano più sovente posti di lavoro a tempo parziale con un tasso d’occupazione più elevato, in particolare per conciliare lavoro e famiglia. Tra gli over 65, prevalgono nuovamente gli impieghi con bassi tassi di occupazione, che si protraggono anche dopo l’età pensionabile.
Misure volte a modernizzare il «modello svizzero» di lavoro a tempo parziale
Nel giugno scorso, Travail.Suisse e le sue federazioni hanno proposto una ventina di misure per adeguare il «modello svizzero» di lavoro a tempo parziale (vedi «il Lavoro» n.9 del 10 luglio 2025). Questo modello rappresenta il mercato del lavoro svizzero, poiché risponde ai bisogni reali. «Il lavoro a tempo parziale è fondamentale per conciliare vita professionale e familiare, e non ha nulla a che vedere con la pigrizia», spiega Thomas Bauer, responsabile della politica economica presso Travail.Suisse.
Valérie Borioli Sandoz, responsabile della politica dell’uguaglianza e della conciliazione presso Travail.Suisse, spiega: «Le lavoratrici e i lavoratori a tempo parziale subiscono spesso gli effetti negativi legati a questa modalità di impiego, ad esempio in materia di previdenza professionale. La legge vigente non tiene sufficientemente conto della realtà del lavoro a tempo parziale. È urgente istituire delle norme e proteggere meglio i lavoratori e le lavoratrici».
Troppi dipendenti, in particolare donne con figli, si vedono costretti ad abbandonare il lavoro perché il datore di lavoro rifiuta di concedere loro una riduzione d’orario oppure perché le richieste in termini di disponibilità e pianificazione non sono compatibili con le loro responsabilità familiari. «Chi si prende cura di bambini, di un partner malato o disabile, o chi assiste regolarmente i propri cari, dovrebbe avere il diritto di ridurre temporaneamente il proprio orario di lavoro e di pianificare con anticipo le proprie giornate lavorative», dichiara Valérie Borioli Sandoz.
Travail.Suisse osserva con preoccupazione che il lavoro a tempo parziale viene sempre più spesso utilizzato in modo abusivo dai datori di lavoro per rendere maggiormente flessibili gli orari lavorativi. Con le disposizioni legislative attuali questo è perfettamente possibile e legale.
«La legge sul lavoro non è mai stata adattata a questa nuova realtà. Di conseguenza, la durata massima dell’orario di lavoro di 45 o 50 ore si applica anche ai lavoratori a tempo parziale. Ciò induce i datori di lavoro ad abusarne come forma di impiego estremamente flessibile, poiché consente loro di coprire facilmente e a basso costo i picchi di lavoro, a scapito dei lavoratori», spiega Thomas Bauer.
Trad. C. Calderoni
