Era il 17 maggio 2025 quando con una grande manifestazione a Zurigo e Losanna si dava avvio alle trattative per il rinnovo del contratto nazionale degli edili. Giornate lavorative più brevi e mantenimento del potere d’acquisto, queste le principali rivendicazioni che hanno convinto oltre 10’000 lavoratori a rispondere alla chiamata sindacale. Nei mesi successivi, una decina di incontri molto tesi con gli impresari costruttori, le giornate di sciopero su tutto il territorio svizzero iniziate a Bellinzona il 20  ottobre: a metà dicembre, faticosamente, una bozza d’intesa poi approvata dalle rispettive istanze espressione della base.

Iniziano subito le negoziazioni locali per rinnovare il contratto cantonale: una decina di incontri di trattativa nervosi sfociati a inizio maggio 2026 in un accordo equilibrato valido per i prossimi 6 anni.

Di solito le negoziazioni terminano con un compromesso che non soddisfa pienamente le parti. In questa lunga cavalcata per raggiungere una solida piattaforma contrattuale, i lavoratori edili possono invece dichiararsi soddisfatti. 

Nei prossimi 6 anni, le giornate lavorative saranno più brevi, viene introdotta una nuova indennità di cantiere (oggi 4 fr. al giorno che saranno aumentati a 6.5 fr. dal 1° gennaio 2027 per poi passare a 9 fr. al giorno nel 2028), il tempo di viaggio per raggiungere i cantieri viene registrato dal primo minuto (tolta la franchigia dei primi 30 minuti), i salari minimi saranno adeguati automaticamente al carovita mentre a partire dal 2029 sarà garantito il potere d’acquisto dei salari reali con un meccanismo di aumenti salariali semplice e chiaro.

Due considerazioni a mo’ di bilancio finale, vanno pur fatte. La prima è sull’aver sottoscritto due contratti con una durata insolitamente lunga. Dall’inizio degli anni duemila il settore dell’edilizia principale, con i suoi 80’000 lavoratori attivi in tutta la Svizzera, ha ripetutamente messo in scena un aspro confronto tra chi voleva migliorare le condizioni dei lavoratori e chi invece le voleva smantellare. Una situazione che sfociava in giornate di protesta e scioperi che conducevano le parti a raggiungere un responsabile compromesso. Un contratto di sei anni, almeno sulla carta, favorisce la normalizzazione dei rapporti tra sindacato e padronato per lavorare assieme allo scopo di migliorare l’attrattiva della professione. Nei prossimi anni il settore edile sarà confrontato con un ricambio generazionale: già ora è difficile reperire manodopera qualificata e la situazione peggiorerà. La soluzione è una sola: migliorare l’immagine del lavoro in cantiere e investire con maggiore convinzione sulla formazione professionale.

La seconda considerazione, di carattere squisitamente sindacale, è quella di pretendere che ciò che è stato scritto nel contratto collettivo di lavoro sia integralmente applicato. È ciò che i lavoratori hanno chiesto con insistenza: «non serve a nulla scrivere un buon contratto se poi non viene rispettato». Ecco allora quella che sarà l’attitudine dell’OCST nei prossimi sei anni: saremo intransigenti e costanti sul rispetto delle condizioni di lavoro.