



Si è tenuto sabato 15 ottobre all’Usi di Lugano il Congresso dell’OCST. Oltre 400 i presenti.
Servizio a cura di Antonella Sicurello e Maurizia Conti
Dopo un lustro caratterizzato da un’intensa attività sindacale, l’OCST guarda al futuro. E lo fa fissando gli obiettivi attraverso il programma d’azione, «Riannodare trame di sicurezza e coesione», presentato a oltre 400 persone al Congresso dello scorso sabato nell’aula Magna dell’Università di Lugano.
Una mattina scandita da oltre trenta interventi, sotto l’ottima regia del presidente del giorno Enrico Pusterla, che hanno fotografato in modo esauriente l’attività del sindacato e il mondo del lavoro che in questi anni ha subito una vera metamorfosi. Una fotografia resa più chiara da tre filmati: il primo sulle azioni condotte dall’OCST (manifestazioni a Lugano in difesa delle pensioni e a Bellinzona contro i tagli nella scuola, lo sciopero dell’edilizia e delle donne di pulizia eccetera), il secondo sul lavoro che cambia e l’ultimo sui servizi offerti dal nostro sindacato.
La prima parte del Congresso è stata dedicata alle relazioni dei vertici del sindacato, intercalati dai saluti di alcuni ospiti (vedi pagina seguente), mentre la seconda agli interventi dei delegati (pagine 6-8). Infine, sono state presentate le modifiche statutarie e l’assemblea ha riconfermato all’unanimità il presidente Romano Rossi, Meinrado Robbiani segretario cantonale e ora anche Copresidente (carica assegnatagli per il suo instancabile impegno e lavoro nel sindacato e in campo politico) e Fausto Leidi segretario amministrativo. I delegati hanno eletto anche i nuovi membri del Consiglio esecutivo e del Comitato direttivo.
Ripercorriamo ora la giornata attraverso tutti gli interventi.
In apertura della sua relazione ha voluto ricordare, anche con un attimo di raccoglimento, chi ha operato attivamente nel nostro sindacato e ci ha lasciato dall’ultimo Congresso a oggi: Onorino Calderari, Arnoldo Spadini, Bruno Bregonzio, don Dino Ferrando, Davide Binsacca, Pin Riva, Anna Martinenghi, Giuseppe Neri, Nini Piffaretti, Roberto Guidicelli, don Franco Biffi, Gianni Nessi, Olga Caretti.
Nel suo intervento molto articolato, Rossi ha ripercorso gli ultimi cinque anni, evidenziando i cambiamenti che hanno subito la Svizzera e la nostra economia. Ha poi tracciato i principali assi d’impegno del nostro sindacato. Innanzitutto la lotta alla disoccupazione. «Uno sguardo particolarmente preoccupato - ha detto Rossi - deve essere rivolto alla categoria dei giovani disoccupati, che si sentono rifiutati ed esclusi dal mondo del lavoro, perdendo nel contempo il senso di appartenenza a una comunità e scivolando verso sentimenti di sfiducia».
L’OCST deve prestare attenzione alla gestione del mercato del lavoro, «divenuto molto più instabile e turbolento, nel quale si annidano fenomeni preoccupanti, quali il lavoro interinale, temporaneo e su chiamata», e alla percentuale in aumento dei nuovi poveri, i cosiddetti working poor (oltre 500 mila in Svizzera). «Si tratta di cifre preoccupanti, troppe elevate per un Paese che ha reputazione di essere una nazione ricca. Si poteva però prevedere questa progressione dopo aver abbreviato il periodo di diritto alle indennità di disoccupazione; e il fenomeno è destinato ad aumentare se non arriverà una reale ripresa economica».
Il sindacato si deve battere anche in difesa del reddito delle famiglie, «contro la crescita degli oneri che stanno erodendo progressivamente il reddito familiare e contro le derive privatiste in atto nella sicurezza sociale».
Rossi ha continuato facendo una panoramica dei risultati ottenuti in questo lustro dal sindacato.
Il presidente ha poi spiegato i motivi della trasformazione da settimanale a quindicinale del Lavoro (motivi strettamente economici), e sottolineato l’importanza dell’AAPI, «che si fa interprete con grande sensibilità ed efficienza delle necessità materiali e morali delle attese e delle rivendicazioni delle persone anziane», e del servizio frontalieri, «che è pure sinonimo di impegno costante per affrontare i problemi più attesi, come i Bilaterali, le pensioni, il Secondo pilastro e la dichiarazione di imposta». Ha ricordato con orgoglio la presenza dei nostri deputati nel Parlamento cantonale e quella di Robbiani al Nazionale. Quest’ultimo «ha svolto un ruolo di particolare incisività, diventando un punto di riferimento quando giungevano sul tappeto i temi della giustizia sociale, della sanità, della salvaguardia dei diritti dei cittadini e il sostegno alle categorie meno privilegiate e la difesa delle zone periferiche».
Il presidente ha rimarcato l’importanza della collaborazione con altri sindacati, «purché si innesti su un contesto di pluralismo esente da presunzioni ideologiche di superiorità e di egemonia».
Guarda con ottimismo al futuro del sindacato (in cinque anni i nostri aderenti sono passati da 35.900 a 37.700), che «dovrà continuare sulla strada della contrattazione e dare risposte alla domanda in continuo aumento di tutele individuali, sempre più di tipo giuridico». Ha concluso con l’immagine tratteggiata da mons. Charrier, responsabile della pastorale sociale, di un sindacato “che rappresenta una voce profetica, perché vuole accendere un fuoco che dà un senso alla nostra esistenza: il fuoco del valore della persona umana».
Il Segretario cantonale e Copresidente ha esposto il programma di azione del sindacato per i prossimi anni, incentrato sul tema della sicurezza.
«Puntare e investire sulla sicurezza, ponendola come obiettivo cruciale di impegno sindacale e sociale». Robbiani utilizza una metafora per spiegare le tappe da seguire per costruire condizioni di sicurezza. «Come in ogni cantiere vi opereranno diverse cerchie di artigiani: le forze sindacali; il mondo politico e l’autorità pubblica, ai quali chiediamo una recuperata attenzione alla giustizia sociale, di saper elaborare un progetto per il Ticino di domani e di non avvitarsi in un’ottica di esasperato risparmio finanziario; il padronato, al quale chiediamo di essere più maturo, capace di dialogo e cooperazione autentica con il sindacato e con l’intero Paese».
L’opera di ristrutturazione e di adattamento dell’edificio della sicurezza curerà i seguenti aspetti:
Robbiani ha concluso con una riflessione sul futuro del mondo del lavoro e della società. «L’impegno è certamente gravoso. C’era un tempo nel quale si potevano scovare industriali, che non disdegnavano la filosofia. Uno di questi, di nazionalità francese, ebbe a dire: “Chi guarda al futuro lo cambia”. Riprendiamo volentieri questa massima per affermare che l’OCST non solo intende guardare ma si prefigge di vivere dentro il futuro per orientarlo e modellarlo, riannodando al suo interno trame di sicurezza e di solidarietà».
Il vicesegretario cantonale ha evidenziato alcuni problemi che a livello cantonale e nazionale hanno raggiunto livelli preoccupanti. «Si tratta della disoccupazione, del precariato, della flessibilizzazione incontrollata e dell’eccessiva frammentazione dei tempi di lavoro, che stanno scardinando la vita sociale e familiare dei lavoratori e delle lavoratrici».
Oltre ai dati sulla disoccupazione, giunta al 4,5 per cento in Ticino e al 3,6 in Svizzera, Ceruso ha evidenziato i problemi del precariato e della povertà. «Penso ai lavoratori che hanno esaurito il periodo quadro delle prestazioni e che quindi, pur essendo disoccupati, non figurano più nelle liste dei disoccupati; penso ai lavoratori che sono finiti in assistenza pubblica che non riescono più a risalire la china da una situazione di indebitamento e di debolezza professionale; penso a quei lavoratori e a quelle lavoratrici che, pur avendo un lavoro, sono comunque scivolati nel precariato e nella povertà. La somma di questi fattori porta a una situazione quantificabile nell’ordine del 10-11 per cento della popolazione. Non è assolutamente azzardato considerare che oltre 700 mila persone vivono tra precariato e povertà nel nostro Paese».
In questo contesto il sindacato ha un ruolo ben preciso: rilanciare l’idea del lavoro come valore e come risorsa che renda tutti partecipi ai processi evolutivi democratici e dell’economia. «Occorre agire con determinazione, nella consapevolezza che l’evoluzione economica e sociale in atto propone la necessità di dover rafforzare l’impegno ispirato alla dottrina sociale della Chiesa, privilegiando il dialogo e la concertazione ma agendo anche con la massima determinazione e fermezza nella difesa della personalità e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, agevolando il primato del lavoro sul capitale.
Vanno ricercati nuovi sistemi economici e sociali basati su forme di un fordismo moderno e lungimirante che sappia valorizzare la vera essenza del lavoro».
L’intervento del vicesegretario cantonale era incentrato sul tema dei salari e dei redditi delle famiglie, alla luce della diminuzione del potere di acquisto delle categorie sociali medio-basse in questi ultimi anni. «Il sindacato non può non constatare che la qualità delle scelte politiche messe in campo dal Governo non colgono l’urgenza delle sfide che abbiamo di fronte. Se l’economia ticinese e i conti pubblici non vanno bene - e non vanno bene! - è necessario individuare la giusta direzione e operare scelte coerenti. Nell’ambito dell’azione pubblica questo compito dovrebbe essere affidato alla concertazione, ma ancora troppo spesso si predilige la decisione unilaterale senza consultare le parti sociali».
In questo contesto il sindacato occupa un ruolo determinante. «Siccome la politica è realizzare gli ideali possibili, noi intendiamo incominciare dal sostegno dei redditi delle famiglie. Poiché la famiglia e i nostri figli sono il nostro ideale presente e perché siamo convinti che costituiscono il fattore decisivo per la crescita sociale ed economica e in grado di assicurare un futuro al sistema della sicurezza sociale, l’OCST si impegnerà per combattere tutte le povertà in cui possono cadere le famiglie. Facendo in modo che il Governo non lasci sola la famiglia a sostenere i costi per crescere i figli e per mantenersi con dignità, ma garantisca le condizioni per assolvere pienamente il compito educativo e di solidarietà che le sono propri».
Il Segretario amministrativo (in basso) ha sottolineato l’importanza dei servizi offerti dal nostro sindacato, ben illustrati da uno dei filmati proiettati in sala. «è importante tener presente che i servizi che noi offriamo, a differenza di altri enti pubblici e privati, si distinguono anche e innanzitutto per essere servizi offerti da un sindacato. Tale considerazione se non si limita a pura premessa, qualifica sia la qualità del rapporto tra utente e funzionario, sia la qualità del servizio. Desideriamo che ogni associato, quando si rivolge a noi per una circostanza particolare, si ritrovi a casa propria nel nostro - e prima di tutto nel suo - sindacato».
Diventa quindi fondamentale il clima di solidarietà umana e sociale che si instaura con gli aderenti. «I servizi dell’OCST sono strumenti al servizio delle persone per rispondere a un bisogno degli associati e delle loro famiglie, o in generale dei lavoratori. Pertanto la tutela offerta dai servizi, dalle associazioni e dagli enti gestiti o promossi dall’OCST è parte integrante della politica sindacale, intesa come tutela globale della persona che lavora».
Dopo attente verifiche condotte tra i lavoratori (associati e non) risulta che i lavoratori identificano come fulcro dei nostri servizi quell’insieme di attività che più direttamente attengono alla sfera del lavoro. «Anche perché confrontati con la necessità di ottimizzare le risorse esistenti, negli ultimi cinque anni, nell’ambito di un’analisi puntuale della struttura interna, stiamo riorientando le nostre attività attorno a questo fulcro». Nel sindacato, ha concluso Leidi, il lavoratore non deve solo avere di più, ma prima di tutto essere di più, realizzando pienamente la sua umanità sotto ogni aspetto.
Un parterre di personalità dà valore al ruolo del nostro sindacato.Numerosi gli ospiti presenti all’appuntamento congressuale dell’OCST: il giudice Daniele Cattaneo, il presidente Ppd Fabio Bacchetta-Cattori, don Emilio Conrad (assistente spirituale del nostro sindacato), Thérèse Schmid di Travail.Suisse, Werner Carobbio, Graziano Pestoni e Saverio Lurati dell’Unione sindacale svizzera, Luca Giudici della Sit, Giuseppe Rauseo (presidente Acli Ticino), Antonio Cartolano (coordinatore Acli in Svizzera), rappresentanti della Cisl Lombardia (Luisa Romano e Gianmarco Gilardoni di Como, Gianluigi Restelli e Osvaldo Caro di Varese, Irmo Caretti e Antonietta Trivellato di Verbania) e Sardegna (Salvo Manca), Sergio Montorfani della Sezione del lavoro, il docente universitario Giuseppe Loy Puddu, il presidente dell’Aiti Paolo Fioravanti e Vincenzo Nembrini Direttore della Divisione della formazione professionale.
Inoltre, sono intervenuti per un breve discorso, Mons. Piergiacomo Grampa, Giovanna Masoni Brenni (municipale del Comune di Lugano, che ha portato il saluto «a un sindacato davvero battagliero»), il Console generale d’Italia a Lugano Alessandro Pietromarchi e il consigliere di Stato Luigi Pedrazzini.
Il vescovo Grampa, per la prima volta presente a un Congresso sindacale, ha incentrato il suo intervento sui valori cristiani. Citando il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, ha rimarcato che nella nostra società «è quanto mai difficile e arduo non solo diventare cristiani, ma essere cristiani e vivere da cristiani».
Un insegnamento anche per il nostro sindacato, che «deve evitare due rischi: tanto quello della dissociazione, quanto quello della contrapposizione. Non cedete alla tentazione di ritenere che i valori del cristianesimo siano belli e buoni, ma così alti da risultare impossibili e impraticabili. Non accodatevi a chi pensa che possano andare bene nella sfera del privato, ma non debbano incidere nel pubblico. Vi si richiede, assieme a un grande spirito di vigilanza, serenità di giudizio, libertà dalle diverse ideologie storiche, fedeltà alla visione del Vangelo, per proporre soluzioni ragionevoli a misura d’uomo».
«Come Vescovo - ha concluso - posso solo ricordarvi che dovete essere sale, che dovete essere luce».
Il Console Pietromarchi ha riconosciuto il ruolo dell’OCST nella difesa dei diritti dei lavoratori, in un mondo sempre più globalizzato che crea anche insicurezza e nuove fasce di marginalizzazione. «Apprezzo e ringrazio per quello che la vostra Organizzazione fa per i miei connazionali e per i numerosi frontalieri che lavorano in Svizzera».
Non ha nascosto il suo orgoglio di essere al Congresso il consigliere di Stato Luigi Pedrazzini, «anche se attualmente il livello di qualità dei rapporti tra sindacato e Governo non è al massimo. Il Consiglio di Stato ha cercato di dare segnali concreti e di attuare una linea di moderazione nei rapporti con i collaboratori. Merito dell’OCST che si è battuta per evitare posizioni più assolute. Purtroppo non posso dirvi che le cose cambieranno, che avremo tempi migliori. Malgrado le difficoltà del Governo, è importante aver disponibilità al dialogo e accettare la concertazione».
Pedrazzini ha citato anche il programma d’azione dell’OCST. «Il documento congressuale è un approccio da sottolineare e da sostenere per cercare di dare risposte ai partner sociali. Anche il Governo è d’accordo sul tema del Congresso, ma a condizione di una sempre più forte solidarietà nel Paese. Tutti noi, che siamo di ispirazione cristiana, dobbiamo riflettere sul fatto che la sussidiarietà non ha futuro se in ogni ambito chiediamo di delegare e se vogliamo che sia sempre aperto l’ombrello garantista dello Stato».
Il Congresso ha approvato due modifiche allo Statuto dell’OCST, presentate da Bruno Ongaro, membro del Consiglio esecutivo.
Presidente: Romano Rossi;
Segretario cantonale e Copresidente: Meinrado Robbiani;
Segretario amministrativo: Fausto Leidi.
Membri: Carla Albertoli, Bruno Ongaro, Gianfranco Poli, Roberto Poretti, Enrico Pusterla, Flavio Ugazzi. Supplenti: Riccardo Cavadini, Pina Ciadamidaro, Gianni Fenini
(45 membri e 8 supplenti)
MENDRISIOTTO (11): Edy Agustoni (settore bancario), Adolfo Altafin (dipendenti comunali), Roberto Barbera (orologi), Daniele Biscotto (vendita), Paolo Castagna (industria chimica e plastica), Cesare Galimberti (istituti ospedalieri), Silvano Galimberti (edilizia), Ferdinando Garzoni (docenti), Maria Lazzaro-La Rosa (abbigliamento), Donatella Lazzarotto (spedizioni), Raphael Ramazani-Otenga (metallurgia)
LUGANESE (17): Giuseppe Benetollo (istituti ospedalieri), Pasquale Boriello (metallurgia), Anna Silano Carrabba (cliniche), Pierangelo Casanova (dipendenti dello Stato), Patrizia Ciotti-Masneri (metallurgia), Marco Cirronis (metallurgia), Giuseppe D’Ambrosio (edilizia), Carmelo Demarcus (edilizia), Paolo Gottardi (industria tipografica), Maurizio Massara (metallurgia), Tiziano Molteni (dipendenti dello Stato), Angelo Petralli (aziende forestali), Giovanni Piazza (industria metalmeccanica), Gino Porro (elettricisti), Alberto Santini (istituti ospedalieri), Patrizia Solari (istituti sociali), Andrea Wehrmüller (funzionari di polizia).
LOCARNESE (5): Mario Blefari (istituti ospedalieri), Salvatore Fortuna (metallurgia), Diego Lafranchi (docenti), Gabriele Pozzoni (impiegati comunali), Carlo Rondelli (energia)
BELLINZONESE (5): Aldo Barboni (dipendenti dello Stato), Domenico Chiaravalloti (edilizia), Giuseppe Lazzaro (edilizia), Franca Ossola (vendita), Giovanni Riverso (edilizia)
TRE VALLI (4): Stefano Caserta (metallurgia), Luigi Cerro (graniti), Giovanni Mammarella (edilizia), Sandro Matasci (energia)
CATEGORIE PARTICOLARI (3): Urbano Bizzozero, Giacomo Falconi e Celina Merlini (soci pensionati)
SUPPLENTI: Riccardo Borasio (magazzinieri), Angelo Ceresa (industria metalmeccanica), Pietro Dadò (industria granito), Christian De Peron (elettronica), Reto Godenzi (impiegato postale), Cristiano Nenzi (funzionari di polizia), Consuelo Paridi (istituti ospedalieri), Dino Troja (industria metalmeccanica)
COMMISSIONE DI REVISIONE: Giancarlo Bernasconi (dipendenti comunali), Gabriele Fusini (dipendenti comunali), Piergiorgio Righetti (soci pensionati)
Con gli interventi dei 27 delegati uno sguardo a 360 gradi sul mondo del lavoro
Silvio Murgia ha lavorato in questi mesi per un’agenzia interinale, riscontrando anomalie nel rapporto di lavoro: contratti poco chiari, salari nettamente inferiori a quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro, discriminazioni tra lavoratori interinali.
«Le agenzie interinali hanno rovinato il mercato del lavoro, non solo in Svizzera ma in tutto il mondo. Chiedo quindi al sindacato di intensificare i controlli sugli oneri sociali e la sicurezza del lavoratore interinale».
Elena Cotali (industria Mem) ha incentrato il suo intervento sulla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. «Chiedo che il diritto di ogni donna di avere dei figli non sia considerato per il mondo del lavoro solo un fardello. Chiedo che le aziende tengano maggiormente conto dei problemi delle madri lavoratrici. Chiedo alle aziende maggiore flessibilità e il riconoscimento salariale a parità di professione. Chiedo che l’OCST si impegni a valorizzare la donna nel mondo del lavoro».
Lino Meneghin (settore artigianato) ha perso di recente il posto di lavoro. Avendo 60 anni non ha più trovato un’occupazione stabile e anche per le agenzie interinali è difficilmente collocabile.«Chiedo che l’OCST punti a introdurre una sorta di regolamentazione sociale che imponga alle ditte l’obbligo di assumere, con sconti fiscali e/o il pagamento di una parte delle contribuzioni Avs/Lpp, i lavoratori disoccupati con più di 55 anni di età. Questo darebbe nuova dignità a lavoratori anziani disoccupati».
Giovanni Piazza (industria Mem) ha parlato di delocalizzazione, che ha fatto sparire parecchi posti di lavoro anche in Ticino, dell’importanza del contratto di collettivo per tutelare i lavoratori e della necessità di avere piani sociali. «Chiedo che l’OCST si impegni affinché le ditte, in particolare quelle che godono di facilitazioni economiche cantonali, debbano obbligatoriamente costituire dei fondi speciali e relativi piani sociali, cui far riferimento in caso di licenziamenti collettivi o di trasferimenti di attività all’estero».
Patrizia Ciotti-Masneri (industria) ha rimarcato che con l’entrata in vigore della legge sulla maternità anche la Svizzera ha fatto un passo avanti nel riconoscere il ruolo della donna lavoratrice. Ha poi evidenziato che «nel mio settore molte donne sono occupate in lavori a turni, sino a ieri appannaggio degli uomini, ma sono pagate molto meno». In merito alle ditte che si trasferiscono in Ticino «bisognerà privilegiare l’arrivo di quelle aziende che hanno un valore aggiunto e che possono competere in termini di qualità e prestazioni».
Afonso Ndeko Kanga (Comitato lavoratori esteri, comunità africana) ha rimarcato l’impegno dell’OCST per l’integrazione degli stranieri e l’abbattimento delle discriminazioni. «L’obiettivo è costruire un Cantone basato su presupposti di reciprocità per quanto riguarda l’equità della distribuzione della ricchezza e della parità di trattamento dei lavoratori stranieri». Citando un proverbio africano, «il sindacato deve essere l’acqua che dobbiamo abbracciare se vogliamo essere tutelati e integrati».
Marco Cirronis (industria Mem) chiede all’OCST di «battersi per l’introduzione a livello cantonale di un salario minimo di categoria che tenga conto dell’anzianità di servizio, della formazione acquisita e dell’indicizzazione automatica al costo della vita. Chiedo che in tutti i rinnovi contrattuali del settore industriale sia introdotta la possibilità del pensionamento anticipato. Troppi colleghi, infatti, dopo i 60 anni sono costretti a lasciare il lavoro per problemi di salute e logoramento».
Massimiliano Carteni (settore artigianato) lavora nel settore delle metalcostruzioni da 35 anni. «Speravo di vedere concretizzata anche nella mia professione la possibilità del pensionamento anticipato, ma purtroppo nell’ultimo rinnovo contrattuale i datori di lavoro non l’hanno concesso. Chiedo pertanto al mio sindacato che renda obbligatorio anche nelle professioni legate all’artigianato, così come nel settore dell’edilizia, l’introduzione del prepensionamento a partire dai 60 anni».
Franca Ossola (vendita) ha esposto i problemi ancora esistenti nel suo settore, nonostante i grandi passi fatti negli ultimi dieci anni. «La nostra categoria è esposta più delle altre alla frammentazione e alla deregolamentazione degli orari di lavoro. Dobbiamo inoltre portare l’orario di lavoro settimanale a 40 ore invece delle 42 o 44 attuali. Gli straordinari dovrebbero essere retribuiti e non recuperati. Fra quattro anni vorrei assieme a tutti i colleghi del settore poter dire: “Gliel’abbiamo fatta!”».
Dino Troja (industria Mem) ha portato la sua esperienza di lavoratore interinale. «Mi sembrava di salire su un barcone di emigranti che vengono in Europa. Sbattuto dalle intemperie, sfiancato da condizioni di lavoro che mi rendevano merce da macero da sfruttare a vantaggio del più forte. Per evitare simili situazioni, chiedo che il sindacato faccia anche da agenzia di collocamento. Grazie alla sua consulenza e ai corsi di formazione professionale, sono riuscito a rientrare nel mondo del lavoro».
Federica Casalini (vendita) ha denunciato l’esclusione dal mondo del lavoro degli ultracinquantenni. «Se si incappa in un licenziamento a 50 anni, è molto difficile ritrovare un’occupazione. Il lavoratore entra in una fase di depressione, arriva ad ammalarsi, caricando i costi dell’assicurazione malattia. Il sindacato deve intervenire più energicamente con i datori di lavoro, perché i costi sociali di un lavoratore anziano non superano di molto quelli di un giovane, considerando produttività e rendimento professionale».
Riccardo Cavadini (sociosanitario) ha proposto di costituire due enti pubblici statali nazionali per Cassa malati e Secondo pilastro. Per quanto riguarda la prima, dovrebbe prendersi carico dell’assicurazione malattia di base (alle assicurazioni private solo la copertura complementare). Per la previdenza, gestirebbe la fascia obbligatoria del salario assicurato (da 20 a 80 mila), mentre alle private andrebbe la fascia sovraobbligatoria. «La solidarietà tra generazioni e ceti sociali è il legante che rafforza il futuro di queste assicurazioni».
Annarita Bido Delgado (frontaliera) ha manifestato la sua preoccupazione in merito all’abolizione, dal giugno 2007, della possibilità di ritirare il Secondo pilastro quando si rientra nel Paese d’origine. «Chiedo che prima di questa data si arrivi a chiarire in quali casi e a quali condizioni è possibile continuare a ritirare il capitale previdenziale anche in caso di trasferimento in un Paese dell’Unione europea. Occorre fare chiarezza per evitare che i lavoratori compiano scelte sbagliate che possano pregiudicare il loro futuro».
Loredana Sala (Coordinamento Donna-Lavoro dell’OCST) ha incentrato il suo intervento sulla necessità di raggiungere la parità salariale tra le diverse categorie professionali femminili. «Spesso i salari, dopo vent’anni di anzianità, sfiorano il minimo salariale di altri settori. Non perché un lavoro sia meno faticoso di un altro, ma perché esistono in alcuni settori condizioni contrattuali di sfruttamento della manodopera femminile. Chiediamo all’OCST di lottare per portare i salari a un livello che garantisca una vita dignitosa».
Angelo Ceresa (industria Mem) ha parlato dei cambiamenti del mercato del lavoro, che devono essere vissuti non solo come ostacoli, ma anche come stimolo a non rimanere fermi sui propri privilegi. Inoltre, ha proposto al sindacato di istituire un’agenzia interinale per dare risposte concrete ai bisogni dei giovani e dei disoccupati, evitando abusi e forme di sfruttamento. «Ma non dobbiamo pretendere solo dal sindacato. Il sindacato è ognuno di noi, membri del Comitato direttivo, dei Comitati e tutte le persone che operano in esso».
Miriam Negri (Associazione anziani pensionati e invalidi OCST) ha ricordato il ruolo dell’AAPI nella promozione della sicurezza economica dei pensionati e nella difesa del benessere psicofisico dell’anziano, promuovendo la partecipazione alle attività sociali. «Vogliamo rimanere attivi e protagonisti anche nell’avanzare dell’età. Un impegno che richiede fiducia in noi stessi e considerazione da parte di enti e istituzioni per assicurare migliori condizioni di vita ed evitare la marginalizzazione di forze preziose per la società».
Pasquale Borriello (industria Mem) ha analizzato il nuovo mercato del lavoro, che chiede più requisiti e produttività, ritmi più frenetici, flessibilità totale, orari di lavoro che penalizzano le famiglie, e favorisce il dilagare di pressioni psicologiche, malattie e mobbing. E in cui i giovani faticano a trovare un’occupazione. «Diamo a tutti la certezza di un lavoro, la possibilità di crescere professionalmente, la sicurezza economica, affinché siano rese giustizia e dignità alle persone».
Stefano Caserta (presidente Comitato OCST Regione Tre Valli) ha espresso il rammarico per la chiusura della sede permanente del sindacato a Faido. «La condizione di zona periferica non deve trarre in inganno. Nonostante i processi di ridimensionamento e di mutamento delle attività, la regione offre zone e settori attivi, come per esempio AlpTransit. Le attività economiche occupano 8 mila persone, di cui 3 mila in Leventina. La presenza del sindacato è pertanto determinante».
Cinzia Spanu (vendita) ha parlato dei salari vigenti nel suo settore. «Laddove si applica il Contratto collettivo di lavoro vi sono minimi salariali accettabili. Purtroppo non tutti i datori di lavoro applicano il Ccl. Molte lavoratrici percepiscono salari al di sotto dei 2.900 franchi mensili. Spesso si accettano queste condizioni per non andare in disoccupazione. Chiedo che si lavori per ottenere minimi salariali per il personale qualificato di 4.400 nella grande distribuzione e 3.600 nel piccolo commercio».
Giovanni Mammarella (edilizia) non nasconde la sua amarezza per la chiusura della sede OCST di Faido. «Questa scelta, e parlo a nome di molti lavoratori, risulta inopportuna, anche perché dal 2006 una grossa porzione del cantiere AlpTransit si trasferirà a Faido e vi resterà per almeno cinque anni. Proprio in questa prospettiva ribadisco l’importanza del servizio esterno, ossia della presenza concreta del sindacato tra i lavoratori. Presenza che costituisce un’insostituibile armatura del sindacato».
Giampiero Corsalini (metalcostruzioni) ha evidenziato il dilagare delle agenzie interinali. «La precarietà del lavoro sta diventando un fenomeno sul quale dovremmo porre regole per scongiurare gli abusi. è inaccettabile che vi siano nella stessa azienda lavoratori con condizioni diverse di impiego, di salario e assicurative. Chiedo al mio sindacato di intraprendere tutte le azioni necessarie affinché ai lavoratori interinali siano applicati obbligatoriamente i Contratti collettivi cui è sottoposto il personale».
Donatella Lazzarotto (spedizioni) ha posto l’accento sui cambiamenti nel mercato del lavoro che mettono a rischio le conquiste sindacali. «Si assiste alla tendenza da parte delle aziende a ritrarsi dalle condizioni normative e salariali fissate dai contratti collettivi di lavoro. Questo accade anche in settori professionali dove il Ccl è una presenza storica, come le Case di spedizioni di Chiasso. Si chiede che l’OCST si impegni affinché sia conferito il carattere di obbligatorietà generale dei Ccl».
Tommaso Gigliotti (artigianato) ha portato all’attenzione del Congresso il problema del Secondo pilastro per i frontalieri. «Preoccupano i cambiamenti che interverranno da giugno 2007. Chiedo che l’OCST si impegni nei confronti delle autorità svizzere e italiane, come è già stato fatto per i lavoratori spagnoli e portoghesi, per rendere possibile anche dopo il 2007 il prelievo del capitale, qualora i lavoratori, indipendentemente dall’età, decidessero di lasciare l’attività lavorativa e rientrare in Italia».
Salvatore Fortuna (formatore Agie Losone) ha rimarcato l’importanza del tirocinio. «Propongo il maggiore coinvolgimento dell’OCST come attore paritetico con le aziende e le associazioni di categorie per promuovere la formazione dei tirocini; la collaborazione con imprese e uffici cantonali per orientare i cambiamenti dei tirocini in funzione del mercato del lavoro; il mantenimento dei principi della formazione duale; lo sviluppo di una rete tra aziende formatrici; adeguamento degli incentivi alle aziende che formano».
Carlo Rondelli (energia) ha parlato della necessità di estendere il prepensionamento a più categorie di lavoratori, come riportato nel programma d’azione dell’OCST per i prossimi anni. «Il prepensionamento porta vantaggi al lavoratore, che a una certa età può essere logorato o demotivato, ma anche al datore di lavoro, che potrebbe disporre di un ricambio generazionale. Chiedo al sindacato di esercitare pressione affinché il pensionamento anticipato venga per legge esteso a tutti i settori».
Alberto Gandolla (docente e storico OCST) ha evidenziato l’aspetto culturale e storico del nostro sindacato, soffermandosi sui punti di riferimento del programma di azione: l’insegnamento sociale cristiano, la centralità della persona e del lavoro, il dialogo e la collaborazione tra le forze e gli interlocutori sociali. «Chiedo al sindacato di potenziare il suo archivio storico e di promuovere iniziative per ricordare nel 2006 il centenario della nascita di Mons. Luigi Del-Pietro».
Nicolina Zlatoper (Coordinamento Donna-Lavoro dell’OCST) ha sottolineato l’importanza numerica delle donne iscritte al sindacato (13.603). Malgrado ciò, le donne non hanno mai occupato e non occupano posizioni di rilievo all’interno del sindacato. «è importante avviare un dibattito interno di sensibilizzazione, affinché le donne partecipino attivamente alla vita sindacale. Inoltre, chiedo un’azione sindacale per adeguare all’aumento dei premi di malattia la deduzione dalla dichiarazione delle imposte».
L’appuntamento congressuale è stata l’occasione per un importante gesto di solidarietà. Il Coordinamento Donna-Lavoro dell’OCST ha raccolto tra tutti i partecipanti un contributo per la missione «Kaninambo» per i bambini del Mozambico.
La somma sarà consegnata a padre Angelo Fratus, parroco di Giornico, in occasione della festa natalizia dei bambini che si terrà in dicembre nella sede dell’OCST a Lugano.
Il Coordinamento ringrazia tutti coloro che hanno contribuito a regalare un sorriso a chi è meno fortunato di noi.