
Un grido d'allarme contro la concorrenza slealeUna costante in tutte le trattative salariali è stato il grido d’allarme - in particolare in occasione delle trattative cantonali - lanciato e condiviso da diverse associazioni padronali del settore dell’edilizia e rami affini: basta con un cantone Ticino che diventa sempre di più facile terreno di conquista da parte di imprese estere o di oltre Gottardo che fanno scempio dei contratti collettivi. Proprio così, la concorrenza sleale (talvolta selvaggia) tra chi rispetta le regole del gioco e chi se ne fa un baffo! Una questione di cultura imprenditoriale (sempre più latina, e non è una nota di merito), di etica professionale e di giustificata insofferenza. Molti, in canton Ticino, sono convinti che il tutto sia riconducibile esclusivamente «all’invasione» del nostro mercato locale di lavoratori esteri (l’effetto nefasto degli accordi bilaterali). Un’analisi molto sbrigativa, e talvolta superficiale, che proviene non solo dalla «componente sana» delle imprese ticinesi ma anche da imprenditori (si fa per dire) che favoriscono questa invasione e che si oppongono ad ogni nuova forma di controllo. E allora, avanti con i lavoratori egiziani che dormono nel cantiere, avanti con lavoratori assunti «con il sistema del caporalato» a Milano per fare giornata in Ticino, avanti con i subappalti a catena (dove pochi lavorano ma nessuno si assume la responsabilità), avanti con una politica di sostegno all’economia locale efficace a parole ma deficitaria (se non addirittura inesistente) negli effetti! Il limite della decenza, quella della concorrenza aperta a tutti ma rispettosa delle regole per tutti, sta per essere superato. Con questo spirito, seppur portatori di una visione più aperta anche dei mercati, l’OCST si batte per riorientare il mercato del lavoro. Un’impresa titanica, anche perché alcuni alleati politici e imprenditoriali si dimostrano molto più opportunisti che concreti e determinati. Ciò che conta, ora più di ieri, è essere presente sui posti di lavoro e controllare ciò che capita sui cantieri. Ciò che importa, ora più di ieri, è disporre di contratti collettivi di lavoro decretati di obbligatorietà generale (quindi obbligatori per tutti, nessuno escluso). Ciò che interessa, ora più di ieri, è poter «remare tutti assieme, e con coerenza, nella stessa direzione». E se vi pare poco, è solo di questo che dobbiamo ispirare la nostra azione: l’OCST, senza eccessivi proclami, lo fa da sempre. Paolo Locatelli |