Nella prima parte dell’articolo (il Lavoro del 26 gennaio 2017) abbiamo parlato del nuovo Accordo bilaterale sulla tassazione dei frontalieri (ancora da ratificare) e dell’ipotesi di uno Statuto unitario per tutti i frontalieri. Segue ora la seconda parte dell’articolo con i restanti argomenti.
 
Voluntary disclosure-bis e scambio di informazioni
Nel 2015 il Governo italiano diede il via libera alla prima voluntary disclosure, ovvero la pratica di autodenuncia volontaria per gli illeciti fiscali commessi in Italia o all’estero. Si trattava di una finestra temporale durante la quale venne concessa al cittadino la possibilità di regolarizzare la propria posizione fiscale tramite il pagamento integrale delle somme sottratte allo Stato maggiorate da sanzioni ridotte alla metà (o ad un terzo) di quelle normalmente previste per legge.
La prima fase della voluntary disclosure si chiuse il 31 dicembre 2015 ma ora lo Stato italiano ha deciso di aprire una nuova finestra temporale fino al 31 luglio 2017 (la cosiddetta voluntary-bis). Questa seconda fase riprende in tutto e per tutto il regolamento della prima, comprese le modifiche approvate dal Parlamento grazie al supporto tecnico di OCST.
In particolare, tramite la voluntary disclosure bis si potrà regolarizzare il secondo pilastro (capitale e rendite) e le rendite da prepensionamento (PEAN, FAR, RESOR, ecc.) tramite il pagamento dell’aliquota fissa del 5%. Purtroppo però per il momento non è stato possibile estendere queste concessioni anche oltre i confini della voluntary (ne consegue che l’aliquota del 5% vale solo per coloro che devono regolarizzare le prestazioni evase in passato, mentre non la si potrà applicare per la dichiarazione dei redditi 2017).
Dovranno inoltre aderire alla voluntary bis:
- i pensionati che hanno mantenuto aperto in Svizzera il conto corrente senza tuttavia adempiere agli obblighi del monitoraggio fiscale (quadro RW);
- tutti coloro che non hanno dichiarato gli investimenti maturati all’estero o altre attività finanziarie;
- tutti coloro che hanno evaso l’imposta IRPEF sui redditi imponibili in Italia (frontalieri fuori fascia, rendite previdenziali svizzere, ecc.).
Ricordiamo che i frontalieri in attività sono invece esonerati dall’obbligo del monitoraggio fiscale limitatamente al conto salario (devono però dichiarare la giacenza media del conto se essa è superiore a 5’000 €).
Sarà importante per tutti arrivare al termine di quest’anno perfettamente in regola, in quanto dal 2018 partirà lo scambio automatico di informazioni tra Italia e Svizzera sui conti correnti.
 
Permessi di lavoro
Il 2017 sarà un anno particolarmente importante anche per i permessi di lavoro (il documento necessario ai cittadini stranieri per poter esercitare un’attività di lavoro in Svizzera). 
Entro fine febbraio, il Consiglio federale dovrà infatti applicare il contenuto dell’iniziativa popolare «contro l’immigrazione di massa» votata a livello federale il 9 aprile 2014 e sostenuta dal partito UDC. Il testo originale dell’iniziativa vorrebbe introdurre l’obbligo per i datori di lavoro di dare precedenza al personale residente prima di poter assumere un lavoratore proveniente dall’estero. La stessa iniziativa popolare vorrebbe anche contingentare il numero di permessi di lavoro rilasciati annualmente ai lavoratori frontalieri. Di fatto però, a distanza di tre anni, non si è ancora trovata una soluzione condivisa per l’applicazione del testo, in quanto le proposte descritte sono palesemente contrarie all’Accordo sulla libera circolazione delle persone sottoscritto dalla Svizzera con l’Unione Europea (ricordiamo che esso prevede la parità di diritti tra i lavoratori residenti e i lavoratori esteri appartenenti ad uno Stato UE).
In base alla Costituzione federale, la soluzione andrà trovata entro la fine di febbraio (ovvero entro tre anni dalla votazione). Così, dopo molte discussioni si è giunti ad una soluzione che di fatto vorrebbe cambiare tutto per non cambiare niente. La proposta che ha raccolto il maggior consenso prevedrebbe infatti l’obbligo per i datori di lavoro di notificare il posto vacante ai centri per l’impiego, i quali dovrebbero poi inviare al datore di lavoro l’elenco delle persone iscritte nelle loro liste in linea con la posizione aperta. Tuttavia poi il datore di lavoro resterebbe libero di assumere chiunque, in modo tale da non ledere l’Accordo bilaterale di libera circolazione delle persone. Va da sé che l’incidenza di una simile soluzione sarà pressoché pari a zero.
Il 25 settembre 2016 si era poi tenuta la votazione sull’iniziativa popolare «prima i nostri» proposta dal partito UDC e dalla Lega dei Ticinesi. Il nostro sindacato si dichiarò pubblicamente contrario invitando la cittadinanza a votare per il «no». Nonostante il nostro appello, l’iniziativa fu promossa con il 58% dei voti. Nonostante la gioia dei sostenitori dell’iniziativa, il voto di fatto non produce alcun effetto concreto. Riprendiamo parte del comunicato OCST: «L’iniziativa vorrebbe introdurre il principio di precedenza per l’assunzione di personale residente. Tuttavia così facendo inserisce nella costituzione cantonale compiti che sono in realtà di competenza federale. Questo voto può quindi essere letto come una reazione puramente simbolica della popolazione all’insensibilità di Berna nei confronti dei problemi di un cantone come il Ticino. Al tempo stesso quanto accaduto ieri pone ancora più tensione nei rapporti già critici tra Italia e Svizzera (o meglio, tra Italia e Canton Ticino), finendo per generare un’aria altrettanto pesante attorno alla vita quotidiana del frontaliere, da sempre perno vitale per l’economia dei cantoni di frontiera eppure mai così attaccato come in questi tempi dalla politica in cerca di un facile consenso».
Nel frattempo in Canton Ticino entrerà in vigore la riforma dell’Ufficio della migrazione, la quale cambierà la procedura da seguire per poter ottenere il permesso per frontaliere «G» e i permessi di dimora e domicilio («B» e «C»). Per maggiori dettagli, rimandiamo all’articolo specifico riportato su questo stesso numero de «il Lavoro» (clicca qui per leggere l'articolo).
 
Andrea Puglia