Firma sì o firma no? Un mosaico complesso
Dal Governo federale giungono forti spinte perché si firmi quanto prima il nuovo Accordo fiscale sui lavoratori frontalieri. A dire il vero fino a prima dell’estate il tema non era ancora all’ordine del giorno della politica italiana. Gli stessi sindacati avevano ricevuto questa rassicurazione durante l’incontro avvenuto a Palazzo Chigi lo scorso giugno. 
Ora la richiesta pressante di Berna potrebbe cambiare le carte in tavola, anche se va detto che nella realtà dei fatti il Consiglio di Stato ticinese non ha ancora eliminato l’obbligo del casellario giudiziale per i frontalieri (ricordiamo infatti che era una della cause ostative che rallentavano la firma dell’Accordo); il Governo cantonale si è infatti preso l’impegno di eliminare questo obbligo unicamente dopo la firma dell’Accordo, mentre l’Italia vorrebbe che questo avvenisse prima.
Vederci chiaro è molto complicato; al Governo vi è chi conferma questa indiscrezione e chi al contrario nega vi sia stata un’accelerata nei programmi, rimandando l’eventualità della firma a dopo le future elezioni nazionali (le quali si terranno la prossima primavera).
Va comunque detto che anche ponendo il caso di una firma imminente, l’Accordo non entrerà automaticamente in vigore. I Parlamenti nazionali dovranno infatti recepire l’Accordo tramite un’apposita legge di ratifica dove verranno definiti alcuni punti fondamentali. In ogni caso è quindi molto improbabile che l’Accordo entrerà in vigore già con il prossimo anno. 
Insomma, un gioco di poteri complesso, dentro il quale gli interessi del frontaliere rischiano di venire ignorati e sorpassati.
 
Si lavora allo Statuto dei frontalieri
Per questa ragione il sindacato da qualche mese sta lavorando ad uno Statuto dei lavoratori frontalieri, ovvero una carta dei diritti che contenga precise garanzie d’ordine fiscale, previdenziale e non solo.  A questo scopo è stato allestito uno specifico tavolo di lavoro presso la Farnesina, dove il sindacato si affianca al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE).
Indennità di disoccupazione, potenziamento della franchigia fiscale, fondi per la formazione continua destinata ai disoccupati, ecc., sono solo alcuni degli spunti che si vogliono trattare con questo testo che dovrà fungere da elmetto di protezione contro ogni potenziale peggioramento delle condizioni dei lavoratori.
 
Andrea Puglia