Prese di posizione
Aggiornamento dei docenti
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Nel 2012 il DECS ha istituito un gruppo di lavoro, cui ha partecipato anche il sindacato OCST-Docenti, incaricato di esaminare le leggi e i regolamenti che disciplinano l’aggiornamento dei docenti. Ha poi avviato una procedura di consultazione sul Rapporto redatto da questo gruppo di lavoro. Ecco la presa di posizione del Comitato del nostro sindacato docenti.
>>La presa di posizione completa
Un ulteriore mezzo di pressione o occasione di consolidamento professionale?
Con le modifiche alla Legge è innegabile che, se da una parte il Dipartimento si assume la responsabilità di indicare delle priorità formative e di allestire delle attività aderenti a tali linee direttive, d’altra parte i docenti dovranno in generale dedicare maggiori risorse personali per una formazione più regolare e per documentare il proprio aggiornamento.
Chi si aggiorna oggi lo fa prevalentemente in tempo di vacanza e praticamente totalmente a proprie spese: accettando le modifiche di legge, non solo verrebbe confermata l’attuale libertà di scelta, ma essa sarebbe persino rafforzata con la sua concreta estensione al tempo di scuola (data dalla differenza tra i corsi obbligatori imposti dal Dipartimento e la quota da raggiungere) e con la relativa copertura integrale delle spese a carico del datore di lavoro. In contropartita il Dipartimento chiede: il monitoraggio delle attività di aggiornamento svolte (già legalmente fondato e variamente applicato, sebbene caduto in parziale desuetudine), verosimilmente tramite un colloquio (anch’esso già previsto dalla legge e dal regolamento ma non attuato se non episodicamente) e la definizione di un quantitativo minimo di aggiornamento certificato (documentabile in un dossier) da conseguire in un quadriennio (che diventerebbe un obbligo e contemporaneamente un diritto acquisito).
Evidentemente l’adozione di un parametro quantitativo non deve in alcun modo ridurre la valutazione dell’aggiornamento ad una dimensione monocriteriale che disconosca il primato dell’aspetto qualitativo.
Si segnala che la nuova versione della legge potrebbe permettere agli insegnanti, ad esempio in virtù del coinvolgimento delle associazioni dei docenti in fase di elaborazione dei piani quadriennali (Art. 3, cpv. 3), di incidere maggiormente sulla politica scolastica futura e di tutelare un’autonomia di scelta responsabile del proprio percorso di aggiornamento. Pur riconoscendo al DECS il merito di aver previsto alcune deroghe normative relative alle indennità (Titolo II, Art. 10, cpv. 9) ed alle supplenze (Art. 12, cpv. 2) per agevolare con coerenza il rispetto del nuovo obbligo, cui si aggiunge la maggiore fruibilità del congedo di aggiornamento (Titolo III, Art. 14, cpv. 3), alcune questioni centrali permangono irrisolte.
La condizione indispensabile per una scuola di qualità è la presenza di docenti qualificati, motivati e valorizzati, consapevoli dei propri doveri e delle proprie responsabilità. Solo se un docente è apprezzato all’interno di un rapporto di fiducia potrà davvero esprimersi al meglio delle proprie capacità e vorrà migliorarsi. In conclusione la legge pare essere un potenziale miglioramento, che tuttavia non risolve il male per cui è stata impugnata. Occorre infatti risolvere ancora il cuore della questione, ovvero definire il mandato essenziale del docente e della scuola, delineare la politica scolastica e culturale ticinese e, parallelamente, allocare le risorse adeguate a tutti gli organi della scuola, perché ciascuno di essi possa, nella propria specificità, adempiere nel migliore dei modi al proprio compito. Solo ristabilendo l’indispensabile equilibrio e coerenza tra formazione iniziale del docente, mandato professionale e condizioni lavorative, le varie forme di disagio della scuola potranno essere riassorbite e superate: questo è il punto di partenza di ogni forma di gestione del personale e di prevenzione.
Se dunque si intende davvero fare un servizio alla qualità della scuola, la strada da percorrere non è quella di sovrapporre obblighi ad altri obblighi, bensì quella di scommettere sui docenti, stimandoli ed investendo su di loro, permettendo loro di tornare protagonisti del proprio lavoro, di cooperare su progetti concreti, nati da esigenze reali ed attuali: solo così si potranno liberare e valorizzare le numerose risorse della scuola finora troppo spesso sottovalutate e frustrate.
Gianluca D'Ettorre, Presidente OCST-Docenti
Docenti, adesso è ora!
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Salari Svizzeri per posti di lavoro in Svizzera!
Care colleghe e cari colleghi, chiediamo al Governo di rivedere la politica sulla formazione. È urgente tornare ad investire: i cervelli sono la nostra risorsa principale.
Dobbiamo difendere la nostra professionalità e la qualità della scuola affinché concetti essenziali quali pari opportunità e qualità del servizio non diventino solo vuote parole.
Chi può ancora onestamente sostenere che, nonstante il continuo aumento degli oneri e il corrispondente, quasi simmetrico, alleggerimento della busta paga e dei mezzi a disposizione, si possa lavorare meglio, con più impegno e rinnovata motivazione?
Nessuno! Ed infatti numerosi politici di tutti i partiti hanno evidenziato la necessità di tornare ad investire nella scuola e, in particolare, di aumentare la retribuzione dei suoi docenti, perchè la buona scuola la fanno essenzialmente i buoni insegnanti. I potenziali docenti validi ci sono, ma scappano verso professioni più attrattive e prestigiose.
Bisogna intervenire urgentemente! Mettiamo le carte in tavola...
Otto temi per la scuola
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Una piattaforma per la discussione fra insegnanti e nella scuola del Movimento della scuola (MdS).
Risposta OCST alla consultazione sull'abilitazione dei docenti
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La valutazione dell’OCST in merito all’apertura di questa consultazione rivolta ai singoli direttori cantonali della pubblica educazione necessita di una breve premessa generale.
Tale consultazione indica chiaramente che a livello federale è in atto una revisione dei parametri inerenti non solo alle condizioni di ammissione alla formazione all’insegnamento (come peraltro annunciato già nel titolo ufficiale), ma anche (come invece traspare solo attraverso l’analisi del progetto relativo) al percorso formativo degli abilitandi. Pertanto le proposte di modifica non si limitano (come nelle dichiarazioni formali) alle condizioni di accesso alla formazione, ma intervengono anche sulla struttura stessa della formazione.
Sebbene lo stesso comunicato stampa del 15 settembre esponga quanto puntualmente certificato nel documento elaborato dal Segretariato generale della CDPE l’8 settembre, ovvero che tali modifiche del regolamento tuttora vigente dovrebbero far fronte ad una carenza di docenti riscontrata a livello nazionale, la direzione in cui vanno le misure da valutare resta parzialmente ingiustificata.
È inoltre impossibile non rilevare la contraddizione che intercorre tra quanto affermato nel nostro Cantone pochi mesi fa, quando il DECS sosteneva che la professione del docente sarebbe ancora attrattiva e che i candidati all’insegnamento sarebbero superiori ai posti disponibili (cui faceva seguito il rifiuto ad intavolare trattative circa questioni salariali e condizioni lavorative più in generale) e quanto dichiara invece oggi ufficialmente la CDPE, spinta dalla necessità a ricorrere a dei correttivi della propria politica.
Scuola. Occorre una svolta. Docenti ticinesi rialziamo la testa.
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Docenti ticinesi
- Pensate di valere meno dei docenti di Neuchâtel o di Zurigo?




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