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La Caritas in veritate prende sul serio le difficoltà reali che i sindacati affrontano in una società segnata dal liberalismo galoppante che individualizza e de-solidarizza sempre di più i rapporti di lavoro tramite le nuove esigenze di mobilità e di deregolamentazione che hanno prodotto per il lavoratore un’«incertezza endemica» (CV 25).

Inoltre, la globalizzazione con le sue nuove dinamiche di delocalizzazione, competizione radicalizzata tra gli Stati e deregolamentazione nel mondo del lavoro recano serie difficoltà ai sindacati. In questa chiave, la crisi attuale ci rende consapevoli che la globalizzazione, tematizzata per la prima volta dalla Populorum progressio, ormai ha prodotto una nuova «questione sociale».

Collaborazione e giustizia sociale

Contro il «falso rimedio» della continua lotta «di classe», propagata dal socialismo, i sindacati di ispirazione cristiana si basano sulle dimensioni di collaborazione e di giustizia sociale (Del-Pietro). Nella Svizzera tale modello ha potuto stabilire, negli ultimi 70 anni, un sistema di larga intesa sociale, riconoscendo nella «pace del lavoro» uno strumento importante della «pace sociale».

La «pace del lavoro» può essere considerata, in tale chiave, un esempio per il messaggio della Caritas in veritate. Non è il mero contratto, quello tra i datori di lavoro ed i salariati, a «produrre» il consenso sociale e ad evitare i fenomeni di tensione e di lotta tra i gruppi, ma solo una larga intesa sociale che dà al contratto il suo fondamento. La fiducia e la solidarietà costituiscono in tali rapporti quella dimensione etica che sta alla base del successo dell’economia svizzera nella seconda metà del secolo scorso.

«Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene comune» (CV 71).

Notiamo, però, nei nostri giorni una polarizzazione tra datori di lavoro e salariati, quando i primi cercano di aumentare il profitto troncando i contratti collettivi, mentre i secondi ricorrono maggiormente al mezzo della lotta: entrambi i fenomeni che de-solidarizzano il mondo del lavoro, isolando gli interessati gli uni dagli altri e basandosi unicamente sulla logica del contratto.

In questa situazione l’Enciclica incoraggia i sindacati di accettare la sfida positivamente nel cercare di forgiare il loro profilo e quindi la loro funzione indispensabile per la «pace sociale» tramite l’allargamento dei suoi orizzonti «classici»: verso l’aspetto del consumatore, verso i non-sindacati, verso la dimensione internazionale (CV 64).