Commercio e vendita

Il nuovo contratto collettivo di lavoro (CCL) annunciato da Valora, promette un miglioramento delle condizioni di lavoro e maggior attenzione rivolta alla formazione professionale. Purtroppo queste promesse non toccheranno che una minima parte degli impiegati dei chioschi poiché lavorano in strutture dette «agenzie indipendenti» senza avere una formazione nel campo della vendita.

Il referendum bocciato nel mese di febbraio 2017 aveva indicato il percorso per rispettare la volontà espressa dai ticinesi: elaborare un contratto collettivo (CCL) nel settore della vendita in tempi ristretti, farlo diventare di obbligatorietà generale e, a quel momento, mettere in vigore la nuova Legge sulle aperture dei negozi.

Sono fallite le trattative per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro (CCL) tra Syna e Valora. Al posto di continuare le trattative, Valora vorrebbe infatti concludere un CCL con un’associazione poco rappresentativa per il personale. 

Quando si valutano i contenuti di un CCL, esercizio sindacale più che legittimo e francamente utile, le opinioni possono pur divergere. Quando però l’analisi è grossolanamente strabica, diventa difficile tacere. Il sindacato Unia, per coerenza solo sua, ha deciso di non sottoscrivere il CCL della vendita affinato nelle recenti discussioni in Ufficio di Conciliazione. E su questo punto, nulla da ridire.

Dopo l’esito, per altro netto, del voto referendario del 28 febbraio che sigillava l’abbinamento «la nuova legge sull’apertura dei negozi entra in vigore solo con un contratto collettivo di lavoro (CCL) vincolante per tutto il settore», il capo del DFE on. Vitta, ha immediatamente convocato le parti per iniziare le trattative.