Si è tenuto venerdì scorso a Como l'incontro di tutti i rappresentanti sindacali dei frontalieri, sia svizzeri sia italiani. In sala erano dunque presenti le sigle OCST, SYNA, USS, CGIL, CISL e UIL. All'ordine del giorno vi era l'annoso tema della tassa sulla salute, formalizzata con la legge di bilancio a far data dal gennaio 2024 ma mai entrata in vigore.
Cosa è emerso
Tutte le Organizzazioni sindacali, sia svizzere sia italiane, hanno ribadito il giudizio di forte contrarietà all'adozione di questa legge, auspicando che i Ministeri competenti non procedano con il decreto attuativo.
Tuttavia, a fronte di una concreta applicazione, i sindacati confermano la volontà di procedere con la via del ricorso al Tribunale ordinario per porre la questione di quelli che, a nostro avviso, sono degli evidenti profili di incostituzionalità alla Corte costituzionale.
I sindacati intendono infine promuovere un calendario di assemblee, sia informative, sia di aperta discussione con i lavoratori, anche al fine di stabilire con loro come muoversi nel concreto.
Queste assemblee, inizialmente ipotizzate per il mese di settembre, avverranno tuttavia solo dopo che la Regione Lombardia avrà convocato nuovamente i sindacati italiani di CGIL, CISL e UIL, in quanto la stessa Regione aveva promesso la possibilità di un nuovo confronto nel mese di settembre (ricordiamo, infatti, che vi fu un primo incontro nel mese di luglio, il quale tuttavia non fu affatto risolutivo).
Seguiranno dettagli su tali eventi nelle prossime settimane (verosimilmente nell'arco del mese di ottobre).
Ripassiamo: cosa è la tassa sulla salute?
La cosiddetta "tassa sulla salute" è un contributo obbligatorio introdotto dalla legge di bilancio italiana nel dicembre 2023. Prevede che i "vecchi frontalieri" versino una quota del proprio reddito al Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Il contributo sarà compreso tra il 3% e il 6% del reddito netto annuo, con un importo minimo mensile di 30 euro e un massimo di 200 euro. Le Regioni di confine (Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta) sono incaricate di definire le modalità di calcolo e di riscossione.
Ad oggi, tuttavia, la tassa non è ancora operativa, poiché i Ministeri competenti non hanno emanato i provvedimenti attuativi. Inoltre, non è previsto alcuno scambio di dati tra Svizzera e Italia sui “vecchi frontalieri”, rendendo difficile l’identificazione automatica dei soggetti interessati. Si ipotizza quindi un sistema di autocertificazione da parte dei lavoratori.
La posizione del sindacato OCST
OCST ha espresso fin dall’inizio una chiara contrarietà alla tassa sulla salute, per ragioni di merito e di legittimità:
- è iniqua, perché ignora il fatto che i frontalieri già contribuiscono al sistema pubblico italiano attraverso i ristorni fiscali (pari al 40% di quanto versato alla fonte in Svizzera);
- è ingiustificata, perché contraddice quanto affermato dallo stesso Ministero della Salute nel 2016, che allora escluse la necessità di contributi supplementari;
- è problematica sotto il profilo legale, perché sembra in contrasto con il nuovo Accordo sulla tassazione dei frontalieri, entrato in vigore nel 2023, che stabilisce come unica autorità fiscale competente la Svizzera.
La proposta lombarda di destinare una percentuale delle risorse alla creazione di un welfare di confine non modifica la nostra posizione di contrarietà.
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