
Questo documento è finalizzato a fornire una base di discussione che consenta a sindacati e Consiglio di Stato di operare le scelte più opportune per rendere attrattiva la professione dell'agente di polizia, confrontato - come è sotto gli occhi di tutti - con una criminalità dotata di mezzi sempre maggiori.
In maniera sintetica, si intende indicare sia a livello analitico sia nella dimensione propositiva alcune necessarie piste di lavoro per migliorare le condizioni di lavoro dell'agente di polizia.
Il sindacato auspica una migliore comprensione della situazione in cui si trova ad operare il Corpo di Polizia e che si possa realizzare tra le parti una convergenza di analisi e di proposte nell'evidente interesse generale di tutta la popolazione del nostro Cantone.
Alla salvaguardia della sicurezza, il Governo cantonale dedica alcune considerazioni nel Rapporto al Gran Consiglio sul secondo aggiornamento delle linee direttive e del piano finanziario 2000-2003 dell'ottobre 2001. Il Consiglio di Stato indica, in particolare, l'esigenza di 'sviluppare in dimensione regionale e intercomunale il concetto di sicurezza di prossimità' con l'obiettivo di 'incrementare l'efficacia delle unità di polizia comunale' attraverso una 'aggregazione delle forze in campo'.
Tra i principali obiettivi operativi, oltre a rispondere alle indispensabili necessità sul piano logistico (nuovo Comando a Giubiasco, ampliamento della sede del Reparto mobile del Sottoceneri a Noranco, centrale d'allarme, nuova rete radio, …), si conferma la completazione del potenziamento degli effettivi della polizia.
Tale potenziamento risulta peraltro indispensabile alla luce delle accresciute problematiche legate alla criminalità (mobilità degli autori di reati, migliore organizzazione, maggiore pericolosità, ecc.) e della conseguente insufficiente copertura del territorio cantonale.
A nostro modo di vedere, il Consiglio di Stato non indica, tuttavia, la necessità di migliorare le condizioni generali di lavoro in cui gli agenti (cantonali e comunali) di polizia prestano servizio per combattere una delle emergenze più problematiche dichiarate dal Governo: il permanere delle minacce della criminalità , che non risparmiano certo la nostra regione.
Tra le preoccupazioni maggiori della popolazione ticinese figura inoltre il problema del traffico. Alla polizia stradale incombono compiti di sempre maggiore intensità nella regolamentazione del traffico (in particolare quello pesante). Le condizioni in cui gli agenti si trovano ad operare stanno diventando estremamente difficili.
Occorre ricordare che l'attuale situazione - e tendenzialmente non s'intravedono miglioramenti nel futuro prossimo - impone agli agenti un serrato confronto con due dirette conseguenze. Da una parte, la complessità accresciuta dei compiti affidati alla nostra Polizia esige uomini e donne impegnati al fronte senza riserve e con un alto grado di motivazione.
Dall'altra, l'aumento di sollecitazioni da parte della popolazione che, di fronte a paure e incertezze, aumenta le richieste di presenza e di efficacia a tutto il Corpo di polizia e non lesina giudizi sul suo operato. Anche in questo caso fornire tempestivamente adeguate risposte è possibile solo se si ritrovano motivazioni nuove.
In definitiva, gli stessi agenti rilevano come l'autorità politica e i responsabili del Corpo di Polizia chiedono loro sempre di più, ma hanno il sentimento che non si è pronti a dare nulla!
La riorganizzazione (che ha visto in questi anni intensamente impegnati il Comando del Corpo e i sindacati) fatica a produrre effetti benefici sull'attività quotidiana degli agenti. A questo riguardo il sindacato si attende concreti miglioramenti organizzativi. Quello che è certo per il momento è che le ripetute misure di risparmio e gli aumentati oneri economici hanno notevolmente intaccato il reddito dei funzionari pubblici e delle loro famiglie, incidendo non poco sulle condizioni di lavoro e sul morale degli agenti.
Accanto alla diminuzione del salario reale, gli agenti hanno dovuto far fronte, come gli altri cittadini, agli importanti aumenti dei costi assicurativi (si pensi solo alla assicurazione malattia) e in generale di prezzi e tariffe.
Gli agenti della Polizia cantonale (ma nella stessa situazione si trovano anche gli agenti di molte Polizie comunali) lamentano perciò, a giusta ragione, le rilevanti perdite salariali subite negli anni della crisi. Numerose sono le persone che esprimono disagi reali legati a redditi familiari insufficienti a bilanciare i crescenti costi delle economie domestiche. Queste perdite salariali non sono state in alcun modo compensate con miglioramenti significativi delle condizioni di lavoro, in un momento in cui, come accennato nel paragrafo precedente, le esigenze e le aspettative legate alla sicurezza espresse da cittadini e autorità e i compiti attribuiti alla Polizia sono aumentati costantemente.
È ben comprensibile, a questo punto, come il fattore salariale incida in modo negativo anche sulla motivazione dell'agente di polizia, sollecitato da più parti ad assumere nuovi compiti, a dimostrarsi flessibile ai cambiamenti organizzativi in corso e a svolgere il proprio lavoro con sempre maggiore qualità ed efficacia.
Una migliore attrattività del lavoro in Polizia passa sicuramente da un buon clima interno e da rapporti gerarchici basati sul reciproco rispetto. A questo riguardo va perseguita la via verso relazioni umane tra colleghi e con i superiori ancora migliori. Come pure va continuata e allargata la partecipazione dei collaboratori e il loro coinvolgimento attivo nella definizione dei principali progetti di riorganizzazione interna.
Ma alcuni segnali fanno capire come sia giunto il momento per rispondere concretamente alle richieste di rivalutazione delle condizioni salariali e contrattuali degli agenti di polizia.
Uno di questi è costituita dalla limitata frequenza ai concorsi pubblicati in questi anni per l'ammissione alla scuola di polizia. Un interesse scemato che può essere messo in relazione con le poco attrattive condizioni retributive che vigono nel Corpo, in particolare se collegate alle accresciute esigenze in termini di qualità delle prestazioni richieste all'agente di polizia.
Un riferimento ulteriore può essere fatto valere. Si tratta del confronto di alcuni aspetti delle condizioni di lavoro in altri Cantoni e in settori analoghi.
La migliorata posizione del Ticino nella graduatoria della forza finanziaria dei Cantoni svizzeri non impedisce purtroppo il persistere, anche nel settore pubblico, di un ritardo salariale rispetto alle medie nazionali.
L'ultima rivalutazione salariale settoriale concernente il Corpo di polizia -ad eccezione degli ufficiali capi area e di alcune funzioni del servizio di informatica - risale ormai al 1° gennaio 1987.
In un'epoca caratterizzata, da un lato, dall'apertura delle frontiere agli scambi e ai flussi delle persone e dall'altro, dal rischio di chiusura delle popolazioni indigene, la responsabilità che incombe alle autorità politica e agli agenti pubblici è rilevante.
Si tratta di assicurare, come i cittadini chiedono, la giusta sicurezza, nodo centrale per una pacifica convivenza tra i popoli. Il ruolo che svolge la polizia in questo contesto è strategico.
Da una parte, deve saper affrontare con professionalità funzioni nuove e antiche e dall'altra, dimostrare quell'umanità capace di rassicurare e dominare con autorità i problemi di ordine pubblico e di sicurezza del cittadino.
Ma umanità e professionalità, si sa, non si acquistano. Si possono però educare e far crescere. Il sindacato ritiene di svolgere il proprio ruolo rivendicando comprensione condivisa e disponibilità al dialogo per migliorare le condizioni di lavoro di questi agenti pubblici, che si trovano al fronte, mai facile, dei conflitti nel nostro mondo.
Il presente documento è stato approvato dal comitato del Sindacato cristiano-sociale dei Funzionari di polizia il 7 maggio 2002 ed è stato inviato - tramite i presidenti - ai comitati delle due altre associazioni sindacali della Polizia cantonale.