
AFFERMARE IL PRIMATO DEL LAVORO NELLA CRISILa crisi che ha sconvolto la finanza, trascinando nella sua scia anche l’economia reale, ha messo a nudo le distorsioni sulle quali poggiavano -e continuano in buona parte a poggiare- entrambe. La crisi è infatti lo sbocco ineludibile di una finanza ed un’economia che, tradendo la loro primordiale finalità, si sono immesse sulla via della più bieca speculazione, la prima, e dei profitti di breve termine, la seconda. A risucchiarle non è perciò una crisi di superficie (congiunturale); è una crisi che si annida nel cuore stesso del sistema economico e finanziario. La via d’uscita è perciò inscindibile da interventi in profondità. È certamente indispensabile riscrivere, sul piano internazionale, le regole che incanalano l’attività finanziaria ed economica. È però altrettanto necessario rigenerarla dal basso, innestandola sulla sua autentica fonte di senso e di successo: il lavoro. Il messaggio più esplicito e possente che lancia la crisi odierna è proprio questo: solo il lavoro operoso e creativo può produrre ricchezza duratura. L’illusione di poterla costruire attraverso la scorciatoia della speculazione ha edificato castelli all’apparenza imponenti ma presto rivelatisi di carta straccia. L’attività economica deve perciò tornare ad essere centrata sul lavoro. Il lavoro non è d’altronde solo la pietra d’angolo di un’economia di successo. Poiché espressione della persona e della sua dignità, è anche perno di strutture e rapporti equilibrati dal profilo etico e sociale. In primo luogo all’interno dell’azienda. Un’impresa centrata sul lavoro saprà valorizzare l’apporto decisivo del personale e riconoscergli una partecipazione diretta alla vita aziendale. Eviterà di rispondere ai condizionamenti del mercato con formule di flessibilità unilaterale. Consoliderà il patrimonio di professionalità dei dipendenti attraverso iniziative di formazione continua. Si farà anche carico di una precisa responsabilità sociale verso la collettività circostante. Un’economia del lavoro saprà aprirsi al dialogo e alla contrattazione con i sindacati. Sarà disponibile, nell’odierno contesto di libera circolazione delle persone, ad una regolazione più accorta del mercato del lavoro a salvaguardia dell’occupazione locale. Promuoverà forme di migliore conciliazione tra lavoro e famiglia. |
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