
I sindacati OCST, VPOD E CCS sottopongono al Consiglio di Stato un pacchetto di richieste a favore dei dipendenti statali. Comprende misure specifiche come il recupero degli scatti di anzianità, aumenti salariali, recupero degli stipendi persi negli anni Novanta, interventi sulle condizioni di lavoro, come le 40 ore. Il documento nasce dall’analisi dell’evoluzione della realtà economico-sociale.
In vista dell’elaborazione del preventivo 2002, le Organizzazioni sindacali OCST, VPOD e CCS hanno sottoposto martedì al Consiglio di Stato una serie di rivendicazioni riguardanti il personale, che vengono illustrate nel documento pubblicato in queste pagine.
Alcune di queste rivendicazioni erano già state avanzate nel corso dell’anno 2000, in vista del preventivo 2001, ma non avevano trovato accoglienza favorevole da parte del Governo. V’era stata comunque la promessa di un loro riesame, in vista precisamente del preventivo 2002 ; lo conferma il verbale dell’incontro politico dell’11 ottobre 2000.
Per meglio comprendere le richieste sindacali, occorre tuttavia ricollegarsi alla politica del personale attuata negli anni ’90 e al contesto economico e sociale del decennio testé trascorso, in quanto da essi scaturiscono linee di tendenza molto chiare, che impongono oramai una decisa correzione di rotta della politica retributiva dei dipendenti pubblici.
Dal 1991 al 2000, l’indice ufficiale dei prezzi a fine anno (Fonte: UFS) è aumentato del 21,24%. Il salario lordo dei dipendenti pubblici del Cantone Ticino è invece salito solo del 15,8% (perdita di 5,4 punti percentuali).
Ben peggiore però risulta il confronto con l’evoluzione del salario netto: per i dipendenti al massimo degli stipendi, l’aumento è stato solo del 10.25%, con una perdita di 10.99% punti percentuali rispetto all’indice dei prezzi. Ma peggio ancora si sono trovati i dipendenti che non avevano raggiunto il massimo della loro classe di stipendio, ai quali, oltre alle penalizzazioni comuni a tutto il personale, sono stati bloccati gli avanzamenti cui avrebbero avuto diritto.
Questi dati sono verificabili in alcune esemplificazioni che sono allegate a questo documento presentato al Consiglio di Stato.
A tutto questo occorre ancora aggiungere la riduzione dell’ 1% dei contributi versati dallo Stato alla Cassa Pensione, che costituisce anch’essa una diminuzione di un salario differito (rendita di pensione). L’andamento attuale dei mercati azionari impone una misura correttiva urgente di rafforzamento delle finanze della CP, e questa sembra a noi proprio la più equa, in questo momento.
Ai dipendenti del Canton Ticino sono stati chiesti gravosi sacrifici, rispetto a quanto le leggi in vigore all’inizio degli anni ’90 avevano loro promesso. I calcoli sin qui presentati, contemplano solo l’ipotesi del semplice mantenimento del potere d’acquisto e mettono in evidenza solo le perdite intervenute in rapporto a quell’ipotesi.
Occorre altresì tenere presente, che sulla base dei dati dell’UFS, il PIL a prezzi costanti è passato in Svizzera dai 314,7 miliardi di franchi del 1991, ai 345,5 miliardi del 2000, con un incremento percentuale del PIL reale del 9,8%. Questa è ricchezza prodotta, ma di essa i dipendenti pubblici del Cantone Ticino non hanno visto assolutamente nulla.
Alla luce di questi dati, e ricordato come due anni or sono il Consiglio di Stato si sia attribuito un autoscatto, avallato con qualche mugugno dal Parlamento, riteniamo giunto il momento di invertire la rotta e di concedere al personale dello Stato un recupero dei suoi livelli retributivi, assieme ad una revisione dell’onere di lavoro.
Per quanto riguarda i docenti, inoltre, ricordiamo la necessità di ripensare la politica seguita in questo ultimo decennio, nel quale, contrariamente al passato, e negligendo quelle che sono le caratteristiche proprie alla professione, si sono pesantemente aggravate le condizioni all’inizio di carriera, ciò che sta gradatamente rendendo poco attrattiva una professione, tanto importante per il futuro del paese. Una revisione in tal senso è tanto più necessaria in questo momento, in quanto siamo alla vigilia di un forte ricambio generazionale nel mondo della scuola.
Sulla base delle motivazione esposte nella prima parte (vedi pagina precedente), i movimenti sindacali firmatari del presente documento, hanno inoltrato al Consiglio di Stato le seguenti richieste.
OCST, VPOD E CCS sono sicuri che il Consiglio di Stato vorrà comprendere lo spirito di queste rivendicazioni, dettate da un’analisi dell’evoluzione di medio periodo della realtà economico - sociale e dell’evoluzione della condizione retributiva dei dipendenti pubblici. Ricordano inoltre che gli impiegati e gli operatori dei servizi sociali hanno dovuto far fronte negli anni recenti a compiti accresciuti con meno personale a disposizione, mentre nella scuola questi sono stati anni di profondi cambiamenti (riforme plurime in tutti i settori) e di risparmi, che hanno fortemente sollecitato il corpo insegnante. Chiedono perciò, da parte del Governo e da parte del Paese, un giusto riconoscimento dell’impegno dimostrato dal personale pubblico al servizio dello Stato, affinché questo possa anche in futuro assolvere i suoi compiti a soddisfazione dei cittadini.
Le associazioni sindacali firmatarie del documento chiedono pertanto la convocazione di un incontro politico, possibilmente entro una data che permetta ancora margini per una vera trattativa. Questo incontro - preannunciato dallo stesso CdS nella lettera dello scorso 6 settembre - dovrebbe essere preceduto, come in passato, da un incontro tecnico con i responsabili della Sezione delle risorse umane per una verifica, anche di natura finanziaria, delle richieste che sono state presentate. Viene chiesto, nella stessa occasione, un incontro tra i sindacati docenti e i vertici del Dipartimento Istruzione e Cultura (DIC) per una ridefinizione dello statuto degli insegnanti, formatori e diplomati, della nuova ASP.