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2017

Il Lavoro n. 1 del 26 gennaio 2017 Il Lavoro n. 2 del 9 febbraio 2017
Il Lavoro n. 3 del 23 febbraio 2017 Il Lavoro n. 4 del 16 marzo 2017
Il Lavoro n. 5 del 30 marzo 2017 Il Lavoro n. 6 del 13 aprile 2017
Il Lavoro n. 7 del 4 maggio 2017 Il Lavoro n. 8 del 18 maggio 2017
Il Lavoro n. 9 del 1. giugno 2017 Il Lavoro n. 10 del 22 giugno 2017
Il Lavoro n. 11 del 13 luglio 2017 Il Lavoro n. 12 del 7 settembre 2017
Il Lavoro n. 13 del 21 settembre 2017

Prima pagina

Che il consistente apprezzamento del franco sottoponga l’industria ad una robusta pressione, non ci piove.

Che per farvi fronte l’AITI sfoderi prevalentemente l’arma delle riduzioni salariali o della prestazione di ore non retribuite è però una tangibile dimostrazione di scarsità di idee e di ristrettezza di orizzonti.

In una recente presa di posizione e conferenza stampa, gli industriali hanno lanciato un appello, che è in sostanza un ultimatum, dal titolo significativo: «Il tempo delle attese è scaduto». Si sollecita il sindacato, accusato di tergiversare, a fare urgenti concessioni, senza le quali diventerebbero difficilmente evitabili misure di licenziamento, delocalizzazioni parziali o chiusura di attività produttive.

 Un’impostazione riduttiva

Se è parzialmente comprensibile che singole aziende abbiano la mente interamente risucchiata dal tema del cambio, dall’AITI ci si sarebbe attesi una capacità di analisi ed una visione ben più ampia.

Suscita stupore che ci si concentri sulle riduzioni salariali, come se si tratti di un toccasana miracoloso, senza accennare allo sforzo prioritario che deve essere condotto sugli altri fattori di costo -del quale il personale costituisce una frazione minoritaria-. In questo ambito andrebbe d’altronde tenuto presente che nel nostro Cantone i livelli salariali sono già «europeizzati». Ci si colloca infatti di un 20 per cento (in taluni casi anche oltre) al di sotto delle medie nazionali.

Colpisce anche che, pur essendo stata adottata in concomitanza con il Messaggio del Consiglio di Stato in favore delle imprese, la presa di posizione dell’AITI non accenni, alzando un poco lo sguardo sopra le misure salariali, alla necessità che le imprese si mobilitino per cogliere le opportunità offerte dal Cantone e per mettersi in rete attorno ad obiettivi ed azioni di consolidamento strutturale del tessuto industriale. L’appello lanciato al sindacato avrebbe perlomeno trovato una collocazione meno sconsolatamente riduttiva.

 

manifestazioneAlla conferenza professionale del settore edile tenutasi a Olten il 19 novembre 2011, i delegati SYNA-OCST hanno fatto un bilancio sullo svolgimento delle trattative nel settore principale dell’edilizia.

Maggiore sicurezza

L’attuale pressione sui lavoratori e lo stress sui cantieri rendono assolutamente necessarie le rivendicazioni sindacali ed un aumento salariale equilibrato non può essere messo in discussione. Il settore edile sta infatti ancora attraversando un periodo molto positivo per le commesse.

Per questi motivi non è accettabile che si rimanga senza un contratto collettivo. È importante che le trattative proseguano e che i partner contrattuali, con rispetto reciproco e determinazione, giungano al rinnovo del Contratto Nazionale Mantello (CNM).

I delegati della base hanno quindi dato mandato ai propri rappresentanti al tavolo delle trattative di continuare e favorire il dialogo tra le parti.

Gli stessi delegati si sono inoltre espressi in favore di soluzioni di compromesso: ad esempio, nelle modalità già comunicate al padronato, in materia di salari minimi contrattuali per i giovani lavoratori (neo-diplomati).

SYNA e OCST restano per contro irremovibili sulla rivendicazione volta a determinare una più estesa protezione contro i licenziamenti. Con l’attuale pressione sui cantieri e i relativi effetti negativi sulla salute, ogni proposta padronale volta a banalizzare la protezione della salute dei lavoratori edili sarà categoricamente respinta.

 Riportiamo alcuni stralci della risposta che il Consiglio di Stato ha dato all’interrogazione dell’8 agosto di Gianni Guidicelli.

Le modifiche della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI), entrate in vigore dal 1. aprile 2011, sono state effettivamente importanti.

Quanti disoccupati hanno perso Il diritto alle indennità di disoccupazione, dal mese di aprile sino ad oggi, a seguito delle modifiche della LADI?

Tra il 31 marzo ed il 31 agosto 2011 sono state 1’619 le persone che hanno perso il diritto a seguito delle modifiche della Legge, pari al 18.8 per cento del totale degli aventi diritto al 31 marzo 2011.

Come sono ripartiti per classi d’età?

L’impatto delle modifiche legislative è stato diverso in funzione dell’età dei disoccupati: infatti, si nota che per i giovani tra i 15 ed i 24 anni, il tasso di esaurimento del diritto si eleva oltre il 40 per cento, mentre per gli ultra 60enni è stato del 6,5 per cento.

Ciò che caratterizza l’azione del sindacalista OCST è la difesa dei diritti del lavoratore così come sono espressi non solo nelle leggi, ma anche nei contratti di lavoro e negli accordi che il Sindacato ha saputo stilare.
Quindi per il sindacato OCST è importante saper realizzare dei buoni contratti di lavoro. La necessità di contrattare è tanto più importante in Svizzera, dove non vi è una legislazione che imponga dei contratti obbligatori e, laddove esistono, essi sono comunque frutto di trattative e richiedono il coinvolgimento della maggioranza di soggetti implicati in tali accordi.
Nella composita attività sindacale quindi ha una rilevanza non secondaria la contrattazione che pone le regole che devono valere per chi opera in un’azienda, in un settore o in una professione.
In questo periodo le tensioni sul cambio franco euro hanno fatto diventare di dominio pubblico i contrasti tra sindacati e datori di lavoro sul pagamento del salario e sull’aumento (non retribuito) dell’orario di lavoro e la pressione a ridiscutere regole contenute nei contratti di lavoro!

«Né il capitale può stare senza il lavoro, né il lavoro senza il capitale». (Rerum novarum, 15)
 
Senza dubbio, l’attuale crisi ci ripor­ta al problema cruciale della società moderna: il rapporto tra lavoro e ca­pitale.
La prima enciclica sociale Rerum novarum sottolinea che solo se questi due elementi sono in equilibrio, si realizza la «giustizia so­ciale». Nella storia della Svizzera, la Pace del lavoro è un esempio concreto.
L’equilibrio sociale tra lavoro e capitale, non è niente di prestabilito ed eterno, ma il risultato di un sistema che deve essere continuamente verificato, a seconda delle sfide economico-sociali del momento.