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2020

Il Lavoro n.1 del 6 febbraio 2020 Il Lavoro n.2 del 27 febbraio 2020
Il Lavoro n.3 del 12 marzo 2020 Il Lavoro n.4 del 28 maggio 2020
Il Lavoro n.5 del 18 giugno 2020 Il Lavoro n.6 del 9 luglio 2020
Il Lavoro n.7 del 3 settembre 2020 Il Lavoro n.8 del 24 settembre 2020
La maggioranza borghese della Camera bassa è riuscita lo scorso 24-25 settembre a togliere ulteriore sostanza alla revisione della legge sull’uguaglianza. Travail.Suisse è profondamente delusa per il disprezzo dimostrato dalla maggioranza del Consiglio nazionale verso la metà della popolazione svizzera. Si spera che la camera alta posso correggere le modifiche.
Per combattere la discriminazione salariale è stato quindi deciso di lasciar fare al mercato e alle imprese, nonostante l’esperienza abbia dimostrato che non è certamente la via corretta. Il fallimento della revisione della Legge sull’uguaglianza è palese: le modifiche accettate dal Consiglio nazionale hanno svuotato il progetto della sua sostanza. Fortunatamente almeno l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne senza alcuna contropartita non è stato approvato.
 
Il limite di 100 impieghi a tempo pieno è un affronto
La maggioranza delle donne lavora a tempo parziale, spesso proprio a causa di mancanza di condizioni quadro adeguate. La maggior parte delle medie imprese potrà continuare a utilizzare delle griglie salariali discriminatorie e non rispettando così la costituzione federale. La maggioranza del Consiglio nazionale ha modificato il calcolo della soglia senza nemmeno sapere quante imprese delle 5760 con più di 100 impieghi sarebbero state coinvolte. Il tutto dopo che nel 2005 l’Ufficio federale di giustizia aveva dimostrato che la legge sull’uguaglianza era assolutamente inefficace per combattere le discriminazioni salariali.
Non includere l’apprendistato nell’autocontrollo equivale a ignorare quanto è stato dimostrato dagli studi: al primo impiego le giovani donne guadagnano già il 7% in meno rispetto ai giovani uomini nonostante dispongano degli stessi risultati scolastici, delle stesse competenze e del medesimo lavoro. Dopo il passaggio alla camera bassa la legge resta dunque inefficace. La maggioranza dei datori di lavoro, resta libera di rispettare – nel caso ne abbia voglia- lo Stato di diritto. 
Travail.Suisse è delusa per il risultato del dibattito alla Camera bassa. Secondo Valérie Borioli Sandoz, responsabile delle Politiche di uguaglianza: «Accettare che la maggior parte delle imprese violi la Costituzione e non rispetti la legge in maniera ripetuta è pessimo. Il messaggio dato dalla maggioranza è semplicemente scandaloso». Ora il progetto di legge torna al Consiglio degli stati. È sperabile che vengano apportate delle correzioni, il «laisser-faire» è inaccettabile e la discriminazione salariale costa circa 7 miliardi ogni anno alle donne.