
Il rapporto donna-lavoro è oggetto di ricorrenti analisi e studi, ai quali il coordinamento donna-lavoro dell’OCST dedica una costante attenzione. Scostandosi dall’alveo della riflessione teorica, ha però inteso anche dare voce, al di fuori di schemi e modelli prefissati, alle lavoratrici stesse. Ha cioè promosso uno spazio di espressione, che consentisse di raccogliere le esperienze e le considerazioni dirette delle donne.
Sono perciò stati indetti ripetuti incontri con lavoratrici attive nelle principali categorie professionali, con le quali è stato sondato il loro rapporto con il lavoro e il riverbero di quest’ultimo sulla vita familiare.
Nel presente documento viene evidenziato in modo sintetico il frutto di questo impegno, il cui valore consiste nel costituire uno specchio trasparente e immediato delle valutazioni e riflessioni proposte dalle lavoratrici interpellate.
Il coordinamento donna-lavoro presenta i risultati di questa iniziativa, che offre spunti per un’ulteriore riflessione e approfondimento, con l’obiettivo di mettere a fuoco la posizione della donna nel mondo del lavoro e di identificare gli assi di azione del sindacato.
I colloqui hanno coinvolto un campione rappresentativo di lavoratrici in forma sia individuale che collettiva, tenendo conto di criteri riguardanti il campo professionale, la formazione e funzione lavorativa, l’età, lo stato civile, la nazionalità e la regione di provenienza.
Alle intervistate non è stato sottoposto un questionario puntuale. Sono invece state chiamate a pronunciarsi su argomenti di portata generale, così da lasciare loro il più ampio e libero spazio di espressione.
Pur avendo rivolto una specifica attenzione alla rappresentatività del campione intervistato, non si ha la pretesa di offrire un documento dal carattere scientifico. Ha infatti prevalso l’interesse per l’espressione spontanea e libera delle donne interpellate.
Il contributo della donna al reddito familiare è non solo un mezzo per incrementare le risorse disponibili ma sta conferendo alla donna una nuova forza. Ciò che colpisce è la percezione sempre più solida di questa posizione. La donna avverte di possedere un potere accresciuto all’interno del nucleo familiare, che nasce dalla consapevolezza di contribuire al sostentamento anche materiale della famiglia. Nell’attuale contesto lavorativo più instabile, che sottopone tutti i lavoratori a un più acuto rischio di disoccupazione e di precarietà occupazionale, l’attività professionale della donna e la relativa retribuzione sono persino, in non pochi casi, l’ancora decisiva di salvezza per periodi di difficoltà del coniuge.
Partecipando direttamente alla formazione del reddito familiare, la donna sente ampliarsi i suoi spazi e margini decisionali. Acquisisce conseguentemente un sentimento di maggiore autonomia economica, che la fa sentire più indipendente anche in altri campi. E’ un’autonomia che non viene enfatizzata e nemmeno esasperata; rimane infatti preminente l’attenzione all’unità della famiglia. Seppur in termini potenziali, conferisce alla donna la consapevolezza di non essere completamente dipendente dal coniuge. Si attesta cioè su una posizione meno subordinata; può esercitare un maggior peso sulle scelte familiari e può anche adottare con più ampia libertà scelte di natura personale.
A conferma di quanto detto sopra, si è riscontrato che la donna preferisce la convivenza al vincolo matrimoniale, rimandando lo stesso a quando la coppia possa contare su un lavoro stabile e sufficientemente remunerato.
Il primo e prioritario obiettivo perseguito dalla donna è di natura strettamente occupazionale. Il reperimento e la salvaguardia del posto di lavoro esaurisce la quasi totalità delle attenzioni. Il percorso professionale e la costruzione di una carriera progressiva non sembrano catalizzare particolari energie. L’esigenza di dovere conciliare la vita familiare con quella lavorativa inducono a badare prevalentemente al possesso dell’impiego in quanto tale. E’ meno esteso il numero delle categorie dove la donna rivolge una articolata attenzione all’aggiornamento, al perfezionamento e all’avanzamento di carriera (si veda in particolare il personale insegnante e infermieristico).
E’ statisticamente provato che la donna tende a rimanere inserita nel mondo del lavoro in modo più continuo e stabile rispetto al passato. Anche i periodi di interruzione dell’attività in concomitanza con la nascita di figli tendono ad abbreviarsi. Negli incontri del coordinamento donna-lavoro è tuttavia emerso che le giovani lavoratrici continuano ad esprimere il desiderio, in caso di maternità, di dedicarsi all’educazione dei figli fino al raggiungimento dell’età scolastica. La maternità continua cioè a mantenere una consistente “forza di gravità”, che tende a non lasciarsi scalfire –almeno quale posizione di principio- dalla accresciuta propensione a svolgere un’attività lavorativa.
L’impegno domestico della donna e il contemporaneo esercizio di un’attività professionale sottopongono la donna ad un consistente carico. I disagi che questo doppio ruolo comporta, soprattutto laddove la ripartizione dei compiti tra i coniugi risulta ancora nettamente inadeguata, sono facilmente percepibili. Questo doppio ruolo è però anche interpretato come una dimostrazione di intensa efficienza e bravura, che conferisce senso di orgoglio e autostima. La donna avverte di doversi accollare sacrifici rilevanti; ne trae però anche un motivo di consapevolezza delle proprie capacità e conseguentemente di fierezza.
Le pressioni derivanti dallo svolgimento di un’attività professionale e dal parallelo carico di compiti educativi e domestici, che la donna tende ad attenuare e gestire ricorrendo a modelli di lavoro sufficientemente flessibili (in primis il tempo parziale) sono andate acuendosi a seguito della crescita di instabilità del mercato del lavoro.Fenomeni quali la disoccupazione, l’espansione dei modelli di lavoro più precari, l’elevazione dei requisiti di professionalità, l’accentuazione dei ritmi lavorativi, la competizione all’interno delle maestranze gravano pesantemente sulla donna. La possibilità di assorbire almeno parzialmente i crescenti disagi riconducibili all’attuale situazione sul mercato del lavoro è strettamente vincolato ad una più equa collaborazione e ripartizione dei compiti all’interno della coppia.
La tangibile percezione del valore delle sue prestazioni sia sul versante familiare che su quello lavorativo rendono ancor più inaccettabili le disparità retributive che sfavoriscono la lavoratrice. Cresce anche l’insoddisfazione per la lentezza del ricupero salariale, che le attuali caratteristiche del mercato del lavoro generano. Mondializzazione dell’economia, disoccupazione cronica, mercato del lavoro più aperto accentuano le pressioni sui livelli salariali, riducendo gli spazi di rivalutazione dei salari.
Questo ritardo e disparità è stigmatizzato non solo per il suo risvolto materiale ma poiché cela anche una insufficiente percezione dell’apporto che la donna fornisce sia nel mondo del lavoro che nella vita familiare, con preziosi riverberi sociali che ne scaturiscono.
Questo sentimento di insoddisfazione si prolunga anche nel terreno della politica familiare. La donna si attende una più puntuale attenzione agli strumenti che concorrono ad agevolare la conciliabilità tra lavoro e famiglia.
Si tratta in particolare delle strutture di accoglienza e assistenza ai bambini (asili nido, orari prolungati nelle scuole materne e dell’infanzia, mense scolastiche..). Si tratta anche di coperture assicurative o salariali. E’ pure importante che nelle aziende si rivolga attenzione alle modalità lavorative (orari, congedi pagati e non pagati ..).
Soprattutto nelle categorie professionali tradizionalmente maschili, per affermarsi la donna è sovente costretta ad adottare modelli di comportamento maschile. Dovendo superare perplessità e resistenze, la donna riesce sovente a raggiungere elevati livelli di efficienza, a scapito tuttavia di un apporto più peculiare e in sintonia con la specificità della donna. Questa tendenza maschera un senso di inferiorità, poiché implica che ci si adegui al modello maschile rinunciando all’affermazione ed alla valorizzazione dell’identità della donna.
Si coglie perciò l’opportunità di operare nella direzione del rafforzamento della specificità della presenza della donna nel mondo del lavoro.
La presenza più vasta di stranieri e segnatamente la loro provenienza da culture anche molto diverse tocca la donna lavoratrice in misura particolare. Il modo di rapportarsi al lavoro, ai colleghi ed alle colleghe è sovente diverso nelle donne straniere. E’ pure diverso il modo di rapportarsi, di comunicare tra uomini stranieri e donne attive in professioni che richiedono un più intenso spazio di comunicazione (insegnanti o educatrici non accettate pienamente nella loro funzione da genitori di determinate culture).
Il doppio ruolo da lei svolto (lavoro nell’economia domestica e attività professionale) sta facendo maturare nella donna una nuova consapevolezza e una diversa modalità di affermazione. La capacità di integrare lavoro casalingo e lavoro professionale fornisce la certezza di possedere attitudini e doti preziose. Il contributo al reddito familiare tramite l’esercizio di un’attività lucrativa mette la donna in una posizione di maggiore parità rispetto al coniuge e le apre spazi di effettiva autonomia.
La donna ha largamente abbandonato la logica della contrapposizione: contrapposizione dei sessi e contrapposizione tra il ruolo di lavoratrice e di madre. Persegue piuttosto un cammino di ricomposizione tra questi elementi, partendo tuttavia da una posizione di maggiore forza.
Non ha abbandonato la battaglia per un più equo riconoscimento della sua condizione; ha però modificato la linea di questo impegno. In maniera meno aggressiva ma più solida e tenace sta modificando il profilo e i modelli ereditati dal passato.
Si tratta ora di accelerare la conquista di condizioni lavorative più paritarie nel lavoro; di costruire una più equilibrata ripartizione dei compiti in ambito familiare e di ottenere condizioni che consentono di meglio conciliare l’attività professionale con i compiti familiari.
Questa iniziativa del 'coordinamento donna-lavoro' evidenzia in particolare i seguenti campi di approfondimento e di intervento, sui quali continuerà ad impegnarsi: