Edilizia e affini

Importante il rispetto dei CCL

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Il settore dell’edilizia principale e dell’artigianato edile, secondo i rilevamenti congiunturali, continua a godere di buona salute anche nel cantone Ticino. Gli indicatori economici non sempre trovano aderenza con la realtà di cantiere. Le distorsioni del mercato, in un modello di «fare impresa» che non ci apparteneva solo fino a pochi anni fa, esaltano una percezione collettiva degli addetti ai lavori completamente diversa.

Il primo segnale di un metodo di fare impresa che impoverisce il settore è rappresentato dall’impiego di manodopera occupata in agenzie interinali di collocamento: un metodo di reclutamento di personale molto utilizzato da medie e grandi imprese di costruzione. In prospettiva, sono messi in discussione i rapporti di lavoro fissi, le competenze professionali, la formazione e le nozioni di sicurezza sul cantiere.

In parallelo, la presenza di padroncini e lavoratori distaccati dalla vicina Penisola è diventata particolarmente pesante: non tanto per la presenza di lavoratori che arrivano in Svizzera per lavorare onestamente, ma per la modestissima «forza contrattuale» che questi possono fare pesare se ingaggiati da imprese e committenti locali con dubbia etica professionale. È indubbio infatti che, dietro a camuffate e «raffinate» operazioni dalla sola apparenza legale, si nasconda il peggio di fare impresa. Da alcuni anni, in particolare nell’artigianato dell’edilizia (gesso, pittura, piastrelle e falegnami), «vanno di moda» i contratti di lavoro con una percentuale a tempo parziale fittizia: assunti e pagati al 50% del minimo salariale ma allo stesso tempo impiegati a tempo pieno.

Solo attraverso il rafforzamento dei contratti collettivi di lavoro, l’aumento di controllori qualificati operativi sui posti di lavoro e normative che - per casi gravi - danno una base legale forte per interrompere i lavori dei cantieri in attesa di chiarimenti (a mo’ di misura cautelare), si potrà combattere la concorrenza sleale tra imprese ad evidente basso valore speculativo ed imprese serie che, dell’etica professionale e della qualità dei lavori, non intendono rinunciare.

Il recente rapporto interdipartimentale presentato dal Consiglio di Stato Ticinese raccoglie una sessantina di misure per gestire al meglio il fenomeno dei lavoratori distaccati e dei padroncini. Un rapporto che funge da spartiacque nel distinguere le competenze (cantonali, amministrative, nazionali, internazionali) evidenziandone i limiti: un timido primo passo verso una soluzione ottimale che nessuno è ancora in grado di intravvedere. È indubbio però che, soluzioni semplici per uscire dal marasma degli abusi sui cantieri edili non esistono oppure perdono in efficacia se non danno risposte riscontrabili contro gli abusi nei confronti della manodopera.

Paolo Locatelli – Responsabile settore Edilizia e affini

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