Disoccupazione: il Parlamento abbia il coraggio di cambiare rotta
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L’avevo definita una revisione scellerata. La nuova legge sull’assicurazione disoccupazione,
entrata in vigore nell’aprile 2011, ha infatti caricato sulle spalle dei disoccupati un fardello ingiustificatamente oneroso. Attraverso una consistente decurtazione delle prestazioni, li ha chiamati a contribuire in maniera sproporzionata al risanamento di un’assicurazione, il cui squilibrio era prevalentemente addebitabile alla riduzione eccessiva dei contributi sui salari (dal 3 al 2 per cento), introdotta in occasione della precedente revisione della legge.
Per assorbire gli oltre 7 miliardi di debito nel frattempo cumulatisi sarebbe perciò stato più equo correggere ancor più verso l’alto le aliquote di contribuzione (più cioè dello 0,2 per cento deciso dal parlamento) piuttosto che tagliare pesantemente le prestazioni ai disoccupati.
Una chiara conferma
Alla lettura dei conti 2011 il nostro addebito si rivela pienamente fondato. Il risultato è nettamente più favorevole del previsto: i conti chiudono con maggiori entrate pari a 1,6 miliardi. Questo risultato, se messo in relazione con la perdita di 1,7 miliardi registrata nel 2010, sfocia del resto in un impatto complessivo della revisione di oltre 3 miliardi. Questi dati indicano con evidenza che il parlamento è andato ben al di là di ritocchi ragionevoli delle prestazioni. Il pedaggio chiesto ai disoccupati si conferma perciò visibilmente esagerato. I conti 2011 dimostrano che la via del risanamento, che rimane incontestato nella sua necessità, era percorribile anche senza infierire tanto intensamente sulle prestazioni.
Riaprire il dibattito
Alla luce dei risultati conseguiti, un parlamento che interpreti il suo ruolo con correttezza e serietà si chinerebbe sulle opportune correzioni di rotta. Ripensando alle argomentazioni e posizioni espresse in occasione della revisione della legge, c’è da dubitare che ne abbia la volontà e il coraggio. Non stupirebbe anzi che si levi qualche voce a chiedere che venga tolto, poiché dotato di un carattere transitorio, il contributo di solidarietà a carico dei redditi più elevati. Staremo a vedere, pronti a stupirci nel caso in cui si tratti di perplessità eccessiva ma anche, qualora il parlamento rimanga immobile, intenzionati come OCST a batterci per invertire la scellerata direzione di marcia imboccata con la revisione dello scorso anno.
M. Robbiani




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