Nei giorni scorsi è apparsa la notizia che il Governo italiano sarebbe vicino a firmare ufficialmente il nuovo Accordo bilaterale sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri. Il tema è così riesploso all’improvviso, dopo quasi un anno di silente letargo. Cerchiamo di capirci qualcosa in più.
Partiamo dall’unico punto certo: alla fine del 2015 l’Italia e la Svizzera hanno parafato il nuovo Accordo, ciò significa che i tecnici dei due Stati hanno ufficialmente concluso le trattative trovando un’intesa sui contenuti (vedi i precedenti articoli di OCST). La firma ufficiale sarebbe dovuta avvenire nel corso del 2016 così da permettere all’Accordo di entrare in vigore entro il 2018.
Tuttavia nulla è avvenuto e ad oggi si è ancora in attesa della firma ufficiale; un rallentamento simile è dovuto sostanzialmente alle tensioni che sono sorte tra il Governo italiano e la Svizzera. In particolare Roma vorrebbe che il Ticino rinunciasse a richiedere il casellario giudiziale ai frontalieri che necessitano del permesso di lavoro «G».
Come detto in apertura, è ora tornata alla ribalta l’ipotesi che la firma sia davvero imminente. Secondo Vieri Ceriani, rappresentante del Governo, l’Italia è infatti «pronta a firmare l’Accordo immediatamente il giorno dopo la cancellazione del casellario giudiziale, cosa che dovrà avvenire entro fine maggio».
La firma è dunque vicina? Nonostante le affermazioni del Governo italiano, i dubbi ancora restano. Siamo infatti proprio certi che il Ticino sia pronto a rinunciare al casellario giudiziale? Le affermazioni pubbliche dei consiglieri ticinesi affermano in realtà il contrario.
Si tenga comunque in conto che l’eventuale firma dell’Accordo non significherebbe l’immediata entrata in vigore del medesimo; una volta firmato, l’Accordo dovrà infatti essere ratificato dai Parlamenti dei due Stati con lavori che si stima dureranno circa un paio di anni.
Sommando i vari indizi possiamo in sintesi dire quanto segue:
- Il nuovo Accordo sull’imposizione fiscale dei frontalieri è pronto da tempo ma è per così dire «parcheggiato ai box» in attesa che i rapporti tra Italia e Svizzera si rasserenino.
- Un’eventuale rinuncia da parte del Canton Ticino di richiedere il casellario giudiziale potrebbe sbloccare la situazione anche se l’instabilità politica dell’Italia potrebbe a sua volta rallentare ulteriormente i tempi della firma ufficiale, posticipando il tutto a dopo le prossime elezioni nazionali (2018).
- La firma dell’Accordo darebbe il via ad un lungo iter di lavori parlamentari, dove la politica dovrà dare battaglia per assicurare un’entrata in vigore molto graduale.
Il tema resta caldo e andrà monitorato con costanza.
 
Andrea Puglia