Lo scorso 11 ottobre il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) ha presentato il secondo pacchetto di misure nell’ambito del mercato del lavoro.
Ci sono alcune novità e alcune misure già attive sono state rafforzate. Il primo pacchetto di intervento sul mercato del lavoro era stato proposto nel 2015 e prevedeva in particolare azioni nell’ambito della lotta alla concorrenza sleale e agli abusi nel mercato del lavoro e un sostegno più articolato agli iscritti agli uffici regionali di collocamento nella ricerca di un impiego.
Queste misure hanno avuto una certa efficacia. In questi due anni sono partite numerose segnalazioni di aziende fittizie e sono stati verificati abusi salariali, anche tramite il portale online predisposto a questo scopo. 
Nell’ambito del collocamento è stato istituito e promosso un servizio aziende all’interno dell’Urc che si definisce il «partner pubblico per la ricerca e la selezione del personale». È stata inoltre intensificata la collaborazione con il Decs che ha permesso di migliorare il collocamento degli apprendisti.
Sono dunque state presentate otto nuove misure che in parte rafforzano le misure precendenti e in parte introducono nuovi elementi. Secondo il DFE, queste misure contribuiscono anche al perseguimento degli obiettivi espressi in tre iniziative sostenute dal popolo in questi ultimi anni: «Basta con il dumping salariale», «Salviamo il lavoro in Ticino» e «Contro l’immigrazione di massa». Al fine di applicare la preferenza alla manodopera indigena, è infatti previsto che le aziende alla ricerca di personale in futuro dovranno rivolgersi in primis agli Uffici regionali di collocamento. Per questo gli URC ticinesi si sono attrezzati con un servizio e degli strumenti appositi. 
C’è da sperare quindi che l’applicazione di queste iniziative non si risolva nell’introduzione di un obbligo formale e poco efficace che finisce per accrescere la burocrazia e non ha effetti sostanziali.
Tra le misure puntuali, verrà promosso, anche con spot televisivi, il servizio di collocamento; verranno potenziate l’informazione online e gli strumenti digitali di ricerca dell’impiego; verrà introdotto, in un primo tempo come sperimentazione, un simulatore di colloqui di lavoro che dovrebbe allenare i candidati ad affrontare questo momento decisivo.
Accanto a queste, sono previste misure di sensibilizzazione ai rischi psicosociali.
 
Un ufficio per favorire il dialogo sociale
Tra le otto nuove misure, certamente la più importante, è il rafforzamento dell’Ufficio cantonale di conciliazione nella sua funzione, già prevista dalla legge, di catalizzatore, di facilitatore del dialogo sociale. L’idea è quella di favorire la stipula di nuovi contratti collettivi di lavoro, anche in ambiti dove le parti sociali faticano a giungere ad un accordo o, come talvolta accade, persino di incontrarsi.
Questa misura va nella direzione del rafforzamento di quella cultura di incontro e di collaborazione che è l’elemento chiave per affrontare le attuali distorsioni del mercato del lavoro.
Le altre misure sono interessanti, ma limitate, anche se nel mare di difficoltà nel reperire un’occupazione adeguata e, talvolta persino nell’entrare in contatto con chi offre lavoro, ogni aiuto, supporto, strumento, è il benvenuto.
 
B.R.